Il catamarano

La catarsi che emoziona

Divertente e ironica, la performance commuove. Apre a riflessioni: senza retorica, insegna a saper ri-trovarsi nei rapporti sani, soprattutto quelli genitoriali. Una sorpresa che colpisce il pubblico con le lacrime a portata di mano; lasciamo, quindi, a voi la capacità di incuriosirvi

Una catarsi che implode dentro. Questo è Il Catamarano. Scritto da Gabriele Mazzucco, per la regia di Gigi Palla e interpretato da Andrea Alesio, ha visto 4 repliche al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma, dal 19 al 21 maggio.

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Di getto descriviamo ciò che la pancia suggerisce, lasciandoci guidare dal fluire della situazione. L’eco degli spettatori – con i personali commenti – ha indotto ad andare a teatro con curiosità, uscendone ripagati dalla conseguente energia.

Di primo impatto pensiamo all’imbarcazione: il catamarano. Con due scafi, collegati tra loro da una struttura, il ponte, gioca sulla resistenza e naviga le acque assistita dai due elementi.

Due: collante del testo nel quale, senza dubbio, si percepiscono note autobiografiche che si intersecano con i punti salienti della vita di un nonno e suo nipote. Due resistenze che lottano per la vita con vigore.

L’autore, attraverso il suo istintivo processo creativo – sviluppato con accortezza – colpisce e entra dentro gli animi delicatamente. Ci accompagna per mano in un viaggio di crescita, affetti, valori familiari, amore, conquiste, cambiamenti, incontri, ricongiunzioni, sogni, luoghi e lungimiranza, confrontando modi di vivere.

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Andrea Alesio è Andrea. Racconta sé stesso e il nonno Angelo. I ricordi possono essere quelli di ognuno. L’emozione dirompe proprio da questo stato emotivo, in quanto capita di potersi riconoscere dentro l’esperienza narrata: sia dal punto di vista femminile, sia da quello maschile.

Un nonno ha vissuto la guerra. Il nipote ascolta assorto. Due. I nonni, padre e madre allo stesso tempo, perché i genitori di Andrea sono persi nel mondo. Alcuni affetti persi da piccolo, non bloccano comunque il suo viaggio: si laurea e il suo essere attore diventa realtà. Angelo è la figura che, tuttora, custodisce Andrea.

Le elementari e le suore, che paradossalmente insegnano educazione sessuale. Roma, la stanza in affitto, i coinquilini. Il lavoro, l’adattamento a esso. Intorno i personaggi: i nomi sono secondari, importa quanto il protagonista impara entrando in contatto con loro. Essi gravitano intorno a lui, da piccolo e da adulto. I manichini vestiti compongono la scenografia curata da Carla Marchini, e Andrea prende elementi per interpretarne alcuni.

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Scopriamo un performer versatile, intenso, caricaturale, divertente; le mimiche risaltano momenti ironici, nostalgici e tristi. Modula la voce con destrezza e ritmi giusti. I dialetti, romano, abbruzzese, calabrese e l’egiziano li “esibisce” con professionalità, perché l’emigrazione non manca mai di palesarsi alla penna di Mazzucco, sempre attento osservatore della società e degli stati d’animo delle persone.

Divertente e ironico, Il Catamarano fa riflettere su qualcosa che, senza retorica, bisognerebbe saper ri-trovare: ri-conoscersi nei rapporti sani, soprattutto quelli genitoriali. Non sveleremo qui la conclusione della performance. Lasceremo a voi la curiosità addosso affinché, speriamo, questa sorpresa colpisca ognuno con le lacrime a portata di mano.

Mettendoci la faccia, confermiamo che tanti spettacoli lasciano l’amaro in bocca e, se Gabriele Mazzucco, giovane e ardita penna, è riuscito a colpire positivamente il pubblico con questa chicca, riuscirà a fare altri balzi in avanti: qualitativi, certamente.

Si ringrazia Piero Casoli per l’amichevole partecipazione.

Annalisa Civitelli

Foto: Enrico Diamanti

 

 

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