Eva Braun, l’altra metà del fuoco

Avrei potuto essere…

Sul palcoscenico del Teatro Millelire di Roma l’11 di dicembre ha debuttato lo spettacolo Eva Braun, l’altra metà del fuoco. Fino a domenica 15 dicembre Antea Magaldi affiancata da Carlotta Oggioni, reciteranno le parti di Eva Braun e Antonia Pozzi.

Il testo di Alessandro Valenti è stato introdotto al pubblico da due giovani ed emergenti attrici, coadiuvate da musiche originali di Paolo Brusadin e voci fuori campo di Reka Horvath, Angelantonio Magaldi e Uwe Beckmann.

Antea Magaldi, alla sua prima regia, nei panni di Eva Braun si presenta un po’ fuori schema rispetto al personaggio rappresentato. Donna da un fascino misterioso, desiderosa delle scene che non riuscirà mai a cavalcare, si dimena tra fotografie e piccole regie di video amatoriali, diviene l’amante di Hitler. Per 13 anni si assoggetta ad un uomo il quale della storia umana ha fatto strage. Ne è sposa per un giorno e vedova per un’ora. Si muove, la protagonista, dentro una scenografia essenziale, che rispecchia i tempi del ‘900 con oggetti d’epoca originali. Tavolo tondo, due sedie viennesi, una lampada ed una radio da campo degli anni tra il ’40 ed il ’45.

Vestita di rosso, l’abito di Annalisa Bonato, l’attrice cerca di muoversi cercando di dare i giusti ritmi dentro un mantello che quasi la costringe al non essere libera e non consono all’immagine rigorosa e di spessore della figura di Eva Braun.

Carlotta Oggioni nei panni di Antonia Pozzi, poetessa milanese, subentra in scena in veste sobria e discreta. Voce della coscienza, dell’evidenza sui fatti storici, degli intrecci familiari, fa domande, dialoga e prende appunti. Accompagna Eva durante la sua ultima ora di vita dopo aver preso del cianuro. Cerca di farla ragionare. Cerca di farle comprendere il male sparso dal suo amante, tra stragi umane e del programma T4.

Cerca di dissuaderla della bontà di Hitler, di farla arrivare alla chiave di un perché ci si incastra con un uomo per giungere, poi, al suicidio per amore.

Il Giardino dei Suicidi, è denominato, così, il luogo ove non si guarda al presente, ma al futuro. Si trova ristoro e pace per non vagare senza meta, si rimane in contatto con i vivi. Tematica densa, quella del suicidio, trattata in modo velato. La si intercetta e ci si stupisce di quante donne, in epoche storiche difficili abbiano compiuto gesti estremi, sottaciuti per vergogna nei confronti della società.

Antonia Pozzi non riesce nel suo intento. Eva è ostinata, convinta che Hitler possedesse bontà, si lascia morire con l’idea di essere stata la prima donna del terzo Reich.

Dentro un ballo nostalgico ricorda le serate mondane. Urla angosciate e disperate dopo aver ucciso il suo amante segnano espressioni facciali. Toni di voci scanditi fanno si che Antea e Carlotta si scambino un buon gioco di battute ritmiche guidate da una buona scansione di quest’ultima.

Si accompagnano verso la fine, dopo aver dissertato sull’esistenza, ricordato persone, animali e disegni. Fotografie appese alla parete. Il simbolo nazista in evidenza, che avrebbe avuto necessità di essere spiegato e non esposto.

Si conclude, lo spettacolo, con quadri statici, idea originale, un accogliere gli applausi da parte degli astanti in modo particolare. Antea e Carlotta, le quali, sicuramente, cresceranno con il tempo, sapranno donare performance ben più strutturate e di spessore.

Annalisa Civitelli

 

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