Club 27 – a song for no one

Il bianco senza confini, senza arte, senza amore

In un luogo senza tempo alcune personalità del mondo artistico vivono in un limbo emotivo. Si  raccontano, si liberano dal dolore che li affligge, e dal continuo soddisfare le aspettative altrui, sacrificando loro stesse. Parlano le persone, non i personaggi: ammettono i fallimenti e le responsabilità.

I Cani ScioltiCompagnia Teatrale Artigianale, dal 24 al 29 gennaio al Teatro Trastevere di Roma, ha fatto rivivere alcune delle figure più grandi appartenenti al Club 27. Questa denominazione, probabilmente prende origine da una dichiarazione della madre di Kurt Cobain: “Ora è andato e si è unito a quello stupido club”.

img_7311Esso è immaginato come un limbo in un tempo indefinito, dove Dimitri D’Urbano è Kurt Cobain; Ludovica Avetrani è Jonathan Brandis; Claudio Filardi è Jim Morrison; Martina Caronna è Jean Michel Basquiat; Miriam Messina è Amy Winehouse; Luca Laviano, la voce dell’anima.

Gli attori ci introducono, così, in un percorso introspettivo attraverso la musica e i pensieri ipotetici di alcuni tra i più influenti artisti degli ultimi cento anni. Tutto ruota intorno alle fragilità e al fallimento di questi ultimi, i quali, non sono riusciti a proteggere la loro vita, e a causa del loro percorso doloroso, sono morti all’età di ventisette anni.

Come un passaggio di anime irrisolte, gli interpreti vagano, dapprima nel foyer del teatro, per poi interagire con il pubblico, il quale può sentire solo il loro vociferare. Lo spettacolo si apre con la musica, facendoci, così, dimenticare sin dal primo istante il luogo in cui siamo. I suoni prorompenti rapiscono l’attenzione, ci incuriosiscono e con immediatezza percepiamo che il teatro subisce una trasformazione; in questo luogo-non-luogo, infatti, gli artisti del Club 27 si raccontano.

img_7325Durante la recitazione, enfatica e sentita, la frase che risuona spesso è “Ho fallito”. Attorniati dal bianco dell’atmosfera e dalle luci soffuse, le parole sono il tormento dell’anima, l’ansia e la disperazione.

Sul palco, interamente ricoperto di plastica, impreziosito dalla presenza degli strumenti sul fondale – chitarre sospese nell’aria – gli interpreti sono ossessionati dal pensiero della sconfitta, vissuta come una condanna.

In uno scenario immaginifico, dunque, alcune scene ritraggono l’infanzia e i momenti ludici. La libertà di essere sé stessi, con le proprie paure e le proprie diversità, simboleggia la spensieratezza dei bambini che giocano. Questo contesto, però, viene interrotto bruscamente grazie all’introduzione dei toni drammatici, come anche le musiche che accompagnano le azioni, ribaltando interamente il registro della pièce.

img_7330Si avverte, dunque, la disperazione di queste “anime sospese”, in un bianco privo di confini, di amore, e di certezze. Quel bianco che diventa luogo di ricomposizione, denuncia e autoconsapevolezza: questa la visione che l Cani Sciolti hanno dato allo spettacolo.

I protagonisti recitano delle parti dolorose e particolarmente emozionanti. La gamma vocale è ben impostata, e ognuno contestualizza il personaggio che interpreta in un’assenza di sensi, grazie alle movenze che rimandano alla schizofrenia. Nello spazio ben definito, le anime (troppo sensibili per vivere, vittime dei pregiudizi umani e della loro libertà) si muovono con precisione e puntualità, sfondando spesso la quarta parete.

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L’uso dei colori è peculiare: si dipinge il proprio corpo, per farsi notare, “regalando colori a chi è nato trasparente”, perché gli artisti si sentono proprio così, trasparenti; sebbene donino musica e canzoni per emergere, ci lasciano tuttavia la sensazione che nulla è perduto.

Evidente è il tocco del regista, Luca Pastore, il quale ha saputo guidare i protagonisti in modo impeccabile, facendo di Club 27 – a song for no one, una pièce originale e sorprendente. Ciò che la rende tale è anche l’ottimo testo che movimenta l’insieme e sottolinea la parossistica sensibilità degli artisti: l’essere schiavi della libertà, infatti, li ha portati a sottovalutare il valore della vita stessa, e quindi a non saper preservare né i corpi, né l’esistenza. Lo spettacolo, in questo modo, ha celebrato i “miti” che hanno fatto la storia, creando una connessione profonda con chi ha adorato e tuttora ama queste eccezionali personalità.

Elisa Galletto

Foto: Elisa Galletto

 

 

 

Teatro Trastevere

Dal 24 al 29 gennaio

I Cani Sciolti Compagnia Teatrale artigianale

presenta

CLUB 27 – a song for no one

scritto e diretto Luca Pastore

con Dimitri D’Urbano, Ludovica Avetrani, Claudio Filardi, Martina Caronna, Luca Laviano e Miriam Messina

assistente regia e oggetti di scena Matteo Antonucci

musiche originali e suoni Yuri Messina

 

 

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