A ruota libera

Il ritmo trova il suo vigore

Gli artisti sono loro stessi: non vengono quindi vissuti attraverso uno schermo, sembra quasi si possano toccare. Li riconosciamo come noi gente comune; hanno solo scelto un mestiere particolare e dedicato all’espressione artistica. Svestendosi dai ruoli professionali, si calano in quelli personali  

Lo spettacolo di Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Sergio Rubini e Giovanni Veronesi è assolutamente godibile. Scritto a “8 mani”, loro stessi si raccontano al pubblico in modo divertito e senza pudori: si  svestono, infatti, della parte attoriale. Veronesi diletta gli astanti: oltre a fare il regista nella vita, conduce il gioco sul palco dell’Ambra Jovinelli di Roma.

Mentre la platea si riempie, Rocco Papaleo e i musicisti, accolgono il pubblico: i Musica da Ripostiglio, composto da Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli e Emanele Pellegrini, accompagnano per l’intera performance gli artisti sul palco.

Papaleo introduce la pièce con un intervento improvvisativo bizzarro e tagliente. Con Tu vuò fa’ ll’americano, dà inizio a A ruota libera. Il timbro vacale dell’attore lucano, basso e “cavernoso”, è molto particolare. Il jazz manouche, invece, caratterizza il gruppo musicale: il ritmo melodico e cadenzato si accosta a quello delle band tzigane.  Gli strumenti a corda – chitarre, violini, contrabbassi – trovano la loro massima espressione.

 Ogni sera si assisterà a uno spettacolo diverso come ci saranno ospiti differenti, per creare uno spirito creativo assai unico. Mimmo Paladino, scultore e pittore contemporaneo italiano – appartiene alla corrente della Transavanguardia fondato da Achille Bonito Oliva – per esempio, lascia un’impronta pittorica bianca.

Aneddoti della vita di ciascuno degli interpreti sono il copione, basati sul cinema, sulla recitazione e sul canto. Veronesi racconta sia delle sue esperienze cinematografiche, sia di quelle personali: le sue frequentazioni diventano così “scenepuramente sarcastiche.

Egli desiderava fare il regista dall’età di 22 anni e il suo mentore è stato Francesco Nuti. Secondo Veronesi la gavetta non serve per diventare artista; al contrario, l’arte non ha gavetta: gli artisti sono o non sono pronti. Gli piace molto il contatto con il pubblico e gli piace osservare la realtà. Legge infatti un monologo, uno con cui usualmente apre la trasmissione radiofonica Non è un paese per giovani (Radio2), luogo che gli concede la libertà di esprimere ciò che sente.

Rubini, Haber e Papaleo, ognuno a suo modo, a rotazione, deliziano il pubblico. Veronesi li introduce affiabiando loro aggettivi che li identificano. Rubini, dinoccolato e con la “faccia da commedia dell’arte“, non va “a ruota libera”. Egli recita la scrittura in qualità di attore qual è: legge un’intervista di un cantante folk pugliese degli anni ’60: Matteo Salvatore. Guidandoci nel suo Sud, attraverso le tradizioni che dovremmo riprenderci, descrive usi e costumi di un’epoca che vedeva famiglie numerose ed evidenzia il divario netto tra ricchi e poveri.

Haber, invece, è l’uomo senza età. L’artista vero, come viene definito, è imbarazzato: di solito lui è il personaggio; invece, sul palco del teatro è se stesso, di conseguenza non si sente protetto dalla “maschera“. Gli piace però giocare con la musica: con Vedrai Vedrai di Luigi Tenco scopriamo la sua voce calda e profonda.

Si susseguono altri momenti goliardici, mentre gli interventi virtuosi e da “strada” de i Musica da Rispostiglio si inseriscono senza creare alcuna dissonanza. Un momento davvero evocativo è la declamazione di Prima dell’aids (Bukowski). Veronesi parla della rivoluzione del cinema 3D: tale effetto, in teatro, però non si può riprodurre, ma ne prende spunto. Haber, su una pedana, è al centro della platea. Illuminato da un occhio di bue, sembra proprio uscire fuori da una dimensione tridimensionale.

La situazione atmosferica precede Rubini. Pugliese di nascita, recita una poesia di un suo conterraneo: Giacomo D’Angelo. Composta solo dai soprannomi dei paesani (in ordine alfabetico o suddivisi per categorie lavorative), è piena di ritmo: man mano che quello recitativo aumenta l’intervento musicale si fa necessario, inserendosi così nella declamazione. Papaleo, con una canzone ironica racconta la “prima volta” dell’amore.

Altri episodi scaturiscono le risate in sala; la canzone La valigia dell’attore incanta il pubblico: accuratezza, musica e la voce profonda di Haber completano il quadro. Con Via con me (Paolo Conte) si chiude e Sangiorgi (ospite a sorpresa) canta Meraviglioso. La rappresentazione, dunque, andrebbe vista ogni sera: non si sa mai ciò che può accadere e la libertà di essere se stessi sul palco è affascinante; colleghi e al contempo amici si divertono e altresì fanno divertire gli astanti.

La redazione

 

 

 

Teatro Ambra Jovinelli

dal 30 marzo al 9 aprile

A ruota libera

scritto ed interpretato da Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Sergio RubiniGiovanni Veronesi 

diretto in diretta da Giovanni Veronesi

e ospiti a sorpresa

Orchestra dal vivo Musica da Ripostiglio

Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli e Emanuele Pellegrini

scene Davide Zanni

luci Stefano Di Nallo

 

 

 

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