bologninicosta, recensione: RomeoeGiulio

L’amore doloroso diviene tale perché osteggiato dalla società

Al Teatro Testaccio di Roma, dal 10 al 12 giugno, la produzione teatrale Bologninicosta, autogestita e indipendente, presenta il suo Showcase con RomeoeGiulio e La cattività. Il primo, reduce da un sold out al Teatro Abarico di Roma lo scorso gennaio verrà riproposto in questi giorni, mentre il secondo è al suo esordio.

RomeoeGiulio è una performance sempre in movimento sia perché – a sei mesi di vita – ha già alle spalle riconoscimenti e premi sia perché, ogni volta che viene riproposta al pubblico, varia il proprio mood, il quale scaturisce dalle continue prove.

La cattività, presentata nella Sala Gabriella Ferri, è inteso come rinascita e resurrezione, dopo che l’autodistruzione ha condotto l’umanità al fallimento. Due spettacoli molto diversi: seppure distanti comunicano un unico desiderio, coltivare l’amore. Gli aspetti sono molteplici. I punti di vista che Sofia Bolognini e Dario Costa prendono in considerazione sono quelli rivolti al mondo omosessuale e il rapporto tra madre e figlia.

Attraverso il nostro racconto potrete scoprire il vissuto e lo sguardo rivolto a entrambi gli spettacoli attraverso  le nostre emozioni.

promo bologninicosta

 

 

 

 

 

 

 

RomeoeGiulio. Il vero problema è, se qualcuno mi amasse?

Vincitore del premio miglior Regia e Miglior Performance al Festival InternazionaleTeatro Faces Without Masks a Skopje (Macedonia), è scritto e diretto da Sofia Bolognini. Interpretato da Riccardo Averaimo, Sofia Bolognini, Aurora di Gioia, Mauro de Maio, Gabriele Olivi, Gianluca Paolisso, Nicole Petruzza e Andrea Zatti.

Lo spettacolo – sold out al Teatro Abarico di Roma, lo scorso gennaio – è stato ospite al Teatro Bertolt Brecht di Formia (LT) e al Teatro Valle di Chiaravalle (AN), inoltre selezionato per rappresentare l’Italia all’International Theatre Festival di Skopje (Macedonia).

RomeoeGiulio, studio sull’omofobia e sui ruoli della donna e dell’uomo, di conseguenza del padre e della madre, in contesti familiari, sociali, civili e politici, riserva una feroce critica al senso dell’amore contemporaneo e alle difficoltà che si riscontrano. Analizza, laddove ognuno vive la necessità di amare e essere amato, il conflitto identitario, sessuale e di appartenenza civile.

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Definito dalla stessa compagnia ‘piano di disturbo della quiete artistica e della buona coscienza nazionale’, è stato elaborato su dati sociologici; un atto unico è suddiviso in 12 quadri: Ninna Nanna o La Pietà; Dark RoomIl ballo; The kiss o Il balcone; Outing o La confessione; Gender o Lezioni di sessualità; Madonna Montecchi o Madre di Romeo; Amore contrastato o La colonizzazione ideologica; Fiati o La prima notte; Gulag e tacchi a spillo o L’aggressione di Genova; Monseur Capuleti o Padre di Giulio; Temporali o La morte; Ritorno primordiale o Il matrimonio.

Una dimensione struggente si palesa a noi. ‘Il vero problema è, se qualcuno mi amasse?’. Una storia d’amore proiettata nella nostra società contestualizzando Romeo e Giulietta di Shakespeare, ove la politica è protesta, messaggio di rivolta e comunicazione contro gli stereotipi – dai quali non ci si distacca con facilità – e il quiz televisivo è il mezzo che dà risposte.

Oggigiorno, essere gay. Non idonei a crescere bambini, non si viene accettati, si considera una malattia. Maternità e paternità entrano in gioco come lame affilate. Le donne. Il corpo che si trasforma con la gravidanza, il rifiuto del figlio gay, anche da parte del padre; della disgrazia che la creatura reca in quanto non corrisponde ai canoni naturali.

Sei attori sul palco, tre donne e tre uomini, si inter-scambiano sui piani visivi tra danza e recitazione. Nella danza ci si muove sinuosamente e i fili sono l’emblema dell’unione di due uomini. Nella paura qualcuno dà una mano ad amare e ci si ritrova abbracciati.

