Io, Tango

Toccarsi

Al Teatro Trastevere di Roma dal 15 al 20 novembre Io, Tango – Il nuovo romanzo teatrale di Salvo Miraglia, sorprende a metà. Si respirano tango, passione, poesia, sogni e il linguaggio del corpo, vera essenza dell’arte del tango

dsc_0292Salvo Miraglia cura la regia dello spettacolo. In scena attori e ballerini si interfacciano tra recitazione e ballo. Sul palco Salvo Miraglia, Giorgia Serrao, Leonardo Felix Elias Victoria Arenillas (i ballerini protagonisti), David Barrios, Vera Beth, e Agata Magrì. Varie sono i camei, tra i quali spicca quello di Jean Michel Danquin.

La storia è ambientata nel locale Argentina, a Buenos Aires, la scuola di tango di Miguel Blanco e Mariana Suarez. Lì prende vita questo genere di danza, un diverso modo di esprimersi rispetto ad altri tipi di balli, dove entrano in gioco strumenti e passione. Chitarra, violino e flauto sono i primi che vengono adoperati, mentre nel Novecento entra in gioco il pianoforte. Successivamente il bandoneòn  o bandonion, inventato in Germania, diventa l’elemento fondamentale delle orchestre di tango argentine.

dsc_0271Una sera, dopo la chiusura della scuola, Miguel Blanco viene aggredito e, cadendo, il suo ginocchio verrà leso, tanto da farlo camminare con un bastone per sempre. L’idea è aprire un’altra scuola e raggiungere il suo sogno: portare il tango a teatro. Richiama così i suoi ex alunni, ricomincia a dare lezioni di tango, ma nella terrazza del condominio dove abita.

Io, tango è suddiviso in due atti. Nonostante la raffinatezza tra narrazione e evasione, si subisce uno sbilanciamento tra un atto e l’altro. L’introduzione ci parla dell’ambientazione, di una città metropolitana, dei suoi rumori tipici,  e della vita dei cittadini. Poco ricca rispetto alla seconda, non dona una recitazione ritmica in relazione a ciò che il carattere argentino richiama.

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Quello che segue è ricco, anzi, potremmo dire denso. Il tango si interseca con il canto  spagnolo caldo e suadente di David Barrios, il quale ci guida nelle armonie sensuali di questa danza, che è vita e contatto: è nel sangue. Il tango è vivo, respira. E non se ne può fare a meno.

Si prepara, così, uno spettacolo. Appena trovata la location, un produttore si offre di organizzare una tournèe alla Compagnia di Miguel e Mariana. L’esibizione riscuote successo e, la finzione entra nella finzione: buona la sensazione di far sentire il pubblico parte integrante della performance nei ringraziamenti finali come anche l’uso della quarta parete.

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La recitazione di tutti è molto narrata, il che non aiuta lo spettatore a confrontarsi con le emozioni del momento, soprattutto quando Mariana (Giorgia Serrao) fa una scenata di gelosia a Miguel (Salvo Miraglia), senza far trasparire un carattere sanguigno e più imperante.

Probabile che, così bionda e poco mediterranea, non entri sufficientemente in parte tanto da esprimere un carattere risoluto. Accanto al protagonista quasi sparisce, non imponendosi. Lui, oltre a muoversi troppo (avanti e indietro sul proscenio), sembra interpretare se stesso, presuntuoso e saccente non ascolta nessuno, incentrando la scena su di lui e il suo egocentrismo.

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Altre piccole imperfezioni sono altresì da considerare: la recitazione dei giovani attori, amatoriali, è sicuramente da rivedere (il dialetto romano non si accosta all’ambientazione voluta), d’altro canto, mantenerli in scena ha creato lo sfondo necessario desiderato dal regista; mentre abbiamo trovato un po’ lungo il monologo di Salvo Miraglia, sebbene sia poetico e pregnante di sentimento.

Il testo, anch’esso, si alterna tra poesia, ardore e sofferenza. Nel complesso è scritto bene, ma le molte ripetizioni ci hanno portato a considerare che accorciarlo sarebbe necessario. Tuttavia, con degli accorgimenti, si può ridurre anche la performance a un solo atto, lavorando sulle scene e sulla regia.

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Nulla da togliere circa la scelta dei costumi, e ai graditi effetti luci a cura di Andrea Casarini che, molto atmosferici, ci hanno permesso di vivere un sogno e fantasticare dentro atmosfere retrò, come alcune cornici suggestive, le quali ben inquadrano il periodo storico.

Rilevante il ruolo di Vera Beth, che declama La Cumparsita. La composizione propria del tango ammalia lo spettatore, è recitata con ardore, ed è un chiaro riferimento a ciò che il tango è e significa per un tanguero.

Sicuramente questo esempio di teatro-danza andrebbe rivisto, per dare più ritmo e dinamismo all’insieme. Grazie a una cronologia mirata, si può pensare quindi a spazi temporali descritti mediante suggestivi quadri scenici; avvalendosi di un narratore esterno, si otterrebbe un effetto più lineare e meno pesante, per lasciare spazio al senso della vista.

Invertire, inoltre, inizio e conclusione, cambierebbe sicuramente carattere all’esibizioneconferendole un andamento fluido e uno spunto nuovo dal quale partire.

Annalisa Civitelli

Foto: Sergio Battista

 

Teatro Trastevere

dal 15 al 20 novembre

Io, Tango – Il nuovo romanzo teatrale di Salvo Miraglia

Regia Salvo Miraglia

con Salvo Miraglia, Giorgia Serrao, Leonardo Felix EliasVictoria Arenillas, David Barrios, Vera Beth, e Agata Magrì

Con la partecipazione straordinaria di Jean Michel Danquin

Gruppo giovani ballerini: Nicola Fulci, Giovanni De Spirito, Sabrina Giacoppo, Millo Trastullo, e Fatima Giordano

Coreografie di Leonardo Felix Elias

Assistente alla regia Gloria Luce Chianellato

Fonico Andrea Casarini

Disegno Luci Pietro Frascaro

Sartoria Liviana di via Arnobio 7 Roma

 

 

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