L’importanza di NON essere Juventini

Una questione di morale

Uno scorcio realistico della vita attuale. Metafore e comportamenti denotano come la decadenza ci derubi di chiarezza e pulizia. Il troppo chiasso sottace i giusti suoni dei quali abbiamo bisogno. E la facilità ci rende meno convincenti verso i nostri obiettivi, per ottenerli.

Chi avrebbe mai immaginato di pensare che il calcio sia lo specchio della nostra vita? Di chi siamo, delle nostre azioni e che sia frutto di pensieri comuni e distorti? L’importanza di NON essere Juventini né è un esempio.

Dall’11 al 13 dicembre al Barnum Seminteatro di Roma, zona Garbatella, nella sua nuova veste ha proposto al pubblico quattro quadri in cui riconoscersi mediante gli eventi di cui quotidianamente si ha notizia e dai quali siamo sopraffatti.

Ideato, diretto e interpretato da Angelo Sateriale e Fulvio Maura è un lavoro di riscrittura grazie al supporto satirico di Alfonso Biondi e Valerio Vestoso. Lo spettacolo, con ironia e divertimento, conferma falsità, omertà, corruzione, mancanza di morale e competizione. Nel sovrastare gli altri, si avvalora l’essere dominato e dominante.

Osservazione minuziosa di una realtà stanca e priva di novità. Coinvolge individui sempre più influenzati da una cecità accentuata e dalla carenza di sensibilità. Politica, paragonare luoghi esterni al nostro abitare come migliori e vivibili, lavori aziendali e il mondo infantile sono temi nei quali ricchezza e povertà si fanno evidenti, concentrandosi sull’avere e non sull’essere.

L’introduzione esilarante sull’invenzione del calcio anticipa l’inizio. La lettura del testo, intelligente e ben scritto, palesa una proprietà di linguaggio evidente. Dio, così, in 7 giorni, ebbe modo di pensare al pallone, giocatori, divise e arbitri, e al perché chiamarli cornuti. E brevettò la sua idea.

Due sgabelli e elementi di scena su dei cubi compongono la scenografia. Un pallone, cellulari, occhiali, parrucche, cappelli, cravatte e giacche. Indumenti da indossare per interpretare i personaggi nelle diverse situazioni e i due attori vestiti di nero si uniformano.

Angelo Sateriale e Fulvio Maura si interscambiano sul palco in modo originale. Buio. Di spalle, ballando, cambiano il loro look seguendo il ritmo delle musiche originali composte da Stefano Maura. Una tribuna politica, una dissertazione tra due anziani, mission aziendali e uno spaccato di vita tra due bambini sono sketches in cui coscienziosamente ci si immedesima.

Ogni scena subisce l’influenza dell’improvvisazione teatrale con un freeze ben impostato. Lo schiocco di dita immobilizza uno dei due attori. Si legge il testo, e tra le righe comportamenti e stereotipi che intaccano la società odierna si percepiscono.

I concetti, sviscerati con sarcasmo, riescono a far breccia sul pubblico evidenziando come ottenere risultati e successi, se fatica e persistenza vengono a mancare. Si svicola, privandosi di ogni mezzo qualitativo e di merito affinché tutto venga inficiato sul nascere.

La buona recitazione accentua le diversità tra i due attori, l’uno romano e l’altro campano, rendendo l’atmosfera goliardica e ancor più spassosa grazie ai due idiomi. Sebbene siamo poco esperti di calcio si evince, che vincere facile fa gola a tutti. E magari tifare per una squadra forte, che sembra abbia avuto la strada spianata verso gli scudetti, apre le porte a un comodo e perverso permissivismo ancorato nelle menti degli italiani.

Il calcio è lo specchio della società, perciò l’importanza di non essere juventini. Sembra la ripetizione di un salmo, ma è la spiegazione di una diversità ricercata che aspira alla speranza di eleggere chiarezza e pulizia in tutti i settori e non disprezzare ciò che abbiamo. La ricchezza è accettare ogni mondo intorno a noi. Nonostante il titolo L’importanza di NON essere Juventini possa trarre in inganno, il mondo descritto ne racchiude tanti piccoli.

Così, mentre i politici tendono al riciclaggio, al patteggiamento di pena, si ricandidano anche dopo una condanna senza vergogna, negando di fronte l’evidenza senza mai scomparire; mentre i due vecchietti dibattono sulle differenze tra Nord e Sud; mentre Luciano e Armando dissertano sui loro ruoli aziendali, su promozioni e contrattazioni, e mentre i due bambini litigano sui giochi da fare, su chi deve vincere, su chi ha la macchina più veloce, le nostre menti, dopo aver preso parte alla performance, escono dal teatro più aperte e pronte a fare una rivoluzione interna e verso gli altri.

Basta non omologarsi alla massa.

Il dietro le quinte di L’importanza di NON essere Juventini vede le collaborazioni di Marta Galli, per la comunicazione, ideazione e realizzazione delle grafiche, le fotografie sono di Federica Di Benedetto, e la produzione è a cura di Luana Abbondandolo. La voce fuori campo, cameo all’interno dello spettacolo, è di Silvia Clio Cox.

Annalisa Civitelli

 

 

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