Dark room, locali notturni, video gay, protezione per fare l’amore, corpi evocano movenze del sesso e con cui farlo – giovane o attempato – teoria gender, riconoscimento dei diritti, suicidi. Questi i temi arditi affrontati in RomeoeGiulio in cui nei luoghi ci si incontra, accadono violenze e aggressioni.

La promiscuità: si vive sempre sul chi scegliere per l’incapacità di scegliere una persona per la vita; mentre amarsi, tocchi, paure e reticenza sono emozioni dalle quali non si può fuggire, ci si trova pace nonostante tutto. Corpi aggrovigliati, onde sinuose. In cerca di cosa? Di chi? Esiste la coppia perfetta? Cosa è un corpo se non si riesce a guardarlo nella sua perfezione? Distesi trovano ristoro.

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I desideri dei due amanti prendono forma per essere vissuti dove il tempo esiste per ascoltarsi, parlare con qualcuno, con tanta voglia di conoscersi. Quel posto adatto nel mondo in cui tutte le cose prendono forma e contatto con sé stessi e con l’esterno.

Voci e movimenti in sincronia. Ottima la dizione come il respiro che dosa gli stati d’animo. Suggestivo il sottofondo musicale, eseguito con sintetizzatori, drum machines, e microfoni per amplificare le voci e creare echi vibrazionali, rimandandoli nell’etere. La musica, così, subisce una trasformazione: dall’elettronica si passa a quella classica, alle basi ritmiche e tradizionali, quasi orientali.

Una drammaturgia scritta in modo elastico: sebbene i riferimenti alla tragedia sheakesperiana, nozioni tratte dal web e da manifesti contro le unioni civili, fluidità e dissonanze convivono grazie al linguaggio poetico e di prosa rielaborata secondo le necessità registiche e di scrittura.

Linguaggi differenti, quindi, intersecandosi su una struttura in grado di de-formarsi e riadattarsi alle esigenze attoriali, ci abitua all’idea del costruire e dell’abitare comune, facendoci riflettere e educandoci all’ascolto attivo, alla co-appartenenza e al riconoscimento.

Una performance qualitativamente valida e densa di messaggi, dove il Coro rappresenta la società con i suoi territori, fantasmi, bisogni e desideri. Le donne vestite da uomo e gli uomini vestiti da donne, diventano così simboli di un incastro migliore dell’oggi.

Annalisa Civitelli

 

 

 

SELEZIONE UFFICIALE E PARTECIPAZIONE

RomeoeGiulio. International Theatre Festival “Faces without masks” 2016, Skopje (Macedonia); Festival “Visioni Shakespeariane” di Firenze.

SOLD OUT

RomeoeGiulio. Quattro repliche al Teatro Abarico di Roma, due al Teatro Bertolt Brecht di Formia (LT), una al Teatro Valle di Chiaravalle (AN).

AWARD FOR BEST DIRECTOR

Sofia Bolognini. International Theatre Festival “Faces without masks” 2016, Skopje (Macedonia).

GRAND PRIX FOR THE BEST PERFORMANCE

RomeoeGiulio. International Theatre Festival “Faces without masks” 2016, Skopje (Macedonia).

CANTIERI INCIVILIovvero anche l’attore va in Paradiso

E’ la terra rozza che fa per te. Un terreno barbaro, un laboratorio di intenti pronto ad accogliere artisti incivili. bologninicosta indice una open call rivolta agli attori in rivolta. È aperto a tutti coloro che hanno dimestichezza con l’immaginazione e la ricerca artistica.

È una prima piattaforma di indagine sul tema del lavoro nel mondo dello spettacolo. Un dispositivo teatrale strutturato per immaginare corpi sociali e spazi di emigrazione spontanea. Uno spaccato di presente messo sotto sequestro. Un primo appuntamento verso la costruzione del nuovo lavoro bologninicosta.

L’esperienza si concluderà con l’allestimento di una breve performance sotto forma di primo studio che andrà in scena domenica 12 giugno in apertura dello spettacolo delle 20 presso la Sala Rossa del Teatro Testaccio.

Ai selezionati verrà richiesto di elaborare una performance della durata massima di tre minuti e mezzo a partire dalla microdrammaturgia inviataci tramite mail. NON è NECESSARIO imparare il testo a memoria, né eseguire il brano per intero: il candidato è totalmente libero di sbranare, usurpare, sodomizzare il testo a proprio piacimento. Posso essere utilizzati supporti musicali e ogni altro ciarpame scenico che il candidato ritenga necessario.

www.bologninicosta.com

 

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