Il colloquio

Menage attoriale a trois ad un colloquio di lavoro

Commedia dissacrante e assolutamente attuale, sulla ricerca di impiego e sul tanto famigerato colloquio di lavoro. Commedia equilibrata e piena di gag esilaranti, e botta e risposta serrati e scoppiettanti.

Direttamente dalla Francia, dove ha avuto un successo strepitoso, Serge Da Silva firma questo capolavoro teatrale, La Gueule de l’emploi, in cui tre uomini si presentano ad un colloquio per una posizione lavorativa.

In scena dal 3 al 20 marzo, al Teatro Studio Uno di Roma, la regista Virginia Acqua porta in scena questa graffiante commedia, e potete starne certi, il divertimento è assicurato!

I protagonisti assoluti sono Ermenegildo Marciante, nei panni dello snob laureato in economia Luca Leggenda; Luca Basile, nella veste dell’ex impiegato un po’ impacciato e all’antica, a partire dal suo telefono, Franco Nessuno; Tommaso Arnaldi, invece interpreta l’eccentrico Sergio Sangria.

Il primo, il più ambizioso, è ben vestito, freddo e calcolatore. Guarda i suoi avversari con sufficienza ed è pronto a tutto pur di annientarli; l’altro risulta un po’ ingenuo e chiacchierone; infine, il terzo, appassionato di arti marziali, arriva per ultimo indossando un kimono. I tre vengono convocati ad un colloquio alla Banca d’Acqua, allo stesso orario, ma solo uno verrà scelto.

L’interpretazione è davvero di alto livello. Ogni personaggio è a sé e ben costruito. Marciante ha una recitazione ben controllata e precisa. Basile regala delle espressioni che valgono più delle parole, tra i tre, è il re dei tempi comici. Infine Arnaldi, sicuramente il più eccentrico, porta in scena il contrasto, non solo cromatico con i suoi indumenti, ma anche gestuale, infatti ha una recitazione più frenetica.

La storia comincia con un piccolo flash-forward e poi torna indietro, mostrandoci gli eventi dall’inizio. La linea temporale è un po’ frammentata, ma è un giusto escamotage. Serve infatti a mettere in evidenza il colpo di scena che precede la fine e l’epilogo, come i brevi intermezzi musicali accompagnano la commedia dall’inizio alla fine, spiegandone i salti temporali.

La regia è molto dinamica e, come la storia, basata sulla fisicità degli attori. Calibra ogni movimento e la loro presenza in scena. Infatti c’è uno schema preciso basato su un’alternanza di due attori e poi tre e così via.

La scenografia è minimale, con un acquario, delle sedie ed altri elementi che ricordano una banca. Insieme ad alcune frasi appese al muro che sono, in realtà, delle freddure.

La commedia è ben equilibrata ed è piena di gag esilaranti, costruite tutte sui dialoghi. Botta e risposta serrati e scoppiettanti. Uno spettacolo, dunque assolutamente consigliato, divertente e a tratti un po’ grottesco, partendo infatti da un argomento delicato come la ricerca di impiego.

Zuleca Rienti

 

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