Schegge di Shakespeare

Shakespeare, il grande ammaliatore

Shakespeare è stato incanto e seduttore tramite Stefano Mondini al Teatro Testaccio di Roma, per quattro mercoledì dal 13 Novembre 2013.

Shakespeare, l’amore, la poesia e l’impeto. Precursore dei tempi, che …sapeva vestire le cose più anonime in maniera straordinaria….

Stefano Mondini ha incontrato il pubblico del Teatro Testaccio. Con ironia, sviscerando versi precedentemente scelti di alcune opere shakespeariane, Romeo e Giulietta, Enrico IV, Amleto, Sogno di una notte di mezza estate, La bisbetica domata, Enrico V, Giulio Cesare, Otello e Riccardo III, spiegandoli riga per riga a suo modo, divertendo il pubblico con risate e attirando la sua attenzione.

Al cospetto di Mondini, Martina, Sasha, Francesca, Carlotta, Fabio, e Allison Mondini che con la sua chitarra accompagna ogni recitazione ben modulata dei giovani ragazzi.

Il romano come dialetto coadiuva l’andatura ilare di un parlato e di un’interpretazione dei versi di Shakespeare rivisti in chiave attuale, tra modi di dire ed esempi in cui, secondo Mondini, l’autore avrebbe potuto scrivere tutto, anche Dexter.

Richiamo alla modernità ove si è immersi in serie TV, telefilm, situazioni di corteggiamenti astrusi, soprattutto fra i teenagers. Mondini cammina sul palco, si ferma, lascia immaginare scene dell’epoca in costume, ambientazioni esterne ed interne, solo con pochi elementi: sedie, armi finte, contenitori di plastica per il veleno.

Il protagonista assoluto è stato il linguaggio, il lavoro sulla parola.

Ciò che per lui significano i testi di Shakespeare, come li ha letti e come ha portato avanti il suo progetto, facendoli, poi, declamare da ragazzi giovani, volenterosi, con carattere, che hanno sudato tra prove ed intonazioni per riportarli ai presenti in modo passionale e coinvolgente.

Ognuno di loro, quando pronto, un cenno alla chitarra. Ed ecco che la musica echeggia in sala, rimembranza di sonorità antiche in sottofondo e in sintonia con le forti ed intense voci, quali non perdono ne ritmo ne memoria nel loro candore da far crescere e sviluppare.

Connubio perfetto per lanciare novità e prezioso. Ciò di cui il teatro ha necessità per ritrovare la sua dimensione particolare da respirare a pieni polmoni.

Ci si perde, si nuota tra poesia, impeto, passione, immagini e sogni, le tante sfumature dell’amore. L’immaginifico che fa parte di ognuno di noi, l’intuizione che Shakespeare dona a noi per comprendere i suoi personaggi, perché non li descrive mai.

Se ne esce deliziati con animo arricchito e pieno di speranza con la quale ci si incammina pensando che prospettive nuove ed armoniche siano fattibili nel campo dell’arte che silenziosamente riscopre il suo valore ed il suo splendore, con un plauso alla volontà e alla costanza di far camminare questo tipo di spettacoli.

Annalisa Civitelli

 

 

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