Hollywood!

Come nasce una leggenda dietro la scena

Un tuffo nel passato, precisamente negli anni Trenta. Un produttore, un regista e uno sceneggiatore alle prese con il più grande kolossal di tutti i tempi, Via col vento! Si dà vita così, a teatro, a una storia che fa del cinema un punto fermo

Una commedia brillante, dai toni altisonanti, mostra i retroscena della realizzazione del famoso film di Victor Fleming. La storia, realmente accaduta, affascina e allo stesso tempo svela gli ingranaggi e il grande potere della macchina del cinema.

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Hollywood, Come nasce una leggenda, scritto da Ron Hutchinson e messo in scena in tutto il mondo, arriva finalmente anche in Italia. Per l’adattamento e la regia di Virginia Acqua, è assolutamente da non perdere: dal 17 al 27 novembre al Teatro Ambra Jovinelli di Roma.

Dopo varie peripezie e vicissitudini, il produttore David O. Selznick convoca nel suo ufficio il regista Victor Fleming e lo sceneggiatore Ben Hecht, per riscrivere la sceneggiatura di Via col vento. Le riprese, ormai iniziate, sono state interrotte poiché il regista, George Cukor, è stato cacciato dal set, perché non all’altezza della  sua mansione. I tre passeranno cinque giorni chiusi nell’ufficio di Selznick, mangiando arachidi e banane, per realizzare quello che, a loro insaputa, diventerà un vero e proprio kolossal mondiale.

Virginia Acqua rende giustizia alla bravura degli attori, impostandone con fermezza i rispettivi ruoli. I dialoghi, veloci e serrati, fanno si che la convivenza forzata dei personaggi, e il lavoro concitato, creino delle situazioni esilaranti, portando così i protagonisti allo stremo delle forze.

Gianluca Ramazzotti interpreta Selznick: deciso, determinato, e disposto a tutto pur di dimostrare che può fare grandi cose. Freddo e distaccato, dunque, non guarda in faccia nessuno, nemmeno il suo amico Cukor, pur di riuscire nel suo intento di riscattarsi con la realizzazione di questo film.

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Antonio Catania veste i panni di Fleming, un regista sui generis che punta al successo. La sua interpretazione sbalordisce, soprattutto quando ripete i gesti di Rossella O’Hara per alcune scene che scrivono insieme. L’attore passa da un personaggio all’altro con disinvoltura, suscitando l’ilarità del pubblico a più riprese.

Infine, Gigio Alberti, è Hecht, lo sceneggiatore che non ha mai letto il libro da cui è tratto il film. Con sani principi, si sconvolge davanti ai riferimenti riguardo il Ku Klux Klan o al razzismo, ma soprattutto si rifiuta di scrivere frasi banali. Il personaggio incarna, alla perfezione, il disagio che vivono spesso molti sceneggiatori, di sottostare a direttive un po’ scomode.

L’alchimia notevole tra i tre attori denota il loro grande talento, dando vita ad un pezzo di storia del cinema.

Ad affiancarli la bravissima Paola Giannetti, segretaria di Selznick. Con le sue movenze quasi robotiche e i suoi gesti calibra la scena rendendo il tutto ancora più perfetto.

La regia è in assoluta sintonia con il testo. Sottolinea la quiete iniziale che viene spodestata, col passare del tempo, dal caos che piano piano si impossessa dei personaggi e dell’ambiente circostante. Pagina dopo pagina, la follia e la stanchezza prendono il sopravvento, dando vita a situazioni comiche. Menzione particolare per i costumi di Francesca Brunori.

Commedia degna di essere chiamata tale, con riferimento finale al film per gli appassionati. Assolutamente consigliata.

Zuleca Rienti

 

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