Battiti

Esperienza visiva di fascino e sublimazione

L’arte circense a teatro ha esordito i suoi battiti. Un intreccio di movimenti, legami, tra corpi, clave, trapezio, corde e volteggi in aria. Una nuova visione, sperimentale, che apre nuovi spazi per emozionare e coinvolgere e avvicinare alle emozioni. Una fuga dalla realtà per sognare.

Aver assistito alla prima della rassegna BATTITI al Teatro Furio Camillo di Roma è stato un vero viaggio verso l’onirico.
Mi sono domandata, alla fine, come si possano descrivere suggestioni, quando esse sono inesprimibili. Ma l’arduo compito è anche questo.

Dal 13 al 23 novembre si è avuta la possibilità di assistere a vari spettacoli, ognuno con la sua personalità, Effetto caffeina, Un’illusione, Les clowns meurent comme les elephants e Tangram.ll 20 e 21, invece, Ni avec toi – Ni sans toi e il 22 e 23 novembre Insieme da soli che ha chiuso la rassegna.

13 Novembre 2014. Effetto caffeina, suggestioni visive

Effetto caffeina, presentato dalla compagnia Circo Puntino, ensemble emozionante e dinamica, ha presentato variegati punti di vista sul gioco e le sue trasformazioni grazie a Elisa Zanlari e Andrea Castiglia. La gioia.

Ci si perde tra musica gitana, The sound of silence di Simon & Garfunkel e Wish you were here dei Pink Floyd, per finire nel mezzo di una base musicale rock coadiuvata dal suono, dal vivo, della scopitarra (scopa-chitarra-basso) dotata di testa di viola, creata dalla compagnia stessa.

Altri suoni, altri rumori, emblematici, originali e accattivanti sono stati protagonisti della scena. Le tazzine da caffè, i cucchiaini, la moka stessa. Aperti, chiusi, sbattuti sul tavolo, i quali, insieme ai suoni emessi dalle voci dei due artisti hanno creato dei giochi di equilibrio lasciando il pubblico estasiato.

Si vola nell’aria, si rotola con uno sgabello giallo, ci si incastra insieme, situazioni comiche creano risate, si gira con la ruota tedesca donando una dimensione irreale.

La storia è semplice. Una roulotte, due personaggi che rientrano nella loro dimora dopo una sera di bagordi, ubriachi. Lo stile anni ’70 li distingue nel vestiario. Lui assonnato e lei dinamica. Due musiche distinte li contraddistinguono. Il gas fa addormentare la giovane, e lo sketch ammalia.

E ancora. Emozioni, situazioni, suggestioni. La notte e i suoi rumori, le sveglie mattutine, il batter con le mani e con i piedi sugli oggetti e sul pavimento. Mi è venuto in mente il gruppo degli Stomp.

Sulla base di Sunday Morning dei Velvet Underground la storia del caffè. Si miscela alla Carmen in francese. La caffeina, i suoi benefici e non, narrata da una voce maschile fuori campo. Quasi l’aroma di caffè infonde la sala.

Il gioco è trasformazione. I lenzuoli bianchi diventano infanti, la roulotte si sveste in monociclo-giraffa a tre ruote per arrampicarsi in modo leggiadro come scimmie e la ruota tedesca è inebriante. Alcune mimiche, emblematiche, rientrano nella poetica dell’insieme.

Il pubblico né è uscito soddisfatto e rilassato, perché spettacoli deliziosi come questo coadiuvano lo sforzo mentale di saper cogliere significati senza proferire parola.

Nell’attesa dello spettacolo, nel foyer del Teatro, ho trovato molto interessante e di impatto visivo la mostra fotografica Creazioni, a cura del CSFadams, Centro Sperimentale di Fotografia, dal 13 al 30 novembre.

Foto in bianco e nero, scatti rappresentativi di momenti particolari, intimi e intensi eseguiti durante le prove delle performances presentate al pubblico. Attimi, frutto di tre lavori differenti che si uniscono nell’osservazione di Laura Bianchi per Ni Avec Toi, Ni Sans Toi, di Federica Di Benedetto per Insieme da Soli e di Luisa Briganti e Marco di Meo per Un’illusione. Le foto più intense le ho identificate proprio in questi ultimi tre nomi. Immagini in cui si ci può perdere e identificare.
Aspettando il 20 novembre e i giorni seguenti per Ni Avec Toi, Ni Sans Toi e Insieme da Soli, rimando l’esperienza sublimata legandola a quest’ultima.

20 Novembre 2014. Ni avec toi, Ni sans toi, gioco in scena

L’esperienza è proseguita all’interno dello spettacolo Ni avec toi, Ni sans toi, presentato dal Circo Bipoar.

