Cassandra

Croce e delizia di un dono del dio

“Guardatevi dall’alto delle stelle!” Il grido disperato della donna è acuto. Urge dal corpo della profetessa che esplode al centro della scena tra gli sguardi ciechi del mondo che la circonda: la famiglia reale, i troiani tutti e persino Agamennone e i vincitori greci

13173332_1714350022156461_3150151581240647766_oAl Teatro Patologico di Roma, uno scenario quasi post-apocalittico accoglie in scena un’assopita Cassandra, condotta all’interno del peggiore dei suoi sogni profetici: il richiamo a tutta la sua vita di visioni e di profezie funeste.
È a Troia? O alla corte di Micene lei, bottino di guerra, coperta solo dal suo lacero vestito?
È in ogni luogo e in ogni tempo Cassandra, mentre ripercorre le proprie visioni in delle ellissi temporali che raccontano l’inizio dell’invasamento da parte del Dio Apollo e la sua giovinezza vissuta a Troia tra i rapporti con il padre, la madre e il fratello prediletto Paride. Poi il periodo al Tempio di Apollo, la lunga guerra, l’incendio di Troia e la rovina di una città intera.

Colei che parla prima, poiché vede prima, vive nella maledizione di non essere ascoltata o, peggio ancora, di non essere creduta. Ora, domani, mai.

Il grido disperato che annuncia ripetutamente “guardatevi dall’alto delle stelle” è espressione potente dell’ambivalenza delle sue capacità: croce e delizia di un dono del Dio.
Visioni la assalgono quando apre gli occhi per sfuggire al suo passato, mentre il futuro la invade divenendo, ogni volta, il suo stesso presente. Sempre la maledizione di sapere e dire, ma non essere creduta: non oggi, non ancora, mai. E così ripete e grida al padre e ai troiani tutti: “guardatevi dall’altro delle stelle!”

La pièce presentata dal Gruppo della Creta, giovane realtà teatrale romana, è un interessante sguardo sulla sorte di Cassandra che potrebbe donare linfa per una nuova fortuna a questo sfortunato personaggio.

cassandra 1Un buon connubio di suoni, luci e colori rende l’ambiente scevro da grandi strutture e dominato dall’essenzialità dei toni lucidi del grigio in contrapposizione con il rosso fuoco dei capelli di Cassandra che, tra i vestiti laceri e le movenze voluttuose e inebrianti, lotta contro il compimento del proprio destino.

Al centro Cassandra (Laura Pannia) si muove nel suo corpo invasato dal dio. Alle sue spalle il più antico dei cori, dominato dalla maschera dai mille occhi ben orchestrata dalla mano e dalla voce di Alessandro di Murro che, all’occorrenza, è anche uno stolto e un po’ bambinesco Paride, nonché un vecchio Priamo manipolato, ormai solo ombra di un glorioso re. Ad accompagnare questi personaggi la musica di Enea Chisci perfetta nel seguire ogni passo del dramma di Cassandra, simbolo esemplare della cattiva sorte.

In questa spettacolo la fanciulla nociva e innocente assurge a protagonista della scena, per rivendicare l’urgenza della sua voce, rimasta dannatamente inascoltata.

Gertrude Cestiè

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