Il Dio di Roserio

Raccontare con il corpo

Presso il teatro Vascello è andato in scena il 9 e il 10 marzo 2017 “Il dio di Roserio”, opera che fa parte del più ampio ciclo “L’autore e il suo doppio”. Interprete unico di questa opera è Fabrizio Gifuni, che dona un diverso respiro e una nuova vita al primo capitolo del libro d’esordio di Giovanni Testori

Il testo tratta del ciclismo dilettantistico, nello specifico Gifuni riprende una parte della sfida tra il talentusoso Dante Pessina e Sergio Consonni. Un racconto che rende vivo davanti agli occhi dello spettatore tutto ciò che incontra lo sguardo del protagonista Sergio: laghi, passanti, rocce, discese, salite, campi e strade.

L’odore del sudore, la fatica, il senso di affanno: il pubblico riesce a percepire persino questo. Di per sé, la penna di Testori tende a catturare il lettore con descrizioni vivide e allucinate al contempo, fotografando l’ambiente circostante con figure retoriche oculate e dosate; mentre la voce e il ritmo di Gifuni hanno contribuito a rendere dinamico e scorrevole il testo. La performance portata in scena dall’attore è, infatti, una semplice lettura di quest’ultimo, trasformata in spettacolarità del movimento e del corpo dalla propria bravura.

Lo spettatore trova davanti a sè un palco con un quadrato bianco tracciato a terra, all’interno del quale l’attore è seduto su uno sgabello (da cui scenderà una sola volta), con davanti un leggio, entrambi volutamente decentrati. Agli angoli opposti dell’interprete, giacciono a terra una bicicletta e due ruote. Una scenografia dunque funzionale alla narrazione.

Le luci che colpiscono la scena sono soffuse, e un occhio di bue fisso illumina l’artista. Lo spettacolo quindi è costruito intorno al testo e ai suoni, che si fondono e confondono con la gestualità e la fisicità di Gifuni. Respiri, pause, tono di voce, dialetto e intonazione: il tutto è stato calibrato, studiato e amalgamato alla perfezione, coinvolgendo empaticamente la platea.

Una maestria e una confidenza nell’uso della “gesticolazione” che riescono a dare ritmo e carisma ad una narrazione di per sé lenta e descrittiva. Una prova difficile quella di riuscire a catturare l’attenzione degli astanti con i pochi mezzi a disposizione – voce e corpo – superata brillantemente dalla bravura di Gifuni.

Giorgia Greco

 

 

Teatro Vascello

9 e 10 marzo

Il dio di Roserio

di Giovanni Testori

studio sul primo capitolo

con Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

 

 

 

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