Echoes

Un’eco fuori dal tempo

Richiami sincronici risuonano forti. Corde emozionali labili. Follia e fermezza generano tensione. Un filo continuo collega i due protagonisti. Ma solo la fine lo svela. Non sempre è dato sapere tutto, come non c’è spiegazione a ogni cosa.

L’accogliente Teatro Studio Uno riserva al suo pubblico spettacoli innovativi di giovani compagnie. Uno sguardo alla contemporaneità lascia alle menti la possibilità di riflettere e fermarsi.

E C H O E S, presentato dalla Compagnia Marabutti, è una performance fuori dal tempo, potremmo dire sospesa, in cui le dinamiche che si sviluppano all’interno della vicenda giungono forti e attuali.

Dal 18 al 22 novembre E C H O E S. Testo di Lorenzo De Liberato, regia di Stefano Patti in scena con Marco Quaglia. Scene e costumi Barbara Bessi, disegno luci Matteo Ziglio, colonna sonora Samuele Ravenna, voce di programma Giordana Morandini, assistente alla regia Cristiano Demurtas.

Un tavolo nero, una mela verde al centro, due uomini seduti uno di fronte l’altro. Suoni vibranti, robotici e metallici infondono il senso dell’attesa. Un ritornello bisbigliato è rivolto all’altro bendato e con le mani legate.

L’uno dà un morso alla mela, slega le mani dell’altro e esce di scena. Luce. L’altro si leva la benda. Studia lo spazio, addenta la mela. Non conosce ancora chi lo ha condotto lì, si scoprirà verso la fine della storia. Ma ha un’idea del luogo ove si trova.

Una voce fuori campo, programma, si manifesta. L’altro si trova nell’area del Distretto n°15 Midwest. L’altro, un giornalista, De Bois, ha con se un taccuino e un registratore sul quale incide le prime impressioni. Per avere la sua intervista, privato dei suoi strumenti, deve memorizzare.

L’uno, rientra in scena. Il suo nome è Ecoh. Sembra interpretare il potere. I suoi vestiti lo denotano come uomo di affari. Programma bombe da gettare contro l’umanità. Sterminarla almeno per metà, secondo la sua follia, risolvendo il problema economico.

Analizzare l’economia è un’idea elettrizzante per chi non ne conosce il meccanismo. Ciò che ci si domanda è come siamo arrivati a questo e se c’è soluzione. Ma scatenare una guerra che potrebbe durare anni non è la chiave.

Molte domande, risposte insolute. Filosofia. Si pensa. Non tutto è necessario sapere. Le similitudini si intrecciano e ci si convince che l’amore serve. In quantità o in qualità? A ognuno di noi serve l’amore. Credere in qualcosa è un sentimento.

Il pubblico, immobile, assorto ascolta. Gli ideali si mescolano con lo scopo dei rivoltosi, gli Apostoli, che vogliono eliminare Ecoh. Il potere richiama la necessità, succhia l’anima degli individui. Gli squilibri non aiutano.

Credere. Credere nelle risoluzioni per sterminare la violenza. Credere in un cambiamento perché non sempre le azioni possono essere legittimate. Rinascere è come rifare tutto da capo, ricostruire per fare meglio e trovare quell’equilibrio mancante e non sempre camminare a testa bassa e dire sempre e solo si.

Buono il ritmo della recitazione, nel complesso. Soprattutto Marco Quaglia risponde al pubblico con il suo personaggio mediante atteggiamenti nevrotici e sguardi allucinati, delineando follia pura e disorientamento. Con convinzione, protegge, i suoi ideali.

A volte incalzante. Scambi e rimbalzi di battute i quali, interferendo con l’attualità, ci fanno specchiare di fronte sofferenze, debolezze e alla paura di amare che di certo, a volte, non supporta nelle alternative di vita che ci formiamo intorno.

E C H O E S è un eco che appartiene a tutti noi. Essere migliori, diventare migliori, almeno provarci, è l’auspicio per il mondo intero. Anche riconoscere il proprio fratello può essere un punto di partenza.

Annalisa Civitelli

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