La bisbetica domata

Shakespeare e il metateatro

Regia dinamica e concentrata. Inserti visivi spiegano il contesto storico. I movimenti degli attori sono ben studiati, con un’apertura anche fuori dal palco. La musica, quasi sempre presente, accompagna dialoghi, gag e la superba recitazione, enfatizzata nel modo giusto.

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Il grande Shakespeare viene portato di nuovo in scena con la Bisbetica domata. Tante risate, meta teatro e molte riflessioni sull’amore, e su cosa si è disposti a fare per esso.

La Compagnia dei Bardi conclude la trilogia shakespeariana, iniziata con Romeo e Giulietta e seguita da Sogno di una notte di mezza estate. La Bisbetica domata è in scena al Teatro delle Muse di Roma dal 4 al 23 febbraio. Lo spettacolo, ancora una volta, è diretto da Mimmo Strati, che insieme alla sua Compagnia, riporta sul palco la magia di Shakespeare.

La storia racconta della Londra afflitta dalla peste (1593-1954) , in cui gli attori erano costretti a fuggire per poter recitare e sopravvivere. La Compagnia dà un incipit interessante, partendo dal principio del meta teatro. Gli attori sono in fermento per andare in scena e trovano un ubriaco davanti al Teatro. Decidono così di fargli credere di essere un vero attore e farlo partecipare alla commedia.

_DSC1679Il tutto è ben costruito e questo escamotage crea molti spunti comici. La commedia è briosa e movimentata, retta da scambi di persona, travestimenti e fraintendimenti, come solo Shakespeare sa raccontare. Non manca la morale, sul ruolo della donna nella società, sui matrimoni combinati e sull’importanza del denaro.

La regia è dinamica e concentrata. All’inizio abbiamo degli inserti visivi che spiegano il contesto storico. I movimenti degli attori sono ben studiati e c’è un’apertura anche fuori dal palco.

_DSC1612La recitazione è superba, enfatizzata nel modo giusto. Una nota in particolare per gli uomini che interpretano le donne e viceversa, come avveniva a quei tempi. Lo stesso Mimmo Strati interpreta Caterina, la “bisbetica” dal carattere difficile e alla quale non si riesce a trovare marito. Cesare Cesarini nel ruolo “improvvisato” di Petruccio, Tommaso Moro interpreta sia Shakespeare che Bianca, la sorella mansueta. Anita Pusceddu è Battista Minola, il padre delle due sorelle. Chiara Alivernini è una donna che vuole entrare a far parte della compagnia e si finge uomo, interpretando Lucenzio nella commedia. Francesco Falco è il suo fedele servitore Tranio.

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La musica è quasi sempre presente e accompagna i dialoghi, soprattutto le gag. C’è anche un riferimento alla canzone “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri da parte di Francesco Trifilio, che nei panni di Lucio, corteggiatore di Bianca, si improvvisa insegnante di musica per poterle stare accanto.

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La commedia si svolge tra Padova e Verona, gli ambienti sono per lo più esterni, con pochi oggetti di scena ma ben studiati e funzionali.

Spettacolo assolutamente da vedere, all’insegna del divertimento.

 

 

Zuleca Rienti

Foto: Sergio Battista

 

 

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