Bukowski, a night with Hank

Bisogna essere innamorati per scrivere poesie

Non mi ero mai soffermata a guardare il mondo letterario e poetico come ora.
Attenzione e dedizione rimandano all’accurata piacevolezza di seduzione da parte della cultura nei miei confronti. Così, se non avessi partecipato alla Notte della Poesia, tenutasi a Nettuno a settembre 2012, curata dalla Casa Editrice Belamì, non avrei conosciuto i testi di Charles Bukowski. Nato in Germania nel 1920 ha scritto racconti, romanzi e molte poesie. La scoperta di questo personaggio della letteratura, ancora attuale, incuriosisce a leggerne poesie e testi in modo quasi assiduo e mi accorgo che l’autore vaga tra cinismo e realtà, non lontane dal mondo che viviamo.

Il Teatro Millelire di Roma, che abbraccia diverse Arti, musica e presentazioni di libri, offre un calendario ricco e sostanzioso di spettacoli particolari e ricercati. In questi giorni, dal 14 al 19 Gennaio, ripropone in replica proprio uno spezzone sulla vita di Hank, soprannome di Charles Bukowski. Bukowski, a night with Hank è uno spettacolo di Francesco Nikzad. Roberto Galano in veste di attore riesce in modo suggestivo anche a gestire il suo ruolo da regista. L’idea che nasce nel 2011 ha dietro un lavoro meticoloso di studio e di ricerca. Lo spettacolo ha debuttato a livello nazionale a Foggia nell’aprile del 2012 ed ha vinto il premio Miglior testo al Festival Voci dell’Anima 2013.

Assai travolgente e riflessivo. Musiche adatte al contesto si mescolano tra jazz e blues. La scenografia è semplice. La carta da pacco è ovunque, avvolge pareti, il pavimento e gli accessori del contesto. Immergersi nella piacevolezza di alcune particolari idee e giochi di luce, le quali si accendono e si spengono adattandosi ai movimenti scenici, è come sentirsi avvolti in una calda atmosfera.

Di spunto assai dinamico, per la mente, il monologo verte tra intercalari di gergo grezzo, alla descrizione di puttane, di ciò che queste ultime sono agli occhi del maschio. L’idea della donna nella società contemporanea, della loro possibilità di essere viste come facili prede nel concedersi al meraviglioso mondo del sesso. Quest’ultimo visto come fosse la chiave per tenersene una, di donna, però a 90 gradi, perché se poi la metti in piedi impara a camminare e se ne va.
Un malessere interno che serpeggia. Hank pensa che l’uomo abbia tre problemi, il cervello, l’amore e le donne. Combatte contro l’alcool. Continuare a bere o rinunciare?
Un mondo di perversione che Bukowski descrive attraverso la corrente letteraria del Realismo sporco. Descrizioni stringate, accennate con sobrietà e precisione. Personaggi superficiali adoperano un linguaggio rozzo e volgare.

La voce roca, bassa di Galano coadiuva il monologo dell’anima dannata, in lotta continua con se stesso. Poesia. La sua Poesia più famosa in Europa che in America. Brama la Musa ispiratrice. Rabbia infantile sputata contro il ricordo del padre, sotto un tavolo urlata ed una mano che sbatte per terra con forza. Frasi ripetute, probabilmente per ritornare alla realtà che Hank cercava, senza risultare perso ne trasandato. L’interazione con il pubblico si rende interessante, Galano stesso ne ha necessità. L’uomo che vorrebbe amare, scava, cerca la parola, il dialogo contro la TV che spegne il cervello. Gioco di luce rossa, il vino dentro la vasca versato. Hank lo abbandona. O almeno cerca. Versi in aria, si declama una Poesia sul finale.

Vorrei tanto spegnermi, lo farei se potessi, Voglio dormire forte. E sul colore blue de Un uccello azzurro si dissolve quell’ora in cui Hank riesce a far breccia sul suo pubblico senza turbarne gli animi, tenendoli stretti fino alla fine. Un filo di fiato teso assai piacevole.

Annalisa Civitelli

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