Apartheid

Un esperimento di teatro sociale dove l’arte insegna

Gina Merulla scrive e dirige uno spettacolo ambientato in Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Offre allo spettatore una storia vera e carica di significato: Apartheid non è uno spettacolo per tutti, e nelle intenzioni dell’autrice neppure vuole esserlo

La fondazione del Market Theatre di Johannesburg è il filo conduttore della storia di Apartheid la cui azione si svolge proprio ai tempi dei lunghi anni di segregazione razziale in Sudafrica. Tutta l’opera, infatti, è un omaggio al teatro e al suo potere di poter cambiare la società attraverso la cultura.

Protagonista della pièce è un’anziana donna biancaElizabeth (Patrizia Casagrande), proprietaria terriera, ormai sola e delusa dalla vita: nella sua casa troverà dimora un vecchio uomo neroZakea, privo della parola (Mamadou Dioume), il quale col tempo instaurerà un particolare rapporto di fiducia con la donna, nonostante questa manifesti, neppure troppo diplomaticamente, tendenze razziste.

A loro si unisce il personaggio di Barney Simon, giovane uomo bianco il quale sarà il fondatore materiale del Market Theatre.

Lo spettacolo è ricco di gravità, non soltanto per il tema trattato ma soprattutto per tutta la costruzione della messinscena: grandissima parte dell’azione è occupata dai monologhi della protagonista, pieni di drammaticità, di pathos, di sofferenza, emozioni che l’interprete, Patrizia Casagrande, rende con energia e passione.

Più trattenuta, invece, l’interpretazione di Massimo Secondi nel ruolo di Barney, sebbene sia in scena per breve tempo. Il ragazzo, non professionista del settore, infatti, si inserisce nel cast proprio a seguito del progetto di Teatro di Ricerca aperto a tutti, il quale intende rivolgere principalmente una ricerca su se stessi.

Discorso a parte per Mamadou Dioume: il celebre collaboratore di Peter Brook interpreta l’anziano muto, tuttavia gli è concesso un monologo nella sua lingua madre, il francese, portato in scena con il suo talento più grande, ovvero la fisicità. Nonostante l’età, l’attore trasmette ancora una forza ed un’energia ben visibili, accentuate ancor di più dal fatto di non parlare quasi mai.

L’anima del testo è complessa, dura, per certi versi quasi incomprensibile; tutta la rappresentazione evoca sentimenti di timore ed incertezza e Gina Merulla, da regista, esalta l’insieme con illuminazioni statiche, prevalentemente fredde ed un uso molto delicato degli spazi.

Apartheid non è uno spettacolo per tutti, e sicuramente nelle intenzioni dell’autrice neppure vuole esserlo; ha tuttavia il merito di essere un esperimento di teatro sociale che porta a riflettere ed in qualche modo celebra se stesso.

Gabriele Amoroso

Foto:  Antonio Fraioli

 

 

 

Teatro Hamlet

dal 30 marzo al 2 aprile

Apartheid

regia Gina Merulla 

interpreti Mamadou Dioume, Patrizia Casagrande e Massimo Secondi

luci e fonica Fabrizio Facchini 

scenografia Christian Valentini

costumi Agnese Pizzuti

 

 

 

 

creative commons

Quest’ opera di

https://brainstormingculturale.wordpress.com/
è concesso in licenza sotto la
Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported

Based on a work at brainstormingculturale.wordpress.com

Annunci