LUIGI la nuova “cosa” improvvisata degli Appiccicaticci

Il gioco dell’immaginazione

Storie. La fantasticheria è collettiva. Ognuno di noi si permette di entrare in un mondo irreale per creare e toccare la magia irripetibile, solo perché essa è unica. Ogni spettacolo è sempre diverso, per questo non si ripeterà mai una seconda.

Gli Appiccicaticci stupiscono ancora il loro pubblico, questa volta al Teatro Petrolini di Roma dal 14 al 17 gennaio, per quattro serate e, rispettivamente, cinque spettacoli.

Tiziano Storti, uno dei più grandi improvvisatori italiani, è accompagnato ogni sera da colleghi professionisti. Susanna Cantelmo per il primo appuntamento, a seguire Anonio Contartese e Antonio Vulpio. Nel pomeriggio domenicale vedremo Storti sul palco con Luca Gnerucci, e la sera con Fulvio Maura.

Scene sempre improvvisate, senza canovaccio alcuno, ma accompagnate dal solo frutto della sfrenata fantasia degli attori, i quali coadiuvati dal suggerimento del pubblico, una lettera e una parola, creano e sviluppano storie.

L’accompagnamento musicale del Maestro Andrea Torti alla tastiera, dà modo agli attori di esibirsi anche a livello canoro, inventando canzoni. Questo legame, improvvisazione – musica, si sta facendo strada, e lo consideriamo vincente, in quanto stupisce ogni volta.

Ci sarebbe piaciuto prendere parte a tutte le performance, per comprendere la diversità dei duetti, e le dinamiche delle fantastiche vicende, ma anche partecipare a due sole esibizioni è stato utile  per immergerci di nuovo in un mondo fantastico.

Abbiamo visto Tiziano Storti esibirsi con Antonio Contartese nel secondo appuntamento della mini rassegna, e con Fulvio Maura nella sera conclusiva.

I primi due lavorano sulla parola formica. Antonio Contartese segue la sua intuizione sedendosi sul palco, gioca con l’indice e il medio della mano. Una formica chiama il papà. Entra in scena Tiziano Storti e segue il compagno di viaggio.

Le vicende prendono corpo e, grazie alla consequenzialità, si passa da una all’altra, senza perderne né filo logico né concentrazione. Personaggi, dinamiche, passaggi temporali, legati tra di loro, sono l’ispirazione del momento. Senza interruzioni, fino a giungere alla conclusione.

Ascoltare l’altro è molto importante per creare fluidità nell’insieme affinché il pubblico possa rimanere affascinato dal contenuto che gli attori restituiscono. Come l’acuta osservazione di ciò che ci circonda a 360° è materiale a cui attingere, per inserire figure, non solo umane.

Interessante il gioco con le mani. Un’alternativa per far vivere due formiche in diversi contesti, sia casalingo che scolastico. Passare poi a un impiegato e un malvivente, a un’odalisca, a una coppia in crisi, a una famiglia di elefanti di cui Storti interpreta le movenze.

L’inventiva può tutto e, coadiuvata dalla buona mimica, fa si che ci si possa divertire con i pochi elementi a disposizione. Il corpo e gli indumenti indossati. La musica sempre adatta al contesto, si è ben amalgamata e, con il ritmo giusto e la melodia del momento, le brevi esibizioni canore sono state ben intonate.

Nella serata conclusiva, invece, abbiamo visto sul palco del Teatro Petrolini l’altra coppia di improvvisatori, Tiziano Storti e Fulvio Maura. Una fluidità senza pause, la quale ha rapito il pubblico, facendolo brillare di risate dall’inizio alla fine.

Una lettera, la S e una parola, sassofono. Ci siamo chiesti se l’inizio dell’improvvisazione fosse coerente con la scelta del pubblico, ma le suggestioni dell’istante non è detto che seguano sempre quell’indicazione.

Condotti dagli attori ci accorgiamo che lavorare sulle dimensioni, il luogo dove si sviluppa l’idea e dare vita ai personaggi, è la chiave del tutto. Ne nasce così un prete che dialoga con Dio, in una Chiesa americana, il quale desidera frenare la sua rabbia affinché non esploda.

Ci si ritrova amici romani in procinto di andare allo stadio per la partita. Sono in macchina e questa pian piano si rimpicciolisce sempre più, e due gemelli vivono nel grembo materno, discutendo su chi è più intelligente o più pratico, su chi dovrebbe nascere per primo. Quest’ultima, a nostro parere, è stata l’idea più riuscita e divertente.

All’improvviso l’interno di un supermercato, e poi gli strumenti musicali si sentono inferiori al Sax, in quanto è il Re. Seguono le note di un pianoforte. Il si bemolle si lamenta perché non viene mai utilizzato, disturbando il riposo degli altri.

Due canzoni inventate e create con l’accordo giusto nascono dalle due voci. Sebbene i tempi siano stati centrati secondo la circostanza, crediamo che le doti canore possano essere affinate e valorizzate.

Ogni volta, durante le creative performance, si impara sempre qualcosa. La voce produce idiomi del mondo. Inflessioni e suoni particolari. E le tecniche care a maestri, allievi e attori stessi, man mano si distinguono e si riconoscono nelle azioni, come il rallenty.

Buono l’accompagnamento musicale di Andrea Torti, che sembra però messo in secondo piano per la forte energia che i due improvvisatori comunicano.

L’empatia dirompente è sinonimo di intesa. Dimostrata in precedenza, in quanto Tiziano Storti e Fulvio Maura hanno già recitato insieme, quando sul palco tutto è lineare e fluisce nel giusto modo il divertimento è assicurato. E lo sguardo assertivo alla memoria gioca il suo ruolo, sempre.

Annalisa Civitelli

Si ringraziano Marta Galli per locandina e grafica, e Fabio Serra, Tecnico Audio

 

 

 

 

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