Pinocchio inconsciamente alchemico

Un burattino del nostro tempo alla ricerca della verità

Il percorso di crescita non è mai unitario, piuttosto è fragile e disseminato da mille ostacoli. Se poi l’ambiente in cui si matura è anche ostile e spietato, diventare grandi può rappresentare una vera e propria lotta per la sopravvivenza

_DSC2713Al Teatro Tor di Nona di Roma, dal 16 al 24 aprile è andato in scena Pinocchio inconsciamente alchemico, per la regia di Viviana Di Bert, spettacolo nel quale la celeberrima storia del burattino di Carlo Collodi trova nuovi canali espressivi per una trasposizione teatrale fortemente divergente dagli intenti narrativi e pedagogici originari.

La stessa regista ha voluto offrire una rilettura molto personale delle avventure di Pinocchio, a cominciare dall’assetto emotivo e psicologico di ciascun protagonista: un salto nel buio, sicuramente, che suscita curiosità nello spettatore ma che al contempo risulta spiazzante e, per certi versi, porta con sé anche un retrogusto amaro.

Geppetto ( Giulio Gioia ) è un senzatetto che vive per strada e si procura il cibo rovistando nella spazzatura; il suo desiderio di paternità si realizza quando costruisce il suo amato burattino Pinocchio ( Francesca La Scala ), che tutto gli dimostra tranne che gratitudine per la vita ricevuta. Arrabbiato, ribelle, frustrato, Pinocchio vorrebbe un martello per spaccare tutto ciò che lo circonda. La sua vita gli va stretta: l’unica soluzione è la fuga.

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Pian piano, però, si fa strada la coscienza: è il Grillo Cabiria ( Giulia Pinzari ), personaggio in tacchi a spillo tra il perverso e il depresso, paradossalmente ben poco raccomandabile. I suoi, più che saggi consigli, suonano come pesanti accuse che rinfacciano a Pinocchio i suoi continui e molteplici fallimenti.

Pinocchio è continuamente vittima della sua stupidità, dapprima appeso, inerme, nel teatro dei burattini di Mangiafuoco ( Annagiulia Stazi ), poi incosciente succube di una Volpegatto ( Valeria De Matteis ) capace di divorare il suo socio in affari pur di portare a termine i suoi loschi piani, ammaliatrice tanto sensuale quanto infida…E la Fata Turchina dov’è?, recitava la canzone.

La Fata Tv ( Federica Guerra ) è assai cinica e poco propensa ad aiutare Pinocchio, piuttosto specula sulle sue sventure rendendole di dominio pubblico come nei peggiori programmi – spazzatura televisivi.

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Il burattino cerca conforto in un Paese dei Balocchi artificiale insieme al suo nuovo amico, Lucignolo tossico ( Stefano Pompili Rossini ), ma stavolta il pericolo è dietro l’angolo: solo l’amore di Geppetto potrà impedire la tragica fine del burattino.

Dal punto di vista tecnico vi sono diversi espedienti che sovvertono le aspettative dello spettatore: uno su tutti, il fatto che alcuni personaggi siano interpretati da donne ( il Grillo, Mangiafuoco e lo stesso Pinocchio ). La scenografia è praticamente inesistente ( fondo nero, sacchi dell’immondizia e uno sgabello utilizzato in più modi dagli attori ), mentre le musiche sottolineano in maniera adeguata i pochi momenti salienti della performance. Il disegno luci di Fabrizio Cicero è essenziale e attira efficacemente l’attenzione sui singoli protagonisti agevolando il cambio di ambientazione scenica, che peraltro già gode di ritmi e transizioni rapide grazie ai dialoghi serrati.

_DSC2754Il percorso di crescita dell’individuo non è mai unitario, piuttosto è fragile e disseminato da mille ostacoli. Se poi l’ambiente in cui si cresce è anche ostile e spietato, diventare grandi può rappresentare una vera e propria lotta per la sopravvivenza: mors tua, vita mea. E proprio in questo risiede l’alchimia del protagonista, in quella trasformazione che lo porta a trasformarsi in un bambino vero attraverso un percorso inevitabile di dolore e di continua resilienza.

Nel lasciarci interdetti, con degli interrogativi irrisolti e con la sensazione che manchi ancora qualcosa a rendere questo progetto realmente innovativo, va comunque riconosciuto il merito a Viviana Di Bert di aver portato in scena uno spettacolo coraggioso e indubbiamente controcorrente, grazie al quale riflettere su peculiarità e paradossi dell’animo umano.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

 

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