Un uomo a metà

La vissuta virilità

Dagli articoli religiosi, alla pudicizia, alla scoperta della propria mascolinità. Sul sentirsi forti e invincibili agli occhi degli amici e della società. Soprattutto di fronte sé stessi per essersi uniformati agli stereotipi indotti. Ma il giusto per noi qual è?

Su una poetica bianca si apre lo spettacolo Un uomo a metà. Gianluca Cesale interpreta Giuseppe Rossi. Al Brancaccino di Roma, dal 11 al 14 e il 18 e 19 febbraio di Giampaolo G. Rugo, per la regia di Roberto Bonaventura.

In attesa, l’attore in scena traccia un quadrato mediante passi, lo delinea e cambia direzione. E’ già personaggio. Nasconde in se la poesia di un mondo insicuro quale si paleserà nel corso dell’esibizione, una produzione Castello di Sancio Panza e Fondazione Campania dei Festival.

Giuseppe, rappresentante di articoli religiosi in gesso, avanza poi dal buio verso il pubblico, lasciando alle sue spalle una statua della Madonna. Immobile sul punto di fuga.

Ci racconta la sua vita con dolore, gioia, passione, compassione e vittoria. Gli esordi professionali come venditore di articoli religiosi, la famiglia, il nonno fascista e un soldino per un gelato solo per cantare l’Inno nazionale a memoria.

Poi Maria e la prima infatuazione. Gli anni del calcio e la sua disfatta cercata e voluta. Da lì un destino creato, nuovo e rincorso. Correva, correva, correva Giuseppe. E la sua rabbia esplode come il ricordo di quel mondo così falso e effimero. La sofferenza solca le guance. Ora, zoppo.

Sarebbe divenuto famoso, ma per volere di chi?

Una scena spoglia, a cura di Francesca Cannavò, mano a mano è riempita con un uomo morto per la giacca, una sedia, un bagno piedi, e una valigia. Tutti bianchi. Tutto immacolato, come l’anima. Come gli oggetti che vende.

Immagini chiare si estendono di fronte ai nostri occhi. In compagnia della statua del Sacro Cuore di Maria, Gianluca Cesale riesce a esprimere un senso di candore nel quale lo spettatore ne esce ammaliato.

Scorrono, infatti, dal monologo, figure immaginarie davanti ai nostri volti. Sofferenze, sessualità. Come se quest’ultima fosse il punto cardine da vivere e esercitare per l’essere vivente.

Giuseppe si innamora di Maria. Pianifica il futuro. Lo vede all’orizzonte. Sbaglia, però, i suoi calcoli. Stanno insieme senza stare insieme. Forse qualcosa si sistemerà con il matrimonio, pensa. E anche il sesso. Ma, ghiaccio.

Di fronte la nudità di Maria, Giuseppe non è virile. Perché? La grande ombra della statua di Maria si palesa facendolo sentire piccolo piccolo.

Scopre la sua virilità nel rosso della passione e di eccitazione, sblocco durante la sera dell’addio al celibato. Trasformandole in una rincorsa verso il destino, fino all’epilogo cruento e crudele, nel corso della vita sono irrefrenabili, per raggiungere il desiderio vissuto.

L’ombra della statua sparisce, quasi ad aver allentato quelle catene che imprigionano. Per non affliggersi più ci si libera di esse. Ora si è normali di fronte gli amici. Si è virili di fronte la società.

La doccia. Dentro in catino l’acqua scorre dalla testa in giù. Lo sporco interno è viziato. Si cambia aria; al matrimonio si brinda poi, e i vari personaggi si appropriano del loro respiro e caratteristiche.

E Battisti. Si intonano versi. Nel momento intimo. Mimica, suoni, situazioni, ambientazioni. E’ un continuo vedere di fronte a noi. L’uso degli elementi di scena è essenziale. La sedia, poggiata a terra dolcemente, come una donna accucciata, è carnale.

Una metafora della fortuna. Di quale fortuna si parla? Ognuno è artefice del proprio destino. Si sceglie di stare accanto, ma le azioni non si possono prevedere.

Uno spettacolo, vincitore del Napoli Fringe Festival 2015, dal quale si evince come la sicurezza e il proprio potere riescano a emergere scoprendo sé stessi mediante qualità nascoste e sopite. Una forte rivoluzione interna, quindi, può determinare forti energie.

Fondamentale, tuttavia, è trovare un equilibrio che aiuti a controllare comportamenti, quali, a volte, scaturiscono grazie all’impeto del momento.

Annalisa Civitelli

 

 

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