Matrimonio extravegine

Manca sempre qualcosa

Dinamiche attive e passive disegnano una commedia semplice, ma ricca di significato, ritmo e ilarità. Quattro personalità a confronto: donne e uomini secondo standard preconfezionati, dai quali distaccarsi sembra essere davvero faticoso. Generazioni a confronto.

Tre serate all’insegna di un puro sarcasmo insito nell’estro di Angelo Sateriale, autore di Matrimonio Extravergine, al Teatro Kopó di Roma dal 15 al 17 aprile.

Con questa commedia si vuole dare molti spunti, se si è predisposti a captarne il recondito, e soprattutto chiederci come poter migliorare i nostri rapporti, non solo quelli di coppia.

Lo stesso autore, Angelo Sateriale, è in scena con Giulia Linari, Claudio Boschi e Maria Elisa Barontini. Due coppie a confronto. Alfonso e Sara, Peppino e Maria.

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Di per se la storia sembra banale, ma più essa va avanti, più assume corpo, e ci si accorge di quanto sia difficile la relazione a due, con tutte le sue difficoltà, diatribe e eludendo i desideri di chi abita intorno a noi.

Lui e lei: un dialogo su whatsapp basato su malintesi, sul detto e non detto, su un uso ormai comune. Gli ospiti: molto cattolici, attaccati agli stereotipi, già controsenso del mondo che viviamo, non possono sentire parlare di sesso (sono ancora vergini dopo 15 anni che stanno insieme).  Richiamo religioso, legato alla finta moralità, e che in realtà mascheriamo sotto forme di apertura mentale?

Quattro caratteri differenti, quattro figure che vorrebbero imporre quello che pensano agli altri, su quell’insofferenza nel non sopportare le differenze di ognuno e non accettarle. Donne e uomini. Due modi di affrontare discorsi importanti assolutamente dissonanti.

Come si possono arginare i problemi? Come non scappare al primo ostacolo e non disorientarsi di fronte la verità? Come si può smettere di guardare ciò che hanno gli altri più di noi? Cosa ci piace dell’altro, senza costrizioni e riconoscendo spontaneità? Si è sempre pronti al matrimonio? E a inseguire i propri sogni?

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Cartucce sparate e seminate tra gli astanti che si palesano con risate scoppiettanti, perché il testo è davvero divertente, e per questo motivo può permettersi di toccare i temi sociali (che riguardano tutti) con profonda ironia.

Ci vuole intelligenza e essere svegli per vivere in questa società. Stupidità e furbizia messe in discussione, sebbene i voti alti all’esame di stato. Il lavoro, le offerte e le contraddittorietà. Con il posto fisso si sta sempre lì, mentre il lavoro a provvigione rende tutto adrenalinico.

Ci divertiamo con giochi di parole, controsensi, associazioni, aneddoti e metafore dentro le quali l’ansia è padrona dell’insieme anche per trattare con la tecnologia, e soprattutto nel desiderio di voler a tutti i costi un bambino.

Confrontarsi diventa una necessità, ma ci si trova di fronte a Maria e Peppino, i quali pur amandosi con gli occhi non sono mai stati capaci di avvicinarsi e toccarsi; la storia si ribalta e Sara si ritrova ad aiutare la coppia offrendole la sua camera da letto.

Il finale aperto lascia a noi immaginare cosa può essere accaduto all’interno delle quattro mura. Non ci poniamo il perché di una risoluzione, ma cerchiamo di mettere in ordine i fattori per trarne sempre sviluppi necessari alla nostra crescita personale.

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Buona la recitazione e ben cadenzata, si forgia di ritmo e di dinamiche esilaranti, avvalendosi di eloquenti espressioni facciali. Claudio Boschi in parte con il suo personaggio, e Giulia Linari che esibisce spocchia, fastidio e risentimento, addolcendosi verso il finale. Angelo Sateriale, con il suo dialetto napoletano stupisce sempre con i modi di dire, mentre Maria Elisa Barontini lavora bene i suoi blocchi con rigidità e terrore.

Potremmo però provare a presentare lo spettacolo in uno spazio più grande, tanto da permettere libertà di movimento e espressione corporea, divincolandosi con margine all’interno della predisposta scenografia.

Annalisa Civitelli

 

 

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