Buio

Le sfaccettature improvvisative

Quando profondità e inquietudini entrano in uno spettacolo teatrale, la prova è ardua. Si apre un mondo di paure: ogni giorno si trasformano in piccole voci che non danno pace. Sussurrano, imperversano, attanagliano, ma sta a noi sconfiggerle con tutte le nostre forze, e superare i momenti più bui

Una sola serata per un’unica rappresentazione. Al Teatro dell’Orologio di Roma il 12 gennaio è andato in scena Buio. Spettacolo di improvvisazione teatrale inserito all’interno della rassegna Il Teatro come non l’avete mai visto, che ha già avuto molto richiamo di pubblico per il primo appuntamento: lo scorso 15 dicembre 2016.

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L’idea di questa interazione tra pubblico e attori è balenata alle menti di Giorgia Mazzuccato e Maria Beatrice Alonzi, docenti della loro scuola romana di improvvisazione: La Siti. Protagonisti gli alunni della scuola stessa, i quali, in scena, inventano storie (come richiede ogni improvvisazione) grazie ai suggerimenti degli astanti.

Questa volta si è parlato di incubi e paure. Buio, infatti ci mette di fronte a un format innovativo e ci invita a comprendere come poter superare gli stessi e i dolori per andare avanti nella vita. La regista Giorgia Mazzuccato si rivolge al pubblico chiedendo se ci si è mai imbattuti in incubi, ricorrenti o meno.

Ne otteniamo tre risposte. Gli incubi che ricorrono spesso riguardano la scuola e gli esami, mentre un altro ci mette di fronte a un fatto davvero più inquietante: l’annegamento. Questi sono dunque gli elementi da cui si parte, e dei quali si avvalgono gli improvvisatori per costruire la loro storia.

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Tutti vestiti di nero, sul palco si dimenano sia in coppia, sia in gruppo, per non lasciare la scena né spoglia né con un solo personaggio. Marta è la protagonista. Ansiosa, vive l’attesa del risultato del suo ultimo esame in modo angosciato. Inoltre, ancora non supera la morte della madre, annegata in mare.

Tenta con tutte le sue forze di uscire dal labirinto, e solo alla fine riesce a sfogare il suo dolore con la sua amica, a superarlo con forza, e quindi rimettere in ordine i tasselli della sua vita.

Buoni i cambi scena, come alcuni tecnicismi, e l’uso di simbolismi adottati dagli studenti molto recettivi e bravi giocatori di fantasia. Scaturiscono ironia, sofferenza, e rapporti fatti di equilibri e amore. Marta, di fatto ha accanto la sorella, le sue coinquiline, l’amico attore ironico e versatile, e alcuni colleghi dell’Università. Non è sola, ma le voci che sente, presenti e insistenti, le creano inquietudine. Non le danno pace, e la fanno sentire insicura e in colpa per quanto è accaduto alla madre: esse si palesano con delle maschere bianche (al buio sono fosforescenti), e dalla platea varie voci manifestano un’eco insistente.

buio-3Sebbene la linearità della performance sia stata abbastanza godibile, la portata di voce di tutti, d’altro canto, non ha avuto gli effetti desiderati: troppo flebile, non è arrivata al pubblico forte e chiara, quindi alcune battute sono andate sprecate.

Tra tutti gli attori però spicca Francesca Mareggiato, che riesce a mantenere un ritmo recitativo alto ed energico, e con i compagni di palco riesce a creare situazioni ilari e ben impostate.

L’epilogo è dedicato all’acqua che diventa l’elemento essenziale. Lava, purifica, rinfresca, calma, deterge, allieva le ferite, ma soprattutto mette pace, fa scomparire il buio interno, facendoci vedere il mondo a colori; più sicuri, così, si ritrova il ritmo del proprio respiro, ora non più affannato.

I prossimi appuntamenti sono già stabiliti: 23 febbraio, 13 aprile, e il 25 maggio, da non perdere.

Annalisa Civitelli

Foto: Stefano Mirabella

 

Teatro dell’Orologio

12 gennaio

Buio

regia Giorgia Mazzucato

con Andrea Bartolomeo, Andrea Vannini, Camilla Gelormini, Cristiano Marazzi, Francesca Mareggiato, Francesca Pieraccioli, Giovanni Salvatori, Maria Elisa Messina, Nancy Mazzella, Paola Campagna, Silvana Lagrotta, Stefano Buffa e Vincenzo Pesce

 

 

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