Per adesso… Basta così!

Basta rapinare emozioni

Una visione personale che lo stand up comedian offre al pubblico con pulizia e eleganza, senza uso di volgarità alcuna . Argomenti consistenti: tra una riflessione e un’altra l’autore del monologo scompiglia le nostre menti, ridestandole con urla liberatorie e senza limiti

La stand up comedy continua a farsi strada nei teatri italiani. Mauro Fratini, uno dei protagonisti di questo nuovo concetto di comicità, si è esibito al Teatro Cometa Off il 10 e 11 maggio nel suo one man show: Per adesso, basta così.

Come di consueto i temi dissacranti hanno caratterizzato il monologo tra religione, sesso e politica, contestualizzando la società basata su radicati atteggiamenti mentali, che bisognerebbe essere capaci a ribaltare e superare.

L’attore confida nell’intelligenza del pubblico, e rispettandola, incita a urlare per sfogare rabbia e umori, chiedendoci di dare il massimo come Renzi lo pretende dall’Italia. Essere intelligenti in questa società è un serio problema: essa non si compra, anzi, si potrebbe peccare di presunzione.

Mauro Fratini crea una catena, un filo logico dal quale è difficile fuggire. Viviamo nella paura e nel terrore perché chi governa cerca di forviarci; viviamo in mezzo a violenza e povertà, mentre invece potremmo fare molto insieme per condividere la gioia di vivere.

Per ricominciare da capo basterebbe stancarsi di sé stessi, creare uno spiraglio che porti a un’evoluzione sociale e lavorativa: una sorta di scatola – apri e chiudi – buttando via il marcio. Perché si sa, la mente è piena di ciò che ci hanno raccontato, sia su di noi sia sul mondo.

Un monologo che fa vibrare i cuori, in quanto – secondo l’autore – solo l’amore ci salverà, ma a pagamento non vale. Riconoscendo che gli orgasmi possono essere ogni momento della vita, ci invita a non rapinare le emozioni, l’anima agli altri, a scippare la fiducia degli amici, a non giudicare la prole e a non rubarci da soli ponendoci dei limiti.

Fratini, oltre che suggerirci di non cambiare le nostre personalità e mantenere fissi i nostri valori, confronta il ruolo di padre con i quattro tempi della motocicletta: aspirazione, compressione, espansione e scarico. Nel cercare di dare tutto e nell’essere sempre presente durante la crescita dei figli, invita a non anticiparne i desideri, in quando neanche si sa quali siano.

Se si tornasse indietro di 25 anni, magari, saremmo in grado di leggere e comprendere quanto la cultura possa coadiuvare al cammino necessario della collettività. Chiede a Dio come è la vita lassù: secondo il suo parere, siamo già morti. Seguiamo la corrente con passività, l’ansia ci assale di continuo, il bisogno di acquistare qualcosa è consuetudine, e forse i bradipi si divertono di più di noi, ma lentamente.

Abbiamo paura della morte o di questa vita? Aneddoti, immagini, discorsi utopici diventano un tutt’uno dentro l’omologazione che ci rappresenta. Abbandonare il conformismo è faticoso, si rischia di essere originali. Fa troppo comodo quando non faticando, si vive senza responsabilità.

Così, contro una precarietà accennata e contro l’essere vulnerabili e fragili, ridere diventa la miglior cura.

Annalisa Civitelli

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