Il peccato erotico. Divertimento musicale a luci rosa

 Una fase culturale di qualità e di pura intelligenza

Incollati alle poltrone rosse il tempo scorre senza sentirne pesantezza. Bisogna solo liberare le emozioni dentro di noi. Divertirsi è imperativo. E tutto fuoriesce dalla sapienza e dalla classe di chi si esibisce per incantare.

Gennaro Cannavacciuolo sul palco del Teatro della Cometa offre spunti fantasiosi e metaforici su uno sfondo raffinato. Ultimo erede della scuola di teatro di Eduardo De Filippo, è un esempio straordinario che spazia tra la comicità, il tragico, il cabaret e la rivista.

Dal 3 al 20 marzo lo spettacolo Il peccato erotico, divertimento musicale a luci rosa, presentato da Elsinor, apre le porte a una narrazione musicale e di teatro dimenticato, un percorso che abbraccia cinquanta anni di storia che va dal 1890 al 1940.

Due arti che si accolgono, si baciano e si accarezzano con meticolosa cura, ove ogni canzone la si vive grazie alla sua storia e le sue origini che l’artista introduce prima di esibirsi.

Foto7La poetica del napoletano entra in noi come tutta l’avvolgente atmosfera che ci tiene incollati alle poltrone, estasiati. Un viaggio a luci rosse, cui il preambolo di Cannavacciuolo ci avverte che stiamo per assistere a un recital di canzoni a carattere pornografico, e che se ciò offende il nostro senso del pudore, possiamo lasciare la sala.

Nessuno desiste e la performance ha inizio con la canzone In riva al Po, Creazione di Bernard – Ripp. Accompagnato da Marco Bucci al pianoforte, da Andrea Tardioli al clarinetto e al sax, e da Francesco Marquez al violoncello, versatili musici, i quattro protagonisti rendono l’esibizione scorrevole, senza intoppi, divincolandosi tra sobrietà e raffinatezza.

Napoli e il suo tempo. E i suoi artisti. La canzonatura, è il caso di dire, è l’insieme dell’indubbia duttilità scenica di Gennaro Cannavacciuolo, grande artista, che abbraccia una fase culturale di qualità e di pura intelligenza, tanto da farci considerare come il tema erotico veniva trattato nel ‘900 e come oggi verrebbe proposto.

A E allora?, di Michele Testa, in arte Armando Gill, ci chiede di partecipare declamando il ritornello. Suddivisa in quartine e rime, segue la precedente, e Cannavacciuolo, circondato dai toni rossi, verdi, grigi, blue, e lilla, si fonde con il lamé delle tende, indossando costumi dai colori arditi, risalenti alla tradizione del varietà dell’epoca e connotazione delle famose macchiette.

Io ti darò quel fior di Serra, precede Napoli e i suoi poeti, tra i quali Murolo, De Curtis, Bovio e Salvatore Di Giacomo, e altre personalità, rievocando lo splin di Baudelaire. Con Era de maggio la malinconia si fa preda e non ci resta che abbandonarci alla voce dell’attore e alle lusinghe dell’amore così soavi di quel tempo.

Fiorenzo Fiorentini ce lo presenta con una canzone che lo stesso Cannavacciuolo denomina scema, riferendosi al demenziale chic. E poi Serenata a Marimba, di Rondinella, alza il ritmo con il nostro battere di mani, energico e poderoso. Un trasformista di gran classe. Entrando in scena vestito da donna, stupisce con Casta Susanna, cantata su note classiche.

Date, 18 novembre 1890 e ancor il 1956. Segnano la nascita del Salone Margherita e i caffè concerto a Napoli. La Belle époque italiana si confonde con Parigi emulando le danzatrici di can-can, cosiddette sciantose napoletane. Il teatro non trasse beneficio da questo successo, tanto che la gente non partecipava, e le serate nere torinesi spiccavano con il loro linguaggio forte, scurrile, e volgare. Solo uomini, e donne di un certo tipo, ne prendevano parte.

Foto8Dentro un abito che oggi potremmo definire improponibile, un completo quadrigliè molto vistoso abbinato alla paglietta, e simbolo di macchietta, l’attore ci canta Lusingame di Nino Taranto, brano dedicato alla figlia maggiore Maria, quale di lì a poco si sarebbe maritata.

Le movenze perfette evocano vecchi stili teatrali. Così sinuosi in cui le intonazioni della voce si insinuano dolcemente accrescendo la riuscita dello spettacolo. Una storia fatta di suoni, di abitudini, di vicissitudini, di parole, e di aneddoti per non dimenticare il patrimonio culturale da mantenere intatto.

Altri brani e poesie si susseguono, come truccandosi in scena. Nel suo camerino, simulato sul lato destro del palco, per svelare i segreti del mestiere. Perché esso è la seconda casa degli attori, anche se oggi le tournée sono a macchia di leopardo, sempre più distanti.

L’artista interpreta Fresca Fresca, una poesia di Pisano-Lama, Fatte fa’ ‘a foto, Ciucculatina mia, Malafemmena, Come pioveva, Come son verboso, mantenendo fresco il contatto con il pubblico, ricercato e divertente. Quasi lo vive come un pezzo mancante.

Le differenze parlano da sole. Sobrietà, poesia, ingenuità, candore sono i rimandi che risaltano agli occhi, mentre nella realtà di oggi, parole grette, senza mezzi termini, e dirette, sarebbero l’espressività, tralasciando quel sapore dell’antica attesa che assume freschezza e spensieratezza.

Annalisa Civitelli

 

 

 

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