Eyes Wine Shot

Il vino e le sue sfumature

Al Sala Uno Teatro di Roma, dal 28 marzo al 2 aprile, “Eye wine shot” si apre con una degustazione di vini dell’Azienda vinicola La Tognazza, di Gian Marco Tognazzi. Ad accogliere il pubblico, prima dell’esibizione, ci sono i due attori: Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni

All’interno della splendida cornice dello spazio teatrale, che ancora oggi mantiene le mura originali e le volte a botte, si apre la pièce con la canzone di Gaber, Barbera e Champagne: i performer ne interpretano il testo improvvisando, e le due bevande sotto-intendono il divario sociale tra ricchi e poveri.

Portare la storia del vino in teatro è un esperimento ardito: tra narrazione e sketches improvvisati si sviluppa l’intera performance. Quello che incuriosisce sono le informazioni – dalla storia all’attualità – che acquisiamo e ciò che si sviluppa intorno al “nettare degli dei”. Quello che ricorre spesso è il tema del doppio: infatti, il titolo dello spettacolo è ripreso da Eye wide shot, l’ultimo film del regista Stanley Kubric (1999), tratto dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler.

Il vino è considerato uno status simbol. La letteratura ha dedicato molte odi a questa particolare ambrosia: da Catullo a Baudelaire fino a Bukowski, le poesie cosiddette “alte” e quelle popolari, dunque “basse”, sono infinite. Anche Neruda ne scrisse una nel 1954, inserita poi nella raccolta Le odi elementari. La lettura delle due liriche (una dell’ “anonimo ‘mbriacone”, costruita interamente con i nomi dei vini, che fanno immaginare il contesto e le azioni descritte) si prestano dunque ad aprire lo spettacolo.

Il “doppio” richiama sia l’amore, sia la donnaNietzsche, infatti, già dalla nascita della tragedia, scrive di due tipi di spirito: quello apollineo – razionale – riferito all’acqua, e lo spirito dell’attore, dionisiaco. Da qui si dipanano gli argomenti che si intrecciano tra loro: il Rosè (tipo di vinificazione del vino rosso); le varietà; la nascita del Porto; il consumo della bevanda; il processo chimico e il quello finale. Soprattutto apprendiamo che il vino è creato dall’uomo.

L’etimologia della parola vino deriva dal sancritovena”: la sua radice “ven” significa amare. “Venus” appartiene alla stessa radice: Venere, amare. Dall’archeologia, addirittura dal Neolitico, invece, si arriva alla descrizione della pianta della vite e della sua specie. Fermentazione, al contrario, deriva dal latinofervere” (ribollire), che indica l’aspetto del mosto durante tale processo: un po’ come quando ci si innamora, paragone che calza a pennello!

L’improvvisazione dialoga con quella che possiamo definire “recitazione”: la comicità spezza l’andamento della pièce e rappresenta idee stereotipate come luoghi comuni. Viene in questo modo preso in analisi il linguaggio utilizzato: un prodotto semplice, il vino, è in contrasto con il lessico articolato che si sviluppa intorno all’enologia.

Per chi non è un intenditore, infatti, potrebbe servire un traduttore simultaneo! Ci si perde dunque tra l’esame del vino (colore), dall’esame olfattivo e la “prima beva”. Infine anche le guide enologiche si avvalgono di un idioma difficile, dove le tante sostanze elencate si traducono semplicemente con i nomi di erbe aromatiche.

Il pubblico a tratti è divertito. La buona intuizione dei due performer porta quindi a parlare del vino dagli antipodi: un’impresa titanica, poiché appunto, nasconde molte insidie. Tuttavia, anche se l’excursus è stato interessante e l’idea carina, la rappresentazione ha una struttura debole. L’inizio di fatto è efficace, ma partendo dalle sole letture, con inframmezzi improvvisativi, il concepimento avrebbe risvolti più sorprendenti. Tagliando delle scene e puntando quindi più sul dettaglio della storia del vino, quest’ultima sarebbe meno frammentata: arriverrebbe al pubblico in un modo più poetico e coinvolgente, grazie a un registro unico nel suo genere.

Annalisa Civitelli

Foto: Civitas Creativa AC

 

 

Sala Uno Teatro

dal 28 marzo al 2 aprile

La Tognazza presenta

Eyes Wine Shot

spettacolo / degustazione di e con

Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni

 

 

 

 

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