Georgie il musical

Il cartoon prende vita

Il musical fa sognare vecchie e nuove generazioni grazie all’immutato fascino che i cartoni giapponesi suscitano nell’immaginario collettivo. Storia in cui personaggi, rappresentati nel rispetto degli appassionati sia di musical sia di manga, con precisione e coerenza filologica, fanno respirare l’atmosfera dei ricordi della propria infanzia

Ispirato all’opera di Mann Izawa e Yumiko Igarashi, Georgie – il musical vede la luce al Teatro Orione di Roma, dal 20 al 22 maggio. Grazie al suo impegno, Claudio Crocetti trasforma in carne e ossa i celeberrimi personaggi del cartone animato giapponese, giunto in Italia nel 1984.

Georgie, allevata in Australia, è adottata dalla famiglia Buttman, affidatagli dalla madre morente, dopo che con il marito erano stati deportati dall’Inghilterra come prigionieri politici. La madre lascia a Georgie il suo braccialetto d’oro, unico ricordo e testimonianza delle sue origini.

La bambina cresce tra l’amore incondizionato dei due fratelli, Abel e Arthur, e l’ostilità della madre adottiva, che mai ne accetta la presenza in famiglia. Divenuta grande, l’incontro con il nobile Lowell J. Gray e le conseguenze sconvolgeranno la vita della giovane, che partirà per l’Inghilterra alla ricerca della sua vera identità.

Claudio Crocetti, insieme a Marcello Sindici, regista e coreografo, hanno privilegiato coerenza e fedeltà verso la storia ed i personaggi di Izawa ed Igarashi, tuttavia non sempre lo spettacolo ha funzionato in maniera ottimale.

La prima parte del musical, più interessante rispetto la seconda, è penalizzata da alcune eccentricità incomprensibili: rovesciando completamente il senso della storia la rendono quasi ridicola. Il pappagallo di Abel, Deegeery Doo, per esempio, è una scelta fuori contesto. Enorme pupazzo animato è manovrato da un padrone, che gli dà voce a suon di stornelli romaneschi.

Un altro neo riguarda musiche (Tiziano Barbafiera) e testi (Diego Ribechini), simili nella linea melodica e non sempre efficaci. Probabilmente l’eccessivo numero di brani non ha facilitato l’ascolto né si evincono temi musicali facilmente identificabili che possano essere ricordati dal pubblico. Anche la fonica e il bilanciamento tra voci (troppo basse) e basi strumentali (troppo alte) non erano delle migliori, penalizzando, purtroppo il risultato complessivo.

Interessanti le scenografie ispirate al manga e ai luoghi della storia di Georgie. Disegni in bianco e nero, ricordano il tratto di china presente nei fumetti, sia sotto forma di cornice attorno al palco sia come animazioni digitali proiettate su un pannello bianco e valorizzati anche da un opportuno disegno luci. Buoni anche l’uso del fermo immagine nei momenti di climax, i costumi a cura di Arianna Sartoria Teatrale e le coreografie, coinvolgenti e ben contestualizzate.

Per quanto riguarda il cast, colpiscono favorevolmente i personaggi di Abel (Enrico D’Amore), nella duplice veste attoriale e di vocal coach, del fratello Arthur (Dario Inserra)  e del sopranista Maurizio Di Maio nel ruolo di Irwing Dangering, tre grandi esempi di tecnica e padronanza vocale in ogni performance. Riguardo gli altri, possiamo parlare sicuramente di un buon livello esecutivo ed interpretativo annoverandoli in un unico gruppo: Brunella Platania, Signora Buttman, Flavio Gismondi, Lowell J. Gray, Elisabetta Tulli, Signora Gerald e Claudia Cecchini, Georgie.

Un diverso slancio musicale avrebbe perfezionato notevolmente il musical, conferendogli quel valore aggiunto capace di renderlo piacevole, in cui cartoni animati, fumetto, teatro e musica possono realmente godere di una sublimazione artistica diventando così un capolavoro da consegnare alle generazioni future.

Elena D’Elia

Loc. Georgie il musical

 

 

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