Otto

Il passaggio del filo di perle

Otto analizza le illimitate possibilità delle relazioni d’amore, che assumono diverse forme e contenuti, a seconda dei contesti presi in considerazione. L’idea che ne viene fuori è la circolarità del sentimento che mai ristagna, ma rivive e si rigenera in vesti e contesti differenti

Otto, è una lunga favola con otto protagonisti, quattro storie e due anime che si rincorrono in più vite. L’amore che si rigenera e fluisce nei secoli, incarnandosi nelle diverse esistenze, è rappresentato dall’8, simbolo dell’infinito, come sembra infinita la storia d’amore che passa tra i due individui.

Testo di Roberta Calandra, per la regia di Antonio Serrano, è in scena al teatro dei Conciatori di Roma fino al 16 maggio, e analizza le infinite possibilità di espressione delle relazioni d’amore, che assumono diverse forme e contenuti, a seconda dei contesti presi in considerazione.

I due protagonisti, infatti, si amano impetuosamente nei panni di Philippe e Olympia, (la rivoluzionaria autrice della dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine) durante la rivoluzione Francese; si accarezzano e discutono di poesia e di versi nelle vesti di Gabriel e William, due poeti romantici dell’ 800 (personaggi ispirati a John Keats e Percy B. Shelley); si ritrovano poi come Milena (Milena Jesenskà “l’amica di kafka”) e Greta nella disperazione di un lager, per finire ad amarsi come un uomo e una donna contemporanei, Giacomo ed Elena.

L’elemento scenico che unisce i protagonisti (tranne per la scena di Milena e Greta) è un enorme letto, sbilenco e sfatto, dove si consumano passione, rancore, dolcezza, impeto e rabbia, sfumature diverse di un unico e più grande sentimento.

Non c’è mai una reale identificazione con un personaggio, e l’dea che ne viene fuori sono i diversi contenuti che l’amore può assumere e la circolarità del’emozione che mai ristagna, ma rivive e si rigenera in vesti e contesti differenti.

Con il passaggio del tempo, nei personaggi, cambia anche il linguaggio come l’espressione dell’animo: impetuoso, romantico e “impossibile” nei primi due quadri, disperato nel terzo, e reale, concreto, e moderno nell’ultima storia.

I quattro attori (Stefania Barca, Caterina Gramaglia, Franco Mirabella, Nicolas Zappa) che interpretano i protagonisti in differenti contesti storici, riescono a calarsi perfettamente nei rapporti, difficili e tormentati, che ogni quadro storico comporta, e le loro storie sono legate da un unico elemento: una collana di perle.

OTTO

Proprio come il numero otto, il filo di perle è un simbolo, (unico emblema materiale) il quale rimane e passa tra gli interpreti con lo scorrere del tempo, quasi a testimoniare l’aspetto tangibile e reale del sentimento.

Il “passaggio” del filo di perle, simbolicamente, rende il pubblico partecipe di una sola storia: si viene catapultati da un’ epoca ad un’ altra, ma la collana, oggetto prezioso che viene consegnato, regalato, rifiutato, e utilizzato da Elena come giocattolo da maneggiare contro le ansie moderne, resta intatta, nonostante il tempo trascorso.

L’originalità di Otto, è nel pensiero che vive nel testo (il sentimento che si incarna nel nuovo) e nell’effetto sorpresa: la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un unica storia, è graduale, e viene fuori, solo nella fase finale, quando i protagonisti stessi, parlano di un unico grande amore che si rincorre nei secoli.

Buone le prove degli attori, e ottima resa scenica per un testo originale ed efficace.

Sarah Mataloni

 

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