Le Marocchinate

Il quadro storico al di là del tempo

Un fatto realmente accaduto ha segnato un breve tratto della storia italiana verso il termine della seconda guerra mondiale. Il punto di vista maschile è scaturito dalla penna realistica, sensibile e poetica del cantautore Simone Cristicchi. Un altro appuntamento, dunque, al Teatro Marconi Festival di questa estate romana, che la sera del 14 luglio ha emozionato il pubblico

Sul palco esterno viviamo la storia di Angelino. Cittadino di un piccolo paesino della Ciociaria, è un pastore e ci mette immediatamente in contatto con odori, sapori, profumi, vita agricola, rifugiati, idioma del luogo, attraverso i quali ci rimanda immagini e stati d’animo puri: nostalgia, sofferenza, sentirsi schiavi in casa propria, amore e dolore.

Un monologo denso di ritmo che grazie ad Ariele Vincenti genera un riscatto, almeno nell’animo umano. E già, perché “Le Marocchinate”, oltre a raccontare i soprusi per mano delle truppe Marocchine, appunto, aggregate agli alleati, non è mai stato riconosciuto come accadimento storico, e dunque mai risarcito.

(Successivamente lo sfondamento della linea Gustav, si presume che le truppe ottennero un “diritto di preda”: 50 ore in cui sparsero violenze verso i paesani, stupri sulle donne e razzie).

L’attore non perde colpi. La cadenza della sua interpretazione è catalizzante: ci restituisce uno spettacolo suggestivo ed evocativo al contempo. Il violino di Marcello Corvino accompagna sia le forti gestulità del compagno di palco – ove due balle di fieno compongono la scenografia -, sia la recitazione, marcando quindi i momenti più amari, perché i ricordi brutti sono indelebili.

Ariele Vincenti, inoltre, riesce a infondere ai dialoghi immaginari un’impronta espressiva ben delineata, modulando di volta in volta la gamma vocale, calda e intensa. Gli ambienti descritti sono quelli casalinghi, scolastici, dove si respira, si vive anche all’aperto e si gioca con semplicità. Il sentimento, poi, assume il tono malinconico e di protezione verso Silvina, prima fidanzata e poi moglie. Voce narrante femminile, fuori campo.

Dallo sfondo ironico, il testo è ben diretto da Nicola Pistoia. Non si vive mai la pesantezza dell’atmosfera, sebbene il “crudo” contesto. Anzi, il soliloquio è un prestesto per acquisire nuove nozioni. Ci si rivolge a un professore all’interno di un’aula scolastica: Angelino racconta al Maestro Enzo Biagi, la sua storia, dei suoi luoghi e dei suoi concittadini. Agli esordi della TV, collocata nei bar di paese, strumento con il quale si migliora l’italiano, nonostante si sia frequentata solo la terza media.

La serata si conclude con l’intervento dell’ensemble musicale e le armonie della taranta: la tradizione, alla quale ancora oggi si dà valore.

Annalisa Civitelli

Foto: Civitas Creativa

 

 

Teatro Marconi Festial Estate 2017

14 luglio

Le Marocchinate

di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti

regia Nicola Pistoia

con Ariele Vincenti 

musiche dal vivo di Marcello Corvino

 

 

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