Pasolini a Villa Ada

Monologo a lume di candela

L’amicizia tra Pier Paolo Pasolini ed il poeta romano Giorgio Manacorda custodita in un carteggio fino ad oggi inedito e raccontata dall’attore Ivan Festa in occasione della ricorrenza del compleanno dello scrittore e regista friulano.

Tratto dall’omonimo romanzo del poeta e scrittore Giorgio Manacorda e andato in scena il 5 e 6 marzo all’Impact Hub di Roma, il monologo Pasolini a Villa Ada è un delicato quanto intenso susseguirsi di quadri narrativi che Ivan Festa racconta allo spettatore con estrema delicatezza e sobrietà.

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Un insieme di impressioni, sensazioni e riflessioni personali nel ricordo della figura di Pier Paolo Pasolini con l’intento di offrire al pubblico una veste non convenzionale del poeta e regista del neorealismo italiano, descrivendone un profilo intimo e personale fuori da ogni paradigma, mediato dall’amicizia profonda e silenziosa con lo stesso Manacorda.

Dapprima girato di spalle, seduto su una panchina, poi in piedi, libero di muoversi su un tappeto di foglie, in uno spazio – non spazio scenico che riproduce il parco pubblico di Villa Ada. Illuminato solamente dalla tenue luce di qualche lume e di poche candele, Ivan Festa interpreta lo stesso Manacorda nel momento in cui lo scrittore Renzo Paris lo informò della presenza di una lettera, appena pubblicata sul quotidiano “La Repubblica”, nella quale Pasolini raccontava la loro amicizia ed i loro trascorsi umani e personali.

Poco meno di tre quarti d’ora di performance per un racconto fatto di pudore e di rispetto, di purezza e sensibilità non strillate ma ben presenti. Una storia il cui primo incontro risale agli anni dell’attivismo politico di Manacorda presso l’associazione Nuova Resistenza, dove i due si conobbero.

_DSC1977Il racconto di una timida quanto profonda amicizia fatta di poesie, di lunghi silenzi e di poche ma semplici parole, quelle parole che tra Pasolini e Manacorda furono spesso oggetto del contendere durante le loro digressioni in materia di arte, letteratura, politica e psicanalisi, e che condizioneranno inevitabilmente la loro amicizia nel corso degli anni.

Dal punto di vista prettamente drammaturgico, l’atto unico è ben più di un semplice adattamento teatrale di un testo letterario: la sensibilità di Ivan Festa, la sua coerenza e la pertinenza filologica nel comporre il monologo consistono nel non lasciare tutto al caso ma nell’assemblare minuziosamente ogni dettaglio, così da enfatizzare l’aspetto più privato ed intimista della narrazione.

All’essenzialità scenografica, fatta di un’intensa penombra che avvolge e coinvolge attore e spettatore, densa di parole dette con un tono di voce misurato, fa da contraltare un’attenzione particolare per la scelta delle musiche, tutte provenienti dai capolavori cinematografici diretti da Pasolini, che introducono i diversi momenti di riflessione in maniera mirata ed efficace. L’azione scenica risulta così sempre scorrevole, lineare e ben fruibile dallo spettatore, forte anche di tempi e ritmi performativi ottimali.

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Ivan Festa rende così omaggio ad uno degli autori più amati ma anche più contestati del nostro tempo, anche qui scegliendo una data non casuale ma la più importante e celebrativa per segnare la presenza nel mondo di ciascun individuo.

La semplicità e l’intimismo con cui egli ci accompagna nel ricordo di Pasolini sono quindi una chiave indispensabile per farci addentrare nella dimensione del ricordo, in quell’angolo della memoria che non dimentica, che ancora brama, vive, si emoziona e un poco si spaventa di fronte al voler rimanere sé stessi, fedeli ai sogni e ai veri ideali che ogni cuore custodisce e protegge.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

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