Giocoleria, ironia, equilibrio e musica sono stati il fulcro della rappresentazione. Prima dell’apertura del sipario nero si è giocato con le clave facendole volteggiare in aria. Saliti su una scala, rimanendo stabili, si è stupito il pubblico. E sempre in aria, le clave, hanno trovato la loro voce.

Nonostante il tempo, in un’ora ho trovato tre momenti emblematici. Così soavi e leggeri hanno lasciato il resto in dissolvenza.
La situazione che gli artisti, Costanza Bernotti e Shay Wapniaz, hanno voluto descrivere è stato il gioco della seduzione, dell’amore. Ai tempi nostri. Quasi una rivisitazione di un classico di cui si riconoscerà la trama nell’epilogo.

Il balletto con un vestito rosso è stato delizioso. A suon di tango, esso, appeso a una stampella, la quale, appesa a un bastone, si poggia sulla scarpa di chi guida il fantomatico corpo.
Volteggiando, è resa l’idea del ballo e della conquista di chi piace.

Si passa alla ruota tedesca che ammalia sempre e rimanda all’agilità e alla mobilità corporea, con sinuosità. Ci si raggiunge. Lei e lui. Si danza insieme.

Lei, ora, è sola. E il trapezio diviene l’attimo più intenso. Le lucei soffuse donano intimità. Un abbandono del corpo per renderlo libero. Altalena, malinconia, sguardi alla porta con la speranza che lui rientri. Sulle note di Allevi (Come sei veramente) si sogna.

La fine è ardua da comprendere. Un passaggio che fa rimanere attoniti. Coltelli, ci si rincorre, ci si vuole uccidere, la musica dei Trifonic (Santa Rosa) è dinamica e rende tensione. Forse l’intento è stato quello di giocare sui suoni che producevano i coltelli nella loro caduta a terra. Credo sia stata l’unica nota stonata e non bilanciata per rendere la performance adatta e perfetta e presentabile al pubblico. Probabilmente la più debole delle rappresentazioni.

22 Novembre 2014. Insieme da soli, giochi di ombre e luci tra corde e sinuosità

Buio. Mi sono lasciata sedurre. Condotta tra adorabili acrobazie, rotolamenti in aria e l’entrare in contatto di pelli nude, il loro toccarsi e i sospiri e lo sfiorarsi. La Compagnia Materiaviva ha presentato Insieme da soli.

Interessanti i giochi i luce. Si entra in una dimensione di luce e di ombre dove corpi vengono delineati in modo particolare. Ombre proiettate sulla parete rendono l’atmosfera inebriante.

Si vive, si respira la stessa aria che i due artisti, Roberta Castelluzzo e Luciano Capasso, donano al pubblico.

La concentrazione sui loro corpi è netta. Bisogna essere accorti quando i movimenti fluidi della capoeira, del sostenersi sul trapezio, sul dondolio sulle corde che si intrecciano, legandosi, creano dinamiche armoniche e difficili da eseguire. Per questo molto esercizio è stato fatto.
Bianco e nero. Maschio e femmina.

All’interno di una semplice scenografia, lo spazio ampio e idoneo del Furio Camillo, ha evidenziato Insieme da soli, all’interno della rassegna BATTITI, come l’unica performance concepita teatralmente.
Un prodotto dalla Compagnia Materiaviva e curato da Alessandra Lanciotti e Ludovica D’Auria

Un materasso, una sedia, una radio, dei libri, una valigia, una scatola con delle foto, uno specchio.

Musiche battono il tempo. Si volteggia in aria seguendo il ritmo su una musica psichedelica, Narcissistic Cannibal (Korn), uno sfogo, dove Luciano Capasso si muove quasi arrabbiato, rifiutato dalla figura femminile. Dinamica della trama rappresentata.

Il piano, Nuvole Bianche (Einaudi), evoca equilibri e sinuosità.

Suoni cupi di corde sbattute sul pavimento. Risate. Sorrisi. Ci si arrampica. Due corpi. Lo stesso spazio. Vicini e distanti nel medesimo tempo. Si uniscono, si cercano, si rinunciano, si rincontrano, si invitano.

Le foto sparse sul pavimento inducono ai ricordi, memorie. Ma l’allontanamento è vicino. Lei è vestita. Prepara la valigia, con abiti e libri. Come per magia, verso la fine, il trapezio cala dal cielo. Lui invita lei. Sulle note di Adele, Someone like you, si vola. Ci si riconcilia e ancora insieme ci si abbraccia per ritrovarsi.

Il silenzio in sala infonde contemplazione. Si rimane immobili e avvolti da questa chicca rappresentativa dell’amore.

Due anime sole ma nello stesso tempo insieme nello stesso spazio a condividere intimità e la propria solitudine.

Annalisa Civitelli

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