Più (+) o meno (-) io

L’eterna intima voce della chimica

Una figura mancante di un pezzo, suo padre. Una presenza stabile, quale dovrebbe essere, per elaborare crescita e maturità. Non sempre è così. Si fanno i conti con la sofferenza, il contesto, e il colmare buchi, che chissà come vengono ri-sanati.

In locandina un manichino di legno. Di quelli che si usano per studiare anatomia o per disegnare figurini. Rigido e mobile allo stesso tempo. Comunica costruzione-distruzione e composizione-scomposizione del corpo. Questa la chiave di lettura prima che la performance inizi.

Francesca Romana Miceli Picardi è un quadro di sé stessa. Spaccato della sua vita privata dedicato al padre, sofferente per anni di depressione bipolare.

Con Più (+) o meno (-) io ci presenta un’altalena emotiva dalla quale si esce destabilizzati, quel tanto che basta a comprendere l’ipocrisia della società e a domandarsi quanto può essere soffocante la malattia per chi vive accanto a chi soffre.

Difatti più che la recitazione e il contesto generale, quali a volte nello spazio si perdevano dissolvendosi, risalta il messaggio intrinseco. La voce registrata, chiusa dello spettacolo, possiamo considerarla, per esempio, la spiegazione a tutte le circostanze createsi nello sviluppo della depressione bipolare.

E’ pura questione di chimica. Noi siamo materia. Ognuno di noi è sostanza a se, e la chimica è quell’equilibrio che bilancia lo stato umorale. E se salta un elemento le schegge impazziscono.

Ma se la voce registrata fosse stata l’anticamera dell’esibizione, che impatto avrebbe avuto sul pubblico? E se avesse ribaltato l’ottica della performance, rivoluzionandola, donando un tocco di originalità?

Troviamo, infatti, che avrebbe avuto più senso se la storia fosse stata vissuta e raccontata da un punto di vista esterno, tanto da acquistare linearità e corpo, invece di interiorizzare l’esperienza e portarla sul palco, interpretandola come se la malattia avesse riguardato un Io immaginario.

Il buio iniziale sembra disorientare. Si prende posto. Flash di luci, abbagli. Amore, sesso. Impadronendosi anche si sé stessi. Turbinio della mente in cui dosare le emozioni, impetuose. E’ imperativo.

Un letto. Un lenzuolo bianco in terra. Bianco e nero. Il candore, la semi oscurità. O la morsa che distrugge, o l’anima che accarezza.

Un indefinito necessario. Confusione che crea disorientamento plasmandosi fra crudeltà, affanno, calma, dolcezza e poesia pressanti. I pensieri non trovano ordine dalla loro origine, e stati d’animo alternati non donano pace.

Disordine da riordinare su ripetitività, ossessioni, e inciampi sulla vita, perdendosi, a volte, in frammenti di dialogo emarginati e lasciati lì, a loro stessi. Si rincorre qualcosa. Una corsa affannata e continua, ma verso cosa?

La mancanza d’aria, per chi soffre, è la negazione del profondo. Un insieme non silenzioso nella mente porta a vivere attimi, stordimenti momentanei in luoghi non luoghi, come l’entrata della metropolitana.

Lara Panizzi, compagna di viaggio, cammina frettolosamente in lungo e largo. Non si cura di chi è stravolto e perduto. Scuote, percuote, calpesta. La folla in una persona sola. E noi respiriamo claustrofobia. Di seguito si accovaccia sulla schiena della Miceli. Due in uno. L’anima, la sua guida. Le sussurra: respira, calmati, accarezzati, cerca di volerti più bene. Placa i pensieri sui bla, bla, bla, quali inondano la mente del male che attanaglia.

Dunque, vite dentro altre come le matrioske. Per quanto l’amore e la forza possano aiutare non sarà mai abbastanza l’aiuto verso queste persone. Dissacrante la fine. Forzata e non necessaria al contesto, per far luce, forse, a una religiosità che può liberare dal male e da quelle urla interne che mai trovano conforto.

Con lo spettacolo Più (+) o meno (-) io, scritto e interpretato da Francesca Romana Miceli Picardi, affiancata da Lara Panizzi, codiretto dalla stessa attrice, Lara Panizzi e Gaia De Grecis, aiuto regia Gaia De Grecis e Manola Rotunno, l’occhio è rivolto a una malattia cattiva e spietata.

L’intento è farlo girare cercando di organizzare dibattiti approfonditi per supportare le famiglie e i malati stessi in contesti idonei, affinché il dolore non riempia ancora labili spazi.

Ci auguriamo che questo spettacolo cresca nel migliore dei modi, e possa essere rifinito nei punti essenziali, per non cadere nella trappola della sofferenza emotiva, della mancanza di una figura maschile di rilievo, e del troppo coinvolgimento.

Più (+) o meno (-) io, al Teatro Tor Di IX di Roma dal 23 al 28 febbraio

Annalisa Civitelli

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