Questo non è un paese per vecchie

Il tempo immutabile della donna

Percorso teatrale coinvolgente, arricchito dall’interpretazione intensa e piena di sfaccetature. Analisi ironica e distaccata del mondo contemporaneo, in cui il bisogno di essere immutabile e perfetta, per la donna, trascende i confini dell’auto compiacimento, diventando plasmabile massa di argilla.

 Questo non è un un paese per vecchie, in scena al Teatro Furio Camillo il 10 marzo, all’interno della Rassegna Tre passi di donna, è un percorso teatrale, a volte leggero, più spesso drammatico, nell’universo femminile,  ossessionato da una società che impone come pilastro fondamentale, il demone della giovinezza eterna, da ricercare a tutti i costi.

E il mondo, chiuso nei suoi ritmi,  non ha pietà per l’invecchiamento, segno comprovato dello scorrere del tempo e dell’ avvicinarsi lento, ma progressivo, dell’inevitabile.

Il monologo, interpretato da un eclettica Anastasia Astolfi, è la premessa, divertente e dissacrante al tempo stesso, per l’approfondimento della psicologia del mondo interiore di donne relegate diverse per classe sociale, età, aspetto.

L’interpretazione della Astolfi è un intenso crescendo che ha inizio con l’analisi ironica e distaccata del mondo contemporaneo, alla ricerca di una plastica perfezione, in contrasto evidente con il deterioramento fisico, evoluzione naturale e fisiologico dell’essere umano.

Nei primi venti minuti dello spettacolo il pubblico viene coinvolto dal realismo del testo, pungente e mai banale, dall’ironia della protagonista e della spontaneità interpretativa. Tuttavia, il culmine del monologo viene raggiunto successivamente: la Astolfi infatti, con maestria ed eleganza, si cala nei panni di una donna non più giovanissima, ossessionata dalla perfezione estetica e dai continui ritocchini che  il marito chirurgo le impone, e nell’epilogo, veste i panni di una donna anziana, relegata in una casa di cura.

Nell’interpretazione della donna ossessionata dai ritocchi estetici, la mimica facciale e la gestualità ricordano quelle di una bambola, una marionetta le cui mosse sono guidate dall’esterno.

quando non avrò più bisogno di ritocchi mi lascerà?

Il bisogno di essere immutabile e perfetta trascende i confini dell’auto compiacimento e la donna diventa una massa di argilla che altri, il marito e la società, per esempio, possono plasmare, ritoccare, rimodellare.

Si percepisce, dalle espressioni dell’attrice, la tristezza di una donna non più in contatto con se stessa e il dolore di chi ha perso il polso delle proprie scelte relegandole ad altri. La donna, ormai diventata una bambola ritoccata, tuttavia è solo uno dei vari aspetti del disagio femminile: quando, con lo scorrere del tempo, la società smette di imporre alle donne le regole per piacere e per stare al mondo, le relega in un angolo spersonalizzante e asettico, soprattutto se si tratta di donne anziane.

La Astolfi con estrema versatilità, da bambola ritoccata, si cala nel ruolo di una donna anziana, il cui mondo è ormai fatto di ricordi, di emozioni passate,  di nostalgie perdute, che tornano talvolta a far capolino nei suoi pensieri.

Abbandonata in una casa di cura, la signora aspetta con impazienza la visita frettolosa della figlia, totalmente persa nei ritmi frenetici della sua vita.

Colpisce la consapevolezza e il senso di inutilità che la donna avverte interiormente: “a chi piacerebbe passare del tempo con una vecchia?

Non c’è pietismo, né banalità nell’interpretazione dell’attrice, ma un realismo che mostra il contatto palpabile con i pensieri e il mondo interiore della donna, destinata a sostare in uno spazio asettico, in cui l’unica via di fuga e di salvezza,  sono i ricordi di una vita.

Le immagini del suo passato, rappresentano infatti, un viatico per conservare una parvenza di dignità che la fa sentire ancora viva e lucida.

Il dolore e la consapevolezza della signora anziana, rappresentano il punto di arrivo di un viaggio nel mondo della discriminazione femminile, che ha inizio ponendo il problema sotto una lente di ingrandimento  enorme, e poi, progressivamente, analizza, sviscera, approfondisce, le singole realtà femminili.

Un percorso teatrale coinvolgente, arricchito da un’interpretazione intensa e piena di sfaccetature.

Sarah Mataloni

 

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