Quell’estate

Spettacolo andato in scena al Teatro Testaccio. Scritto e diretto da Stefano Mondini.
Una panoramica di un tempo passato che diventa nostalgico in una New York del 1972.

Una fresca ventata di goliardia

Una panoramica storica tra musica, avvenimenti e costumi è ciò che Quell’estate, spettacolo scritto e diretto da Stefano Mondini, ancora in corso, dona nel suo svolgersi.
Fino all’8 Dicembre al Teatro Testaccio sarà ancora proposto dal giovedì alla domenica.

Ricordi appassionati, dissertazioni su argomenti che possono sicuramente essere riscoperti oggi giorno. Riemergono valori come se si fossero volatilizzati, da riconquistare. Dialoghi e scoperte di se stessi emergono nei dialoghi ai quali i giovani attori danno forza: amore, amicizia e citazioni di saggi, filosofi.

Fabio Cavalieri, Tommy, Carlotta Guido, Annie, Francesca Caracci, Kim e Teo Bellia, padre Frank, prestati da Schegge di Sheakspeare, sono accompagnati da Barbara Villa, Rachel, l’avvocato, Edoardo Stoppacciaro, Adam e Lidia Perrone, Wendy. Fanno vivere la Terrazza nell’estate in una NY del 1972 e ciò che li accumuna nelle loro sere condivise.

La radio è un simbolo importante. Il palinsesto del programma L’estate con Marvin è la colonna sonora della performance teatrale. Oggi queste canzoni sono storia: Space Oddity di David Bowie, Smoke on the water dei Deep Purple, Rain and tears, Aphrodite’s child, due canzoni di Otis Redding, una delle quali Sittin’ on the dock of the bay e Simon & Garfunkel con Scarborough fair, la grande Aretha con A natural woman, i Led Zeppeling ed infine Imagine di John Lennon in chiusura, quasi come a regalare pace e speranza. La voce calda di Marvin, lo speaker radiofonico, è di Francesco Prando.

Cenni storici del tempo preso in considerazione. Le Olimpiadi a Monaco ed il relativo arresto degli atleti israeliani, presi in ostaggio e poi uccisi; la forte presenza femminile ai giochi olimpici per la prima volta nella storia; una rapina in banca.
L’adorazione per un atleta di nuoto ed immaginare, poi, ciò che si potrebbe fare con un’ipotetica vincita alla lotteria. Desideri e amori nascosti, quelli trovati, le paure che ne scaturiscono, affinché non viverlo, l’amore, anzi, scansarlo. Ed amare non risulta mai essere banale, ma sempre raggiungerlo superando ostacoli.

I costumi ottimi esempi della descrizione degli anni ’70, sono indossati dai ragazzi con vitalità e colore muovendosi in uno spazio fornito di casse di plastica e di legno, uno sgabello ed una sedia, elementi molto semplici che non hanno sottolineato la loro importanza nell’insieme. Momenti, flash e dimensioni di vita raccontati con ironia, movenze idonee alla cadenza dei toni delle voci. Timidezze espresse, citazioni che alla fine si rivelano personali, non di altri, con stupore. Come un sogno avveratosi.

Lo sguardo alle ragazze è dovuto per la loro recitazione, il loro schetch risultato di una dinamica divertente ove un’arringa in tribunale si rivela scherzosa ed efficace.

Una commedia spensierata e fresca, all’apparenza banale, ma basta scavare all’interno, trovarne il giusto dinamismo di quel sapore di gioco e di sogni riguardo il futuro, visioni fantastiche verso un 2000 che ancora non si conosce e che attualmente viviamo. Spensieratezza testimoniata per uno spunto che suggerisce evasione dalla realtà vista in modo così delicata che quasi ci si dimentica di prenderne parte.

Annalisa Civitelli

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