I Refusi

Il gusto della follia senza controllo

Come possono i refusi trasformare una vita qualunque? Come possono entrare nelle nostre vite e allontanarci dalla follia? Lo andiamo a scoprire insieme attraverso il loro rifiuto che spinge verso una perfezione agognata, e quasi irraggiungibile

A volte capita che la follia si insinui per un breve momento in una vita scandita da tempi, gesti, e umori sempre uguali. L’ossessione diventa malattia e può sfociare in frammenti di lucida pazzia. Lo squilibrio diventa alienazione, poi paranoia, e si infila, prima sottilmente, poi sempre più apertamente, tra le pieghe di una vita in apparenza normale, quella, ad esempio, di un ex correttore di bozze.

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Rodolfo Marra infatti, protagonista de I Refusi, in scena al Teatro L’aura di Roma dal 10 al 20 novembre, è ossessionato dai ‘refusi‘: i suoi occhi attenti e scrupolosi colgono su libri e giornali, qualunque dettaglio, errore, e imprecisione.

Il refuso diventa insopportabile da accettare per il suo sguardo e per la sua mente, e una virgola fuori posto, può arrivare a farlo impazzire. La sua casa è un magazzino disordinato pieno di scartoffie, giornali vecchi e più nuovi, libri, pagine strappate, e il suo occhio, nota corregge e ‘incornicia‘ qualunque svista.

La sua strana mania diventa incubo fino a trasformarsi in disagio interioretensione verso una perfezione di vita quasi irraggiungibile. L’unico rimedio è l’eliminazione immediata di tutti i refusi della sua vita, e di questo gioco al massacro, inconsapevolmente, cadono vittime due tecnici dei citofoni e la sua nuova domestica.

La commedia, diretta da Luca Pennacchioni, è divertente, grottesca e ironica. Sembra essere animata, dunque, da un personale ritmo frizzante, dinamico e senza sosta, grazie anche ai protagonisti (Gabriele Marconi, Alessia Palladino, Marco LandolaAlessio Salvatori), i quali riescono a restituire al pubblico una giusta dose di vis comica unita a momenti di lucidità riflessiva: perfettamente equilibrati tra loro, gli attori sanno condire la commedia della giusta musicalità.

I toni esilaranti, inoltre, a tratti sono mitigati da momenti di riflessione: prima o poi, tutti i malcapitati vomitano l’insoddisfazione della propria vita, i refusi non digeriti, e per tutti arriva l’inesorabile confronto con la propria coscienza, causa di un’esplosione globale incontrollata.

Lo sfogo diventa divertente, quasi terapeutico, e dopo un liberatorio rito di eliminazione di refusi insopportabili, si torna alla normalità: ognuno assume il proprio ruolo, si riveste dei panni che ha abbandonato per un momento, e i rapporti sono nuovamente scanditi dalla formalità, come se quel momento di ‘pazzia condivisa‘ non fosse mai esistito.

Come quasi estranei, si torna ad una vita uguale, senza strappi e senza forti emozioni, dopo aver provato, solo per un momento, il gusto della follia senza controllo.

Sarah Mataloni

Foto: Agnese Ruggeri

 

 

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