Le guerriere di Ippolita

L’epica fa sognare, la verità non viene dall’esperienza

Il dinamismo concentrato dentro uno spazio piccolo si trasforma in canto, danza ed originalità, anche negli accessori usati. Il pubblico entra in una dimensione onirica domandandosi se tutto ciò che osserva è reale. Frasi, vicende, natura si accordano in modo perfetto all’interno della lontana mitologia greca.

Le guerriere di Ippolita

Sipario. Si attende all’aperto. Il cielo sereno ed una stella luminosa sono già scenario invitante.
Il Teatro Le Sedie, situato in zona Labaro, piccola periferia di Roma, ha dato luogo a due week end pieni di fervore, dal 17 al 18 maggio e dal 23, 24 al 25 maggio.
Spettacolo. Le guerriere di Ippolita, tratto dal testo di Andrea Pergolari, rivisitazione del mito di Ercole e delle sue 12 fatiche, tutta al femminile.
Elisa Angeli, Celeno, Emanuela Bolco, Aella, Carlotta Guido, Liliana, Priscilla Micol Marino, Ippolita, Mariaelena Masetti Zannini, Alcippe, la quale, oltre che recitare, ha curato una regia meticolosa e ricca di particolari, ed infine Gioia Montanari nei panni di Era.

Giovanni Bocci si è occupato delle musiche, suoni medioevali, di cui è difficile dimenticarne il motivo. Le scene, di Erika Cellini, fanno si che l’ambiente del bosco e della natura siano state accurata descrizione composta di foglie secche sparse sul pavimento e palme per ricreare alberi.

Colori. Simboli. Elementi fuori e dentro il teatro, il muretto esterno ed il pianoforte, utilizzati per creare un dinamismo, il quale, in uno spazio piccolo, sarebbe stato costretto.

Esterno. Elisa Angeli sale sul muretto. Una catena la trattiene. Carlotta Guido sibila. Inizio. Si recita. Le attrici, poi, invitano ad entrare in sala e l’interno è pieno di sedie differenti, un colpo d’occhio che crea stupore.

Costumi. Emblematici. Per ognuna una scelta oculata, il nero di Celene, per il tradimento, il blu sgargiante di Aella sottolinea una certa originalità anche dovuta al modo di parlare. Ippolita in un bianco di cui è immersa anche Era, con le sue bolle di sapone, e Liliana con Alcippe, la profetessa, avvolte di verde, nero e marrone confondendosi con i colori attinenti alla natura.

Cinguettio di uccelli su dialoghi e pause intensi, efferati, dove la bramosia, l’ironia, la passione si legano in un intreccio comune, l’amore. La passione si trasforma, è … desiderio di occhi, di quale colore?

La società. Quella delle donne, unite concentrate. Le amazzoni. Esserlo significa essere contro. Si dibatte sul come sono gli uomini. Utili, infingardi, prepotenti, servono solo per procreare.

Ippolita è innamorata di Eracle, vuole donargli la sua cintura, dono da parte di suo padre. Essa è potere, protezione. E’ una cintura divina.
Ippolita vuole sposare Eracle e vuole aprire la società agli uomini, ma, tradita, rimane uccisa.

Balli delicati, visione di battaglia e lanci di frecce, dove Carlotta Guido risalta per le sue abilità nel ballo. Spicca Mariaelena Masetti Zannini con movimenti da invasata, premonizioni che non si avverano, con una mimica facciale che esprime tutto.
Ognuna vive, all’interno della narrazione, il suo ruolo scelto su misura.
Dizione curata e monologhi ben impostati fanno si che questo ricco viaggio tra battaglie di sentimenti, voglia di amare ed essere amate penetrino nell’animo umano.

Un pupazzo sembra essere il sogno. Quel sogno che indica e fa riferimento ad una società odierna, sconclusionata, dove uomini e donne sono divisi, come allora, e con tanta confusione in testa non sanno come amalgamarsi più.

La vita è un gran mistero, un caos organizzato, quasi ci si muove a tentoni per ri-trovarsi.

Annalisa Civitelli

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