Tutto è già qui

Desiderare, raggiungere, essere

Credere in sé stessi per fare bene con quello che si sa fare meglio. L’artista prende spunti dal coaching trasformazionale. Imparare a cadere per rialzarsi e mettere in discussione i presupposti. Sperimentazione sul palco.

Una sola data per Tutto è già qui. Il 25 novembre al Teatro Trastevere di Roma. Un esempio di Teatro Trasformazionale, un progetto innovativo di Erica Muraca.

L’attrice mette il suo pubblico di fronte un’esperienza di vita. In questo caso racconta di una pattinatrice, Adriana Sernini, la quale dopo un incidente stradale perde la gamba sinistra a causa di un’amputazione.

Il sentimento di perdita della sua vita è forte, come lo sconforto. Buttandosi giù non fa altro che essere ferma e tutte le mattine sono faticose da affrontare. In palestra non pensa e viene a conoscenza di una trilogia di libri, un manuale per una nuova vita.

Tutto è già qui sembra suggerirci che bisognerebbe imparare a osservare ciò che abbiamo intorno. Vedere. Figurarci le situazioni che si desiderano affinché si avverino, arrivino a noi e quindi viverle al meglio. Anche gli incontri si identificano. Adriana si affianca a Laura Stainar, ex campionessa di pattinaggio. Esercitandosi con tenacia, riesce a raggiungere ottimi risultati.

Non sempre, però, l’aiuto esterno, gli altri che credono in te, la lettura di libri motivazionali o pregare Dio può essere la chiave per trasformarsi. Dipende tutto da noi. Scegliere. Saper perseguire l’obiettivo, saperlo dimensionare con il giusto equilibrio per poi raggiungerlo.

Non abbiamo trovato consono rivolgersi a Dio come se Lui potesse tutto in quanto il nostro muoverci smuove la vita, le esperienze e le occasioni. Anche l’uso dei video per delle sole frasi non è stato del tutto soddisfacente ai fini della performance stessa.

Uno spettacolo mancante di struttura registica, drammaturgica, recitativa e con un filo narrativo piatto e pesante. Gli argomenti sono stati trattati con poca enfasi e soprattutto basandosi sull’idea di convincere le persone che sempre si riesce a vincere.

L’opinione che ci siamo formati durante l’esibizione la ritroviamo coerente agli spunti del coaching trasformazionale che la Muraca fa suoi. Dallo sconforto si passa a rivolgere lo sguardo a un’altra realtà, quella positiva in cui le proprie capacità vengono trasformate e utilizzate al meglio.

Una considerazione viene spontanea. Anche soli, durante il corso della propria vita, si arriva a comprendere queste ideologie. Ingegnarsi significa impegnarsi e non mollare.

Ci auguriamo che Erica Muraca possa trovare il percorso idoneo per proporre il suo progetto a un pubblico più ampio, donarlo di una voce personale e caratteristica, come anche saperlo veramente trasformare su altri toni, più intensi e convinti, per motivare ognuno di noi a vivere quello che stiamo cercando.

Annalisa Civitelli

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