Sognando Londra, intervista a Luca Marengo

I tuoi percorsi di studio, oltre il liceo, ti hanno portato a frequentare una scuola di teatro, vari seminari di approfondimento per conoscere meglio tecniche, dinamiche e struttura della recitazione.
Che ti ha portato, poi, a ideare uno spettacolo scritto da te e seguito anche nella regia?

Ciò che mi ha portato a ideare uno spettacolo è stato semplicemente il bisogno di creare un qualcosa di mio, a partire dalla scrittura, fino alla regia. Era da tempo che volevo realizzarlo.

Che si prova a stare dall’altra parte della scena, dietro le quinte?

Intanto, la gioia di fare un lavoro che ti piace e poi la speranza che quel lavoro possa emozionare qualcuno.

Come hai vissuto la tua prima esperienza registica e che serve per imparare il mestiere dalle basi?

Imparare il mestiere dalle basi è fondamentale e io ho ancora tutto da imparare.
Questa prima esperienza l’ho vissuta soprattutto come un atto creativo, ho cercato di lasciarmi andare.

La scrittura in te da dove nasce, come prende vita?

Non saprei, so soltanto che mi è sempre piaciuto scrivere ma non mi ci sono mai veramente dedicato. Scrivere mi viene naturale, così ho iniziato a settembre 2013 a tenere un diario personale dove annotavo le cose di tutti i giorni e mi esercitavo a scrivere in corsivo che non facevo da almeno 15 anni.

Come hai percepito che, con Sognando Londra, la scrittura sarebbe scaturita di nuovo?
Perché la scelta di questo titolo e del dialetto romano?

Avevo voglia di scrivere un monologo che mi risuonava dentro e l’ho buttato giù, tutto qua.
Il titolo è legato alla fantasia del personaggio e al gioco sui luoghi comuni italiani nei riguardi di Londra, il dialetto romano mi piace e mi è venuto spontaneo associarlo alla protagonista, ma non è vincolante allo spettacolo, in seguito forse userò altri dialetti.

Quali sono stati i tuoi tempi di realizzazione?

A gennaio 2013 scrissi una bozza. A febbraio ho realizzato il video-promo finendo di scrivere il monologo a luglio. A metà maggio ho incontrato il presidente di A.D.M.O. Lecce e da lì è partita la collaborazione per proporre lo spettacolo in località all’aperto.

Avendo visto lo spettacolo, la prova aperta, la quale ho trovato molto piacevole, ritmica e dinamica, pensi ci sia qualcosa da aggiustare, da riscrivere, da rivedere per le due serate importanti ad Alassio e a Lecce?
Quali sono stati i feedbacks ed i consigli ricevuti?

Si, ho visto molte cose da aggiustare, è stata una prova molto utile per me e per capire come migliorare la messa in scena del monologo, tant’è che cambierò poco della scrittura. I feedbacks sono stati buoni, son piaciute sia l’idea sia la sceneggiatura e son molto contento. Ho capito che può funzionare. Il consiglio più utile che ho ricevuto, invece, è stato quello di affinare il ritmo iniziale.

Perché la scelta al femminile?

L’idea di lavorare su un monologo femminile mi venne 2 anni prima, quando vidi a teatro una mia amica che recitava un brano scritto da lei. Mi emozionò molto e iniziai a pensare di realizzare qualcosa che si avvicinasse a quella chiave. Era dicembre 2011.

Che motivazione ti ha spinto verso la scelta del contatto con i bambini?

Nella stagione 2011/12 ho lavorato nelle scuole materne di Roma. E’ stata una meravigliosa esperienza, soprattutto mi sono divertito tantissimo nei saggi scolastici di fine anno, così ho provato a mettere qualcosa di quell’esperienza nel mio spettacolo.

La tua decisione di sensibilizzare le persone alla donazione del midollo osseo, appunto, dalla collaborazione con A.D.M.O. Loano e A.D.M.O. Lecce, come è nata?

Sono venuto a conoscenza di A.D.M.O. Lecce tramite la mia amica Francesca Antoniozzi, sorella di Stefano Antoniozzi a cui A.D.M.O. Lecce è dedicata. Nel momento in cui mi raccontava la sua storia, a febbraio scorso, stavamo capendo che poteva nascere una collaborazione interessante. La cosa mi ha subito catturato e ci siamo mossi.

Quali difficoltà hai trovato, se ne hai trovate, nella comunicazione con le strutture pubbliche, amministrazioni comunali, con i Teatri che ti hanno offerto lo spazio per lo spettacolo?
Come ti sei proposto?

Spesso, nelle strutture pubbliche è possibile trovare un interesse quando capiscono che lo scopo della serata è sensibilizzare le persone ad un tema importante, come nel caso di A.D.M.O., con uno spettacolo leggero, per tutti.
Nel mio caso, però, è la sede A.D.M.O. di zona che organizza la serata, perciò per me è più semplice. Io mi rapporto direttamente con A.D.M.O. e loro con le proprie strutture pubbliche.
Le serate saranno in piazze all’aperto, su palchi estivi, mentre nella prova aperta a Roma ho trovato una bella disponibilità da parte del Teatro San Genesio di Roma.

Qual è il messaggio che tu vuoi dare al pubblico attraverso il tuo lavoro?

Credere in sé stessi e nell’essere uniti verso i comuni obiettivi.

Ti senti soddisfatto e quanto pensi si debba combattere per raggiungere i propri sogni e desideri?

Si, sono soddisfatto perché faccio ciò che mi piace e perché sono sulla strada per realizzare ciò che desidero. Credo che la cosa bella sia proprio che non ti puoi mai fermare, perché c’e’ sempre bisogno di migliorare la realtà intorno a noi.

Quindi possiamo dedurre che si possono realizzare i propri sogni?

Possiamo dedurre che chiunque può imparare a volare.

Luca, grazie del tuo tempo,
ti auguriamo molta fortuna per il tuo progetto teatrale Sognando Londra

Annalisa Civitelli

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