Palloncini – Poteva essere scemo

Attualità tra perbenismi, paure e ipocrisie

Due donne, un compleanno e un problematico dilemma sono tra gli ingredienti di un tragicomico viaggio alla scoperta dell’identità di genere, manifesto dei tempi che cambiano a dispetto del pregiudizio e del conformismo di massa.

Quando nel 1952 Giorgio Consolini cantava il suo celebre ritornello Son tutte belle le mamme del mondo, probabilmente non avrebbe mai immaginato che, nel 2016, quella melodia sarebbe risuonata in uno scenario sociale, italiano e internazionale. Stravolto, però, da una nuova idea di maternità, basata su cardini per così dire anticonvenzionali, che capovolgono il concetto stesso di genitorialità, tra padri e madri single, unioni civili e figli concepiti artificialmente. Eppure, nonostante tutto, la società contemporanea sta adeguando faticosamente il proprio pensiero nell’accettare – forse? – una nuova definizione di famiglia di certo lontana da quello che è sempre stato, e che per molti dovrebbe ancora essere.

Gabriele Scotti, regista e sceneggiatore con numerosi riconoscimenti alle spalle tra cui quello per il Miglior Film Indipendente Tra cinque minuti in scena, e la compagnia Rosso Theatre ci accompagnano in questa riflessione nella pièce teatrale Palloncini­ – Poteva essere scemo, andata in scena il 12 marzo nell’ambito della quarta edizione della rassegna Tre passi di donna – Rassegna di Teatro al femminile svoltasi dal 3 al 13 marzo 2016 al Teatro Furio Camillo.

Questa la trama. Germana, Gianna Coletti, è la mamma single del piccolo Carlo. Alle prese con l’organizzazione della festa del compleanno del bambino, è una donna che, come tutte, si barcamena tra il lavoro, la scuola e le beghe quotidiane. Nutre una viscerale antipatia per le mamme dei compagni di classe del figlio ed i loro insormontabili problemi, e cura le sue gastriti nervose con litri di Maalox e farmaci di ogni sorta.

_DSC2069

Mirella, Laura Pozone, è invece la mamma di Marco, compagno di classe di Carlo. Incarnazione del lato fashion che ogni donna vorrebbe avere il coraggio di mostrare agli altri, aiuta Germana nella preparazione della festa, facendole da amica e confidente anche grazie alla sua grande empatia sviluppata attraverso ore e ore di duro allenamento televisivo, fatto di reality e affini.

Tutto sembra pronto per dare inizio al compleanno, quando un dubbio assale Germana: di che colore prendere i palloncini? Già, perché Carlo li vuole di un colore un po’ particolare, e la mamma deve trovare una soluzione alternativa per non assecondare questa richiesta così anomala.

_DSC2092

Da questo momento, anche grazie ad un serrato confronto verbale con Mirella, Germana scava inesorabilmente nel mare magnum dei suoi pensieri: cerca soluzioni razionali, e non trovandole chiede alla rete. Le paure aumentano, le risposte non arrivano, la confusione è al massimo, la disperazione dietro l’angolo. Più cerca spiegazioni e meno ne trova. Sempre ammesso che per questo tipo di problemi se ne debbano necessariamente ottenere.

Dal punto di vista drammaturgico, il testo di Gabriele Scotti e della stessa Coletti è esplosivo e coinvolgente, con battute al fulmicotone per le quali spesso si ride fino alle lacrime; i tempi dell’azione scenica sono calcolati fin nei minimi dettagli e perfettamente gestiti dalle due attrici, presenti sulla scena quasi sempre in contemporanea.

Costumi e luci riflettono perfettamente gli stati d’animo e la personalità delle protagoniste, attraverso un utilizzo sapiente dei dettagli e dei colori, specchio dell’anima e dimostrazione visibile dell’interiorità che si manifesta all’altro. Interessante anche la scenografia in continuo divenire, dapprima luogo neutro e quasi spoglio, poi trasformata in ambiente domestico vivace e colorato grazie all’allestimento in vista dell’imminente compleanno.

_DSC2107

Un plauso particolare meritano infine le musiche: nessuno immaginerebbe mai che esistano così tante versioni della celeberrima Happy Birthday e che, soprattutto, possano essere utilizzate in maniera così funzionale nel sancire le transizioni tra una scena e l’altra, sottolineando o preannunciando lo sviluppo degli eventi lungo tutta l’opera.

La sensazione che si prova al termine dello spettacolo è di aver preso parte ad una profonda riflessione su un tema fortemente attuale, trattato tuttavia con ironia e soprattutto senza alcuna connotazione politica. C’è la maggiore consapevolezza su come degli argomenti delicati come questi si possono affrontare con uno sguardo diverso, onesto e sincero, senza per questo sembrare ipocriti o forzatamente open minded.

_DSC2094

E’ l’eterno viaggio antropologico alla ricerca di una spiegazione razionale al concetto della diversità, intesa come pericolo e non come alterità – da – sé. Un viaggio che forse, un domani, vorrà dire avvicinarsi all’altro per percorrere insieme gli stessi sentieri della vita.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

creative commons

Quest’ opera di

https://brainstormingculturale.wordpress.com/
è concesso in licenza sotto la
Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported

Based on a work at brainstormingculturale.wordpress.com

Annunci