Follower

L’amore al tempo dei social

“Follower. Registrati subito e il tuo follower ti seguirà. Davvero”  è il monologo scritto e diretto da Pietro Dattola con l’attrice Flavia Germana De Lipsis, andato in scena al Teatro Studio Uno di Roma dal 20 al 30 aprile. Affidare dunque a un’applicazione la propria vita nella speranza di ritrovare il proprio amore

Come spiegarsi la fine di una storia d’amore? Nina la protagonista, in una spasmodica ricerca della risposta, affida la sua vita a un’ “app”. Sopravvivere a questa giornata di stress e condizionamenti sarà la vera sfida che la donna dovrà affrontare per uscirne fuori rinata. Lo spettacolo sembrerebbe un “Grande Fratello ridotto e adattato alla logica dell’utente che, autonomamente, decide di aprire la sua vita all’occhio anonimo di un follower.

Nina, infatti, è ancora legata alla storia con Pietro, che ora non le appartiene più. Farebbe di tutto per riaverla indietro. Le distanze tra Pietro e Nina sono ormai abissali. Adesso però c’è un’app, Follower, con cui Nina crede di poterle accorciare. Non appena si convincerà che il suo follower potrebbe essere Pietro, Nina farà di tutto per rivederlo ancora una volta.

La storia, di per sé non complicata, si dipana in una costruzione scenica che predilige la semplicità; poche sono le azioni decisive che segnano le fasi della vicenda: la disperazione, il malessere fisico e la comprensione della situazione. Fondamentale è il momento in cui il pubblico viene chiamato in causa nella narrazione; una situazione di condivisione sia dello stato d’animo della protagonista, sia della riflessione intorno al senso della perdita e all’importanza del legame fra le persone.

La rappresentazione gioca sull’abilità di Flavia Germana De Lipsis di muoversi fra i vari personaggi della storia. Bisogna riconoscerle, infatti, la capacità di saltare velocemente da uno all’altro, partendo da emozioni tanto lontane e mutando repentinamente la portata di voce, le espressioni del viso e le gestualità. Centrale è l’interpretazione di una Nina fragile e disperata, a tratti commovente e persa nella sua ossessione.

Il testo non è spinto fino al limite della drammaturgia, ma alterna momenti di narrazione piana a sperimentazioni più decise. Questi passaggi interessanti sono una serie di associazioni di parole che sgorgano lentamente dalla depressione di Nina; questo flusso, tramite connessioni logiche di prossimità o di contrasto tra i termini stessi (legami di sinonimia e opposizione tra le parole), ci permette di seguire i collegamenti mentali della protagonista che realizza e metabolizza le crisi della sua vita.

La scenografia rispecchia il mood minimale della piéce: una panchina al centro della scena; un disegno luci ristretto; un’unica musica di sottofondo che intervenie solo nei momenti di maggior malessere della protagonista. Quest’ultima cammina e corre per la scena con uno zaino e una giacca che, essendo l’ultimo legame con la madre, diventa rifugio dove nascondersi.

Lo spettacolo in alcuni passaggi manca di vitalità, risentendo della lunga durata (1.30h ca.). Nella scelta di alcuni oggetti scenici, invece, si perde in parte la coerenza dell’ambientazione di un presente distopico. Sotto questo punto di vista pesa l’assenza del supporto di alcune tecnologie come videoproiezioni o riprese in diretta, che sottolineino, per esempio, l’interfaccia dell’app.

Se l’idea alla base dello spettacolo ci riguarda in prima persona, mettendo in luce problematiche di una vita moderna sempre più in funzione della tecnologia, circa le relazioni interpersonali e l’utilizzo delle app (soprattutto lo scadimento dell’utilizzo dei social network in vere e proprie violazioni di privacy), l’esibizione, al contrario, disattende quelle che sono le potenzialità delle tematiche accennate, risolvendosi in una delle tante narrazioni sull’essere abbandonati dalla persona amata.

Sebbene riesca a suscitare sincere emozioni, lo spettacolo lascia in sospeso la conclusione, suggerendo che la storia d’amore tra Nina e Pietro sia solo un pretesto per riflettere su una vita ossessionata e filtrata dai nuovi media.

Alessandra Battaglia

 

 

Teatro Studio Uno

dal 20 al 30 aprile – Sala Teatro

Follower

di Pietro Dattola

regia di Pietro Dattola

con Flavia Germana De Lipsis

 

 

 

 

 

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