M:dea

L’immortalità del mito greco tra passato e presente

Madre disperata, moglie tradita e ripudiata, esule da sé stessa e dalla sua terra. Il personaggio di Medea visto con gli occhi della contemporaneità incarna la disperazione di ogni donna ferita nell’estremo tentativo di sottrarsi a un destino avverso

Nella suggestiva cornice di Casale Malborghetto (provincia di Roma), per la rassegna Teatri di Pietra, il 13 giugno Vittoria Faro ha portato in scena la performance elettronica M:dea, prodotta da TestaccioLab.

_DSC4803Frutto della collaborazione tra la stessa Faro e la drammaturga Matilde D’Accardi, il testo è strutturato in quattro quadri preceduti da un prologo e attinge a molteplici fonti letterarie: l’Antico Testamento, il Vangelo delle streghe di Leland e La rechereche proustiana, oltre all’originale di Euripide. Il risultato è una performance dall’intenso impatto psicologico che attualizza il mito greco enfatizzandone tormenti e passioni in un flusso unico di pensieri.

Spalle al pubblico,  Medea è in procinto di introdurci al dramma. Accovacciata, coperta da un velo nero, braccia aperte e capo chino. Il silenzio e l’apparente tranquillità, suscitate dal rumore del mare in sottofondo, sono in realtà la dolorosa cornice entro la quale si ambientano gli eventi. Pensieri e sentimenti di una donna straziata e ferita, sono presentati agli spettatori attraverso dei flashback narrativi in una dimensione tra l’onirico e il mistico. Negli occhi, il dolore e la disperazione di un disonore.

_DSC4826Dea della magia e degli incantesimi, Medea s’innamora di Giasone, eroe alla guida degli Argonauti per la conquista del Vello d’Oro. Per amore combatte al suo fianco, sfidando il proprio padre, rinnegando la famiglia e uccidendo il proprio fratello, fino a farsi esiliare. Profuga, giunge a Corinto con i due figli avuti da Giasone durante il viaggio. Creonte, Re dell’isola, convince Giasone a ripudiare Medea per sposare sua figlia Creusa, minacciando al contempo Medea, che si oppone a tale disegno, di vendicarsi sui suoi figli. Di fronte al suo destino, Medea decide di compiere l’infanticidio che avrebbe spezzato il suo legame con Giasone e ricomposto quello con gli dèi.

La prestazione della Faro è valorizzata da numerosi elementi artistici e scenografici, primo tra tutti quello prettamente musicale. Il silenzio, spesso presente, si alterna a melodie ed onomatopee primordiali, arcaiche, quasi meditative, nonché a campionature electro – ambient. Anche i voice off, realizzati insieme a Martino Duane, amplificano il pathos e la tensione emotiva con i quali l’attrice interagisce di continuo.

_DSC4818L’abbigliamento total black, molto d’effetto, sottolinea la metamorfosi di Medea nel suo essere donna, madre, strega e carnefice. La bellezza della location ed i suoi arredi in legno e pietra, ideali per rappresentare un classico della letteratura antica, sono ancor più esaltati da giochi di luce sui toni del blu, del rosso e del viola. Con puntamenti dal basso, giochi d’ombra e proiezioni suggestive deformano il contorno di persone e oggetti.

Come nel teatro antico, molta importanza viene data al corpo, in particolar modo al viso e alla maschera, enfatizzati anche dal trucco nero di occhi e labbra. La Faro, precisa nel controllo di mimica e movimento, sembra deformarsi assumendo pose che incarnano lo strazio e il tormento di Medea. Sgranando occhi e bocca, si contorce, cammina e danza sui ritmi ossessivi in un parallelismo storico – sociologico tra antichità e modernità.

Archetipo di una femminilità senza tempo, icona della contemporaneità, immortale nel dramma che conduce alla catarsi, la Medea di Vittoria Faro è l’emblema del coraggio e della passione: una donna come molte altre che, da sempre e per sempre, trova la forza di espiare le proprie colpe per non soccombere ad un destino avverso, la cui via di fuga è quasi sempre nel sacrificio estremo ed incondizionato.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

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