La vita accanto

L’evidente bruttezza 

Nascondendosi si fugge la realtà. Ma c’è sempre un rimedio. Il proprio mondo fatto di mistero e fascino, in cui una delle capacità  personali prende vita. Vigore e impeto, così, sotto forme sconosciute, creano musica.

Le donne quando non parlano scrivono. Il silenzio. Una base dell’accettazione quanto della sofferenza.

La vita accanto. La vita ci osserva, ci conduce, ci suggerisce. E’ il respiro di ognuno.

La vita accanto. Una trasposizione teatrale tratta dal libro di Mariapia Veladiano. Vicentina, filosofa e teologa, insegna lettere; collabora con la rivista Il Regno, e La vita accanto, il suo primo romanzo, vince il Premio Calvino 2010.

Monica Menchi, sul palco, è Rebecca da grande. Grazie a questo spettacolo ha vinto il Gran Prix del Teatro 2015. In scena al Teatro dei Conciatori di Roma, dal 2 al 7 febbraio, lo spettacolo è un adattamento teatrale di Maura Del Serra per la regia di Cristina Pezzoli.

La bruttezza è in primo piano. Quella condizione che può separare dal mondo circostante sin dalla nascita. Un bozzolo diventa difesa. La gabbia nella quale rinchiudersi per evitare le crudeli offese del mondo.

La bellezza è contrapposizione. L’arma di attacco contro il diverso. Mentre i simili si avvicinano per assonanza. Grassezza e bruttezza, così, entrano in contatto.

Bullismo, abbandono, riconoscersi, avvicinarsi, riavvicinarsi, debolezze, rifiuto, lontananza, inadeguatezza. Forme di coscienza le quali indicano sempre il proprio comportamento.

Come convivere con la bruttezza fisica? E quella dell’animo, che derivazione ha?

Intraprendere il cammino della forza, al richiamo dell’affetto, del bene, dell’amore, per donarli e espanderli, non sempre lo si sente un diritto o un dovere. E’ un sentire.

Rintanandosi in solitudine e distanze depressive, incolmabili per i bambini, gli adulti si allontanano dalle responsabilità. Osservano da lontano, per non sostenere il dare. L’incapacità è un’eco.

Entrano in gioco poesia, musica, e mimica. Il pianoforte diviene vita. Volare è aprire le finestre di casa per respirare sia luce sia la frescura del momento. Contentezza.

L’abito bianco di Rebecca, studiato su misura, simula vari atteggiamenti, e multitasking, è usato in differenti modi. Come le mani infilate nelle scarpe fuori dai piedi, con le quali  si rievoca la passeggiata di bimba.

Una storia, dunque, che rispecchia i giorni nostri. Attuale e densa di metafore ci fa comprendere quanto l’apparenza sia una soglia da varcare affinché raggiungere l’altro nella sua più completa forma esistenziale.

E l’arte possa diventare, in questo modo, una via di fuga, seppur nascondendosi dal mondo.

In sala abbiamo avuto la piacevole presenza di Marco Bellocchio, il quale ha acquistato i diritti cinematografici per fare de La vita accanto un film.

Ci auguriamo che le immagini possano stimolare una ricercata introspezione, e far si che lo spettatore possa prendere coscienza, a livello sociologico, delle difficoltà di vita nella bruttezza.

Annalisa Civitelli

 

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