Klytaemnestra at Inferi

Apologia di un mito per voce di donna

Ascoltate le donne! Da Clitennestra a oggi, la condizione della donna non è cambiata. Di fronte all’abbandono, al tradimento e alla violenza, il monito lasciatoci dal mito classico è di trovare il coraggio di scegliere se stesse, almeno una volta, mettendoci con forza al centro della nostra esistenza

Il mito di Clitennestra, controversa donna del mondo classico, torna in scena nello spettacolo “Klytaemnestra at Inferi”, diretto e interpretato da Alida Mancini, con Antonietta Di Lorenzo, su testo di Alma Daddario. Nato da un’idea di Stefano Bandini, autore della colonna sonora, l’evento si è tenuