Julie

Julie

 Al Teatro Azione di Roma, per due fine settimana consecutivi è andato in scena Julie, rappresentazione tratta dal testo La signorina Julie, di Johan August Strindberg, drammaturgo, scrittore e poeta svedese. Dal 3 al 19 marzo due cast hanno differenziato lo spettacolo: il primo (3, 4, 5, 18 e 19), formato da Vincenzo Grassi (Jean), Livia De Luca (Julie), Valentina Mangoni (Kristin), mentre il secondo (10, 11, 12 e 17), composto da Valerio Rosati (Jean), Ilaria Salvatori (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)

Con l’adattamento e la regia di Marco Blanchi, protagonista di Emigranti con Giancarlo Fares, la performance prevede un’attesa atmosferica: un’attrice, infatti, è già sul palcoscenico e, seduta su di una sedia, dorme con la testa chinata in avanti. Il pubblico oltre a sedersi in platea, prende posto anche sulle sedie disposte sul palco, affinché la recitazione sia snella e a stretto contatto con esso. La sistemazione originale permette quindi di sviluppare la scena all’interno di uno spazio rettangolare: l’orizzontalità è eloquente.

La signorina Julie è una tragedia. Quest’ultima si svolge a fine Ottocento durante la festa di mezza estate, una delle festività più care agli svedesi. Storicamente, tale ricorrenza rappresentava la celebrazione del solstizio d’estate che, nella tradizione svedese, viene festeggiata il sabato tra il 18 e il 26 giugno.

I tre protagonisti, la contessina Julie, Jean e Kristin, si raccontano all’interno di un ambiente domestico, in un clima di sentimenti e di affetti evasivi. Le emozioni non chiare definiscono i loro caratteri deboli, i quali cercano tuttavia di aggrapparsi a rapporti fittizi.

Dunque, le forti contraddizioni sono lo sfondo narrativo della pièce, facendo in tal modo affiorare le differenze tra le classi sociali, le difficoltà di rapporto tra uomo e donna, e la considerazione con se stessi. Sentimenti, questi, che durante il corso della vicenda vengono percepiti con immediatezza, nonostante il racconto si avvalga di pause e di silenzi netti che non rendono scorrevole lo spettacolo, rischiando di stancare lo spettatore. Solo nel secondo atto (nella prima parte) prende vita un dinamismo carico di fervore a cui il protagonista dà voce con rabbia e violenza, per scemare poi di intensità.

Buone le doti recitative dei tre attori, soprattutto di Vincenzo Grassi, il quale sfoggia una buona gamma espressiva che dona ritmo ai dialoghi, mentre Valentina Mangoni e Livia De Luca hanno ancora da affinare le loro doti vocali. Forgiati di tutto punto dai costumi (a cura di Devila) di raso, velluto, e cotone bianco, inerenti al periodo contestualizzato, gli attori ci fanno davvero percepire quanto sia difficile avvicinarsi tra persone appartenenti a ceti diversi, ma soprattutto ci fanno vivere il loro travaglio interiore, dimenandosi nello spazio con fluidità.

Una storia che, nel popolo puritano e conformista di fine Ottocento, fece scandalo. Basata infatti sulle discrepanze della società scandinava del XIX secolo, vede l’aristocrazia indebolita, mentre la classe medio-bassa auspica alla posizione borghese. Julie, figlia di un conte, trascorre la festa di San Giovanni con la servitù, quando il padre è assente; cerca di sedurre il cameriere Jean, che durante il loro dialogo si saprà innamorato di lei. Visti, però, dai servitori, si rintanano in casa per salvare la reputazione della ragazza. La notte d’amore passata insieme farà comprendere loro molte cose: sorpresi dalla cuoca Kristin, il mattino seguente i due non riusciranno più a fuggire. L’inversione dei ruoli, invece, sotto intende quanto chi appartiene alla borghesia non sia migliore della servitù. A bilanciare il tutto interviene Kristin, molto credente, la quale facendo da specchio, ribalta la fine della storia.

Si dipanano molte domande sull’amore, in particolar modo vengono esaltati pensieri e comportamenti indotti dai propri genitori. Un gioco folle, che induce a interrogarsi sulla propria personalità: se quest’ultima dipenda dai nostri pensieri o appunto da quelli di altri. Ci fa riflettere dunque sull’importanza di poter essere indipendenti, per non aggrapparsi così ad altre persone. Un testo che mette in luce quanto le insicurezze siano insite, e quanto valore abbia la propria esistenza, per non “gettarla via”.

L’amore, indubbiamente, non si sa mai se viene corrisposto nel modo giusto, mentre la seduzione è pur sempre un incoraggiamento, che invoglia l’altro a seguirci. Si troverà mai la maniera giusta di conquistare, dunque un “come” conquistare?

Annalisa Civitelli

Foto: Civitas Creativa AC

 

 

Teatro Azione

dal 3 al 19 marzo

Julie

di  A. Strindberg

adattamento e regia Marco Blanchi

Primo Cast Vincenzo Grassi (Jean), Livia De Luca (Julie) e Valentina Mangoni (Kristin)

Secondo Cast Valerio Rosati (Jean), Ilaria Salvatori (Julie) e Valentina Mangoni (Kristin)

luci Augusto Belli

foto Costanza Cosi

scene e costumi Devila

sound designer Daniele Paesano

Primo cast: 3, 4, 5, 18, 19 marzo

Secondo cast: 10, 11, 12, 17 marzo

 

 

 

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