Aspettando Godot

Lo spazio dell’attesa

Il regista Filippo Gili ha portato in scena Aspettando Godot. I personaggi di Vladimiro ed Estragone hanno preso vita attraverso corpi e voci di due attori molto capaci: Giorgio Colangeli e Luca Montanari. Affiancati da Riccardo De Filippis e da Giancarlo Nicoletti (Pozzo e Lucky), sono stati protagonisti nella nicchia dello Spazio Diamante dal 24 marzo al 2 aprile

Crediamo sia molto difficile dire qualcosa a proposito di questo spettacolo, forse addirittura pericoloso. Tuttavia proveremo a raccontare quella che è stata la nostra percezione. Dopotutto non è questa la magia del teatro e dell’arte in generale: la certezza che non possa esistere una verità sola e univoca?

L’assioma inconfutabile è, in questo caso, rappresentato dalla più banale delle sinossi proponibili: la presenza in scena di due uomini che, durante tutta la loro permanenza sul palcoscenico, non fanno altro che aspettare l’arrivo di un terzo uomo, il quale a sua volta non giungerà mai.

Colangeli e Montanari sono un Vladimiro ed Estragone che abitano nel terzo millennio. Indossano camicie con disegni colorati e calpestano un sottobosco fatto di tavole nere (quelle del palco). Da un angolo spunta un albero che pende dal soffitto, in ricordo dell’ambientazione descritta da Beckett.

Già questi soli elementi ci hanno fatto riflettere verso una direzione: i protagonisti di questo spettacolo sono senza tempo, non è importante collocarli puntualmente in una determinata epoca storica. Esistono ed esisteranno sempre perché rappresentano una specifica caratteristica dell’umanità: possiamo chiamarla “attesa“, ma possiamo anche definirla inerzia al cambiamento, consuetudine di immobilizzarsi nelle proprie abitudini.

Il primo e il secondo atto della rappresentazione, ovviamente con alcune differenze volte al divertimento dello spettatore, propongono infatti una situazione simile: i due protagonisti attendono Godot, quando invece poi incontrano Pozzo e Lucky.

È interessante soffermarsi su questo elemento, a nostro parere meritevole di qualche considerazione. Ci sembra, infatti, che qui l’autore abbia voluto descrivere una coincidenza abituale dell’esistenza. Mentre si aspetta con tanto ardore qualcosa, avviene altro; non sempre, però, questo “accidente” guadagna la nostra completa considerazione. «Life is what happens to you while you’re busy making other plans», diceva John Lennon.

Il famigerato Godot, in un tempo indefinito precedente alla narrazione, aveva offerto ai nostri protagonisti un lavoro. Li avrebbe accuditi: avrebbe dato loro da mangiare e forse anche un riparo dove dormire. Tuttavia a Didi e Gogo spetterà invece di incontrare un proprietario terriero e il suo servitore. E ciò che questi ultimi offrono è esclusivamente la loro compagnia, talvolta pure piacevole e divertente.

È anche il piacere di sapersi accontentare, che si voleva osannare attraverso En attendant Godot? Secondo noi è probabile, ma non riteniamo possa essere solo questo l’intento dell’autore, né quello del regista Gili, il quale ha saputo cucire un abito nuovo per questo spettacolo dei primi anni ‘50.

Si potrebbe lungamente discorrere della più celebre critica fatta a questo particolare tipo di teatro dell’assurdo, eppure ci piacerebbe più di altro sottolineare quanto questa tragicommedia sia costruita intorno all’attesa.

Ragionare su questo riconduce immediatamente a Leopardi, al suo Sabato del villaggio e all’eredità da lui lasciataci; cioè che spesso l’attendere si mostra migliore dell’evento o della cosa stessa. Eppure esiste una differenza tra il poeta romantico e il drammaturgo a noi più vicino. Beckett combatte il pessimismo leopardiano con la serafica accettazione di quel che a lui sembra essere la vita; non c’è spazio, infatti, per riflettere sulla assoluta impossibilità di essere felici.

Aleggia invece perenne il pensiero che, forse, l’unica carta da giocare per l’uomo sia trascorrere bene il proprio tempo; dunque, tanto vale tentare.

Cristina Fusillo

 

 

 

Spazio Diamante

dal 24 marzo al 2 aprile

Aspettando Godot

regia Filippo Gili

con Giorgio Colangeli, Luca Montanari, Riccardo De Filippis e Gincarlo Nicoletti

 

 

 

 

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