Un Tango Màs

L’arioso tango

Si entra in un campo ottico particolare. Tramutare immagini in parole e sulle quali si è potuto sognare non è facile. Un piccolo viaggio d’amore, tra tango a terra e in aria, fatto anche di poesia, prende forma, così, uno spettacolo che ha la potenza dell’acrobatica aerea e la sensualità del tango.

Una sola data per uno spettacolo che ancora una volta ci fa entrare nel visivo. Solo attraverso gli occhi possiamo accostarci alla danza, in questo caso il tango amalgamato all’acrobatica aerea.

Marzo così, si conclude al Teatro Furio Camillo per Un Tango Màs. Due protagonisti spagnoli, Laura del Mar e Dario Ayala, ci hanno fatto conoscere la loro arte e il loro essere artisti.

Un lavoro delicato e ricercato, coadiuvo per chi è del mestiere, per comprendere tecniche, movenze e sicuramente fonte di nuove idee.

La scena è spoglia, pochi elementi si muovono e vengono sistemati dai ballerini affinché i loro passi possano posarsi su una sedia, un tavolo, un cubo di legno, e il palco stesso.

Divertente l’inizio in cui i performers simulano una doccia per poi prepararsi all’appuntamento, dal quale si dipanano piccoli quadri, inducendo al pensiero di un incontro. Sempre fuggevole all’inizio, ma con il tango nel sangue, man mano si trasforma in desiderio e passione, con più vicinanza. E la milonga è protagonista.

Dario Ayala

Sfuggevolezza: ci si copre il viso per non realmente guardarsi; si volteggia irraggiungibili, come apparizioni si svanisce poi. Gli incontri fugaci non permangono per essere trascinati, e solo alla fine ci si abbandona alla passione e al sentire.

Un piccolo viaggio d’amore, tra tango a terra e in aria, fatto anche di poesia mediante versi espressi a voce, rigorosamente in spagnolo. Prende forma, così, uno spettacolo che ha la potenza dell’acrobatica aerea e la sensualità del tango.

Tango, arte circense e acrobatica aerea si assemblano, nonostante dei vuoti scenici abbiano disorientato lo spettatore, in quanto non sapeva dove era condotto dai due performers, peccando di un equilibrio mancato.

Si entra sempre nel visivo. Tramutare immagini in parole e sulle quali si è potuto sognare non è facile. Ma a nostro giudizio la performance, malgrado delle forzature (ad esempio il ballo sul tavolo – spazio nonostante tutto intimo e ristretto), per poi passare a una sedia e uno sgabello, nel complesso possiamo considerarla armoniosa.

Sicuramente da rivedere per renderla più stabile, eliminando il superfluo e riempiendo in altro modo quei vuoti con più sicurezza e determinazione.

Annalisa Civitelli

 

 

 

 

 

 

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