Il rimpasto

Quel Rimpasto che non salva la politica italiana

Una satira in chiave di farsa, dove il grottesco si mescola a tragici elementi di realtà, descrivendo una classe dirigente italiana in cui rappresentanza politica e rappresentazione teatrale sconfinano sempre più spesso l’una nell’altra.

È un quadro completo della politica italiana quello che Daniele Trovato descrive ne Il Rimpasto. Uno spaccato della nostra Italia che l’autore ha raccontato in maniera grottesca, forse perché a volte è meglio riderci su, anche se da ridere c’è davvero ben poco.

In scena al Teatro dei Documenti per soli due weekend, dall’11 al 20  marzo, dal venerdì alla domenica, un’affiatata compagnia composta da Chiara Acaccia, Corinna Bologna, Stefania Capece Iachini, Vincenzo Iantorno, Federico Lucidi, Aleksandros Memetaj, Roberta Morelli,

Valerio Riondino, Riccardo Toselli, Fabio Versaci e diretta da Ilaria Manocchio (anche lei sul palco) porta in scena in maniera impeccabile questo dipinto inquietante e surreale della moderna politica nostrana.

Il ritmo incalzante, che non dà tregua, è quello che caratterizza l’intera rappresentazione. Un lavoro  che parte già mentre il pubblico si accomoda. Si, perché ad accoglierlo è una giornalista, affascinante e seducente, padrona di casa di un qualsiasi salotto televisivo che siamo abituati a vedere. C’è chi entra un po’ imbarazzato, chi prende parte al gioco e dialoga con la giornalista intenta ad accogliere tutti nel suo contenitore di notizie che spazia dalla politica all’attualità.

Appena parte la sigla del tg subito si entra nel clima dello spettacolo, si parla di elezioni che incombono e di un Consiglio dei Ministri convocato all’ultimo minuto. Si dà il via ad un carnevale di personaggi, caricature perfette di chi da anni ci governa. E mentre il Ministro dell’Interno viene portato in scena da una bionda in minigonna, ultima soubrette raccattata in chissà quale programma televisivo, il Ministro della Difesa, scortato da due energumeni, veste con divisa mimetica e tanto di boa. Non mancano il Ministro del Tesoro, valigetta alla mano e sguardo di chi c’ha visto lungo, e la sgobbona frutto di quel Rimpasto, perché qualcuno di competente al Governo ci deve pur essere!

Diversi i punti all’ordine del giorno. Primo tra tutti reperire nuovi elettori per vincere le prossime votazioni. Ma basta dare uno sguardo alle notizie dell’ultim’ora e scoprire che l’ancora di salvezza è nel bonje, pratica giapponese con 2 milioni di italiani che la esercitano, perché si sa che in Italie le mode si diffondono facilmente.

Basta quindi costruire dei campi adatti,  affinché questi 2 milioni di seguaci possano fare il bonje e il gioco è fatto.  C’è solo un problema, la Chiesa è contraria alla nuova moda, in quanto questa pratica orientale ha solo una regola da rispettare: praticarlo la domenica mattina.

Qui entra in gioco una spietata addetta stampa che, pur di depistare l’attenzione degli italiani, consiglia nuovi flirt al Presidente del Consiglio, il quale, stanco di cambiare fidanzata ogni mese, rifiuta di prestarsi a questo sporco gioco. La responsabile alla comunicazione non molla, sa che la stampa è facilmente compiacente ed arriva a proporre omicidi di giovani studenti o addirittura  una guerra, ovvio però, da far scoppiare solo a scopi mediatici.  Tutto è pronto, tutti sono d’accordo, si dà il via alla conferenza stampa.

L’allestimento dell’intero spettacolo è caratterizzato dalla continua presenza degli attori in platea. Il teatro dei Documenti  con il suo palco a terra e la platea modulabile si presta bene alla regia che sfrutta ogni singolo angolo dello spazio regalando al pubblico una visione completa anche quando alcuni personaggi  non sono sotto i riflettori.

L’interpretazione è ottima, buono il livello di tutti gli attori i tra cui spicca maggiormente Aleksandros Memetaj il Ministro con tanto di cravatta verde al collo. Ciò che lo differenzia dagli altri non è solamente l’accento veneto che sostiene il suo essere leghista, ma la sua naturalezza in un contesto così fortemente grottesco.

La regia di Ilaria Manocchio sembra essere messa al servizio del testo. Una satira bizzarra, tristemente reale che deve far ridere ma anche farci pensare. Un testo, quello di Trovato, che sta regalando diverse soddisfazioni all’autore. Non solo i tanti applausi ricevuti a teatro ma anche i diversi premi già vinti come il Tragos per la Nuova Drammaturgia e il Sipario Carlo Terron.

Marta Astolfi

 

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