Due (two)

La realtà che si cela dietro l’apparenza

Il Teatro Palladium di Roma ospita nelle serate del 10 e 11 marzo 2017 la Compagnia Rendevù con Due, testo del’autore britannico Jim Cartwright nella versione italiana di Serena Zampolli per la regia di Massimo Mesciulam. In scena, Angela Ciaburri e Davide Mancini

Two, tradotto letteralmente in italiano con Due, è un dramma del 1989 di Jim Cartwright, ex ragazzo ribelle e ora autore affermato dedito soprattutto alla scrittura per il cinema e la televisione. Two è un caleidoscopio che prende forma in un anonimo northern pub, dove i due proprietari – marito e moglie – lavorano incessantemente con perfetto affiatamento ma dedicandosi commenti feroci. I due hanno un rapporto conflittuale, irrisolto, ma non ci è dato sapere inizialmente il perché.

Nel locale che è un luogo di frenesia e aspirazioni castrate, si intrecciano i destini degli avventori, i quali entrano consequenzialmente in scena raccontando uno spezzone della loro esistenza: a volte la storia prende una piega comica, a volte si rimane sorpresi dalla crudezza di certi racconti, a volte ci si impietosisce per la miseria esistenziale di quella classe operaia della quale autori britannici come Irvine Welsh o Edward Bond hanno spesso denunciato le condizioni.

Dal punto di vista strettamente attoriale, Due costituisce un’ardua prova: i 14 personaggi che animano il dramma sono, infatti, impersonati dai due soli attori. In scena Angela Ciaburri e Davide Mancini si vestono e si spogliano, calzando ora le vesti di un dongiovanni di mezza età che compie patetici tentativi di approccio, ora di una signora con una irrefrenabile passione per gli uomini muscolosi e virili. Grazie alla “giostra di personaggi”, quasi tutti ben delineati e tutti molto ben riconoscibili, esploriamo un mondo di sentimenti e passioni di grande effetto: nonostante la caratterizzazione porti spesso al sorriso, molte delle loro storie ci lasciano in realtà con l’amaro in bocca. Storie di insoddisfazioni, di castrazioni, di rinuncia, di follia.

La trasposizione in lingua italiana perde però il registro stilistico di Cartwright. Quest’ultimo, infatti, è costruito spesso su “strutturegrammaticali inattese o ardite e, nella traduzione scenica, alcuni personaggi si colorano di dialetti italiani. Ciò non disturba nel complesso, e anzi dona alla recitazione una connotazione più naturale, più “locale”. Non bisogna dimenticare che i drammi umani a cui assistiamo, seppur attuali e universali, appartengono sempre ad una realtà diversa dalla nostra, e un’eccessiva distanza potrebbe non farci apprezzare il messaggio del dramma.

E quale riflessione pone, Due? Seppur intriso di un cocente realismo, le cui convenzioni sono rotte dal dialogo diretto che i personaggi costruiscono con il pubblico, il dramma gioca sulle paure degli uomini e sul dramma familiare inespresso: la coppia che gestisce il pub, difatti, non ha mai parlato della morte del loro unico figlio, avvenuta un anno prima nel locale stesso. In un silenzio fatto di colpe, di paure, di gestacci e di risposte taglienti, i due si confrontano di continuo mentre scorre la vita fine alla loro confessione finale: nonostante tutto, si amano.

Maurizio De Benedictis

 

 

Teatro Palladium – Università Roma Tre

10 e 11 marzo

Due  (Two)

di Jim Cartwright (Gran Bretagna)

versione italiana di Serena Zampolli

regia di Massimo Mesciulam

con Angela Ciaburri e Davide Mancini

 

 

 

 

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