E’ morta zia Agata?

Che ne facciamo di Zia Agata?

Spettacolo teatrale scritto e diretto da Lorenzo De Feo. Proposto dal Teatro Millelire di Roma fino al 31 Gennaio 2013. Esilarante commedia tra cinismo ed attese, dove nulla è lasciato al caso. Tutto fluisce in modo omogeneo, diventa incastro perfetto ed il classico colpo di scena finale lascia lo stupore negli occhi degli astanti.

Il Teatro Millelire di Roma ha deciso di salutare il 2013 con lo spettacolo in corso
E’ morta zia Agata. In scena fino al 31 dicembre la commedia dal sapore ironico-noir è ritmica e movimentata. Ogni incastro ben strutturato, scritta e diretta da Lorenzo De Feo che è riuscito a far danzare la sua immaginazione, a darle ampio respiro, a renderla surreale e al tempo stesso tangibile.

I paradossali personaggi vivono dentro un cinismo comico e materiale, spaziano tra balli e canto. Ottimi i toni di voce, modulati da dizione corretta e cadenzata.
Antonio Lupi, Dazio recita accanto a Mariano Riccio, Teodoro, affiancati dalla cugina, interpretata da Jessica Zanella, Cunegonda. Infine Gabriele Mangion e Mario Piana i quali si dimenano tra mimiche, canti e balli.

Gabriele Mangion e Mario Piana, sistemano la scena, semplice ed essenziale. Pannelli di legno dipinti da Claudia Lodolo sui disegni di Lorenzo De Feo. Una finestra, una scaffalatura, un attaccapanni, un tavolino piatto, un pendolo. Tutto finto e piatto, anche gli accessori in gommapiuma, realizzati dallo stesso De Feo, donano l’idea del bidimensionale, del fumetto. Una scrivania, una macchina da scrivere, poltroncine e fiori che compaiono e scompaiono.

I due mimi vestono l’unica donna in scena, cantano la segreteria telefonica di una pizzeria e recitano lettere interpretandole con voci differenti.
Voci calde, le loro, riempiono il teatro mediante profondità e differenti tonalità accompagnate dalle loro scenografie di gesti gentili e ben studiati.

Il musical fluisce, nulla è lasciato al caso. Sulle musiche di Francesco Crispo ci si perde nel contesto tra risate ed intrecci della storia. I protagonisti studiano simpatici escamotage per uccidere la zia Agata per ereditarne l’ingente somma di denaro.
Di lavoro se ne osserva tanto, tanta fatica ripagata, poi, nei complimenti finali.
Si nota un’oculata ricerca sui vari metodi per uccidere le persone senza poi lasciarne traccia, nozioni ben inserite nel testo. Il finale è un vero colpo di scena.
Si potrebbe dire che…ci si aspetterebbe che zia Agata muoia, ma…

Disquisendo con Lorenzo De Feo si apprende che molto tempo fa fece leggere il copione a Renato Campese che ne rimase colpito dicendo che funzionava. La immaginava già in scena. E la conversazione con Sonia de Meo porta, infine, all’impostazione dei personaggi, i quali, secondo l’attrice risultano essere “fuori dagli schemi, surreali, appunto, non macchiette…”.

Le canzoni funzionano ed il testo La sola alternativa, scritta da Antonio Lupi, parla di sogni. E’ poetica e se la si potesse imparare a memoria sarebbe un bel motivo da cantare.

Si esce dalla sala deliziati. Si rimane senza parole. Per trovarne e metterle in ordine, grazie alla concentrazione giusta, bisogna esternare tutto lo scalpitante fulgore interno, per la giusta necessità di descrivere uno spettacolo che merita nella sua interezza.

Annalisa Civitelli

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