Emily no!

La vita in trasparenza

Esempio di stile lontano dalle nostre corde, ricorda le impronte del teatro americano, per avvicinarsi il più possibile al personaggio narrato. Spettacolo dal grande impatto visivo dona immagini incantevoli e fotografie in movimento affascinanti, grazie all’uso delle luci gestite in modo egregio

La compagnia Fattore K e Teatro c/r – Centro Ricerca Milena Costanzo porta in scena al Teatro Vascello la storia di Emily Dickinson, la celebre poetessa americana. Solo per una data, il 15 settembre, lo spettacolo Emily No! prende vita.

img_4931_signLa regia è di Milena Costanzo; sul palco accanto a lei Rossana Gay, Alessandra De Santis e Alessandro Mor, rispettivamente madre, sorella e fratello di Emily.

La pièce si sviluppa sull’esempio del teatro americano: infatti, per certi schemi registici adottati, ci ricorda il film Dogville. Così dicasi per i costumi (a cura di Elena Rossi) e le atmosfere coloniali, che sono sicuramente connotati riconoscibili. Ci troviamo di fronte a un’esibizione altamente visiva anche grazie all’ottima gestione del gioco luci che crea chiaro-scuri suggestivi. L’uso dei tre lampadari, per esempio, è ben pensato; calati quasi a terra, vengono poi fatti volteggiare nell’aria.

La famiglia di Emily è una famiglia borghese: il padre è un avvocato molto noto, il fratello Austin segue le impronte del genitore, la sorella Vinnie vive in casa, la mamma risente della morte del marito, e per questo dimostra una follia leggibile.

img_4957-2_signTutte le interpretazioni sono molto cadenzate e ironiche; vertono, almeno all’inizio dello spettacolo, sull’assenza di Emily, la quale è evanescente. Effetto, questo, che crediamo sia stato pensato di proposito: un modo per farci conoscere la protagonista da lontano, attraverso i suoi familiari. Grazie a  questo espediente lo spettacolo riesce a  destare più curiosità.

Il finale, però, inverte la nostra prospettiva. Emily entra in scena vestita di bianco, simbolo di purezza, recitando delle poesie e delle lettere che costantemente scrive. Amante della natura e ossessionata dalla morte, vive e si strugge di amore platonico per un pastore protestante. A 25 anni si estranea dal mondo e si rinchiude in camera sua. Si rifugia così nella fantasia, dove crede di poter ottenere tutto; vedrà nella solitudine e nel rapporto con sé stessa il veicolo per la felicità.

img_4936_signEmily No! riflette molto la società americana dell’Ottocento: gli argomenti effimeri (molte le ripetizioni del testo) che contestualizzano il vicinato di Amherst; gli ambienti – il salotto, la veranda e la camera da pranzo – delineati da un tavolo e tre sedie spostati all’occorrenza.

La regia ben studiata si forgia di registri a noi nuovi: lo stile americano si avvicina al personaggio narrato il più possibile. C’è però qualche momento di lentezza, causato anche dal fatto che Emily No! non è di facile comprensione se non si conosce a fondo la vita della poetessa (che ha rivoluzionato il modo di scrivere poetico e a cui molti poeti attingono): infatti in certi momenti il pubblico rischia di perdersi.

Interessanti e divertenti alcuni passaggi scenici in cui troviamo inframmezzi di musica, danza e giochi bambineschi come lo scambio dei baci tra madre e figlio.

img_4939_signI ruoli della mamma di Emily – Rossana Gay – e della sorella Lavinia detta Vinnie – Alessandra De Santis – di primo impatto li avremmo invertiti, in quanto non sembrano coerenti con le parti stesse. Invece, man mano che la recitazione prende vita, i due ruoli si definiscono maggiormente, senza rischiare di cadere nel ridicolo e nella contraddittorietà della scelta. L’interprete di Vinnie si è inoltre espressa con ironia, creando, in questo modo, situazioni divertenti.

Nel complesso lo spettacolo ha funzionato. Sebbene la figura di Emily rimanga sullo sfondo, senza mai comparire, Emily No! dona un grande impatto visivo. Tuttavia, essendo un esempio di stile lontano dalle nostre corde, avrebbe bisogno di essere un po’ affinato: questo renderebbe lo spettacolo più chiaro e efficace.

Annalisa Civitelli

Foto: Alessandra Notaro

 

 

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