Brigada Desaparecida

Bisognerebbe sempre averlo il tempo per l’amore

Lo scenario sostenuto e ben cadenzato racconta uno spaccato del Cile negli anni della dittatura. Monologhi e dialoghi si intervallano con equilibrio, mentre l’atmosfera è tesa, a volte leggera e intima. L’ottima dizione svolge la funzione primaria, eleva la performance scandendola con il giusto ritmo.

Dal 9 al 20 marzo il Teatro Antigone di Roma ha ospitato Brigada Desaparecida scritto e diretto da Stefano Mondini. Questa volta anche l’autore diventa personaggio, affiancato da Roberta Astuti e Paolo Buglioni.

Il regista e doppiatore italiano, dopo il successo di Shakespeare e Sangue, Schegge di Shakespeare, Quell’estate e Ciao Pesciolino, ci presenta uno spaccato del Cile durante gli anni della dittatura.

12670779_1028189403905873_2459144830761700326_nA seguito del golpe dell’11 settembre 1973, con l’aiuto della CIA, Allende perse la vita e si sancisce la dittatura di Pinochet, storicamente riconosciuta come una delle più disumane del ‘900 per la barbarie contro i suoi oppositori. Quel Cile che ci viene tramandato anche nelle pagine dei libri di dell’Allende, parente di Salvador Allende.

Cronologicamente due date lontane, ma testimoni di fatti tragici, vengono avvicinate perché la vicenda di Brigada Desaparecida si svolge nel 2001, proprio l’11 settembre, quando le Torri Gemelle furono distrutte in seguito all’attacco terroristico.

Uno spettacolo diverso e corposo rispetto ai precedenti, grazie ai quali Mondini ha educato il suo pubblico verso mondi meno pungenti e più leggeri. In Brigada Desaparecida si apre uno scenario sostenuto e ben cadenzato.

Martin Ortega, Stefano Mondini, viene fatto prigioniero per un determinato periodo di tempo. Non si sa se finge o se, in realtà, nega a sé stesso il passato vissuto. Solo alla fine la verità verrà a galla. Lasciato andare, sarà costretto a guardarsi le spalle con angoscia.

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Monologhi e dialoghi si intervallano con equilibrio. L’atmosfera è tesa; a volte leggera e intima, si fa spazio tra ricordi nostalgici. Il climax, grazie alle dinamiche che si svolgono in scena, è retto da un’ottima dizione quale, svolgendo la funzione primaria, eleva la performance scandendola con il giusto ritmo.

Una stanza, un tavolino al centro, una sedia, e due cassette di bottiglie fungono da sgabelli. Alle pareti degli scatoloni. Roberta Astuti e Paolo Buglioni interpretano Victoria e Pablo, rispettivamente padre e figlia. Si ritrovano dopo anni. Prendono in ostaggio Martin Ortega, denominato el Diablo, colui che ha cambiato la sua identità e impiegato al municipio di Santiago dal 1990.

Attraverso concitate pressioni, approcci e seduzioni, i discorsi si fanno intensi e diretti. Politica, donne, il tempo per l’amore, le torture subite nei campi di concentramento, gli stupri sulle donne e i figli venduti. E ancora, l’Operazione Condor, la Brigada Desaparecida e la sua invenzione (organizzazione che cerca i criminali dei Regimi), per mettere alle strette l’ostaggio e ottenere le informazioni desiderate per fare giustizia.

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Nomi, date, aneddoti, vicende e cenni storici, frutto di un’intensa ricerca, sono le basi del testo. Si evidenziano punti delicati, chiamati comandi. Sebbene nel giusto non vi è mai una ragione, si esegue ciò che viene ordinato di fare; di conseguenza si uccide senza fermarsi a pensare.

E’ per propria volontà o per volontà altrui?

La verità è sapere. Non si desidera vivere nell’odio. Anche se il sentimento rimane radicato verso chi ha ucciso la propria madre: lo si vorrebbe morto.

Vince la vita. Una semi-libertà dell’anima, sapendo quanto male è stato recato a scapito di vite e di intimazioni che risuonano come un’eco per sempre.

Annalisa Civitelli

Foto: Fabrizio Margiotta

 

 

Brigada Desaparecida

di Stefano Mondini

con Roberta Astuti, Paolo Buglioni, Stefano Mondini

assistente alla regia Franca Calò

luci e fonica Marco Fumarola

grafica Chiara Riccardi

 

 

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