Una volta nella vita

Quattro morti e un obitorio

Commedia grottesca e singolare sulla morte, con un finale catartico e inaspettato. Una storia brillante, scandita da dialoghi serrati, fino all’ultima battuta. Assolutamente da vedere, perché diverte ma allo stesso tempo fa riflettere sul significato della vita e della morte

Tre uomini si risvegliano in un obitorio, senza ricordare nulla del perché si trovino lì, avvolti da un lenzuolo e una targhetta all’alluce del piede. Accanto a loro una donna in evidente stato di confusione. Riusciranno a scoprire cosa è successo e perché non ricordano nulla?

Una volta nella vita”, in scena dal 5 al 10 aprile, al Teatro Petrolini. L’idea è sviluppata da Gianni Clementi e lo spettacolo magistralmente diretto da Giancarlo Fares.

Il primo a svegliarsi è Marlon (Andrea Catarinozzi) un ladro di basso profilo, seguito da Adolfo (Roberto Di Marco) un banchiere logorroico e puntiglioso. Il frastuono dei due ridesta Achille (Paolo Cordiviola) in arte mago Astolfo, con evidenti problemi di balbuzie. Per ultima, anche la donna accanto a lui (Nadia Clivio) si sveglia, apparentemente senza identità. A completare il gruppo arriverà il portantino (Valerio Giombetti).

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Catarinozzi è il jolly del gruppo e la sua inflessione dialettale arricchisce la performance; Di Marco ha una recitazione più controllata e insieme regalano dei momenti esilaranti; Cordiviola mostra un’interpretazione variegata passando, durante la seduta spiritica, dal mago balbuziente al cugino spietato di Marlon, alla moglie senza scrupoli di Adolfo. Più gestuale e molto espressiva la Clivio.

La storia ha un incipit curioso e interessante e si sviluppa in modo coerente e lineare. Tutto viene svelato gradualmente e nulla è lasciato al caso. I personaggi sono caratterizzati in modo sapiente, così come i dialoghi, che contengono dei botta e risposta che fanno ridere di gusto. Il tutto è accompagnato dal leit motiv musicale di “Meraviglioso” di Domenico Modugno, in varie forme: all’inizio sentiamo la canzone, poi solo le note come intermezzo e alla fine il motivo viene canticchiato dal portantino.

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La regia è gestita sapientemente da Fares, che fa muovere i personaggi nel piccolo spazio seguendo uno schema. Solo in poche occasioni gli attori rimangono in due sul palco. E i loro movimenti spesso contribuiscono ad enfatizzare la comicità delle situazioni.

La scenografia è composta da pochi elementi, quattro lettini e quattro armadietti, ma è funzionale e viene sfruttata al massimo. Così come gli oggetti di scena, contenuti nelle borse dentro gli armadietti.

Una commedia briosa e assolutamente da vedere, perché diverte ma allo stesso tempo fa riflettere sul significato della vita e della morte.

Zuleca Rienti

 

 

 

 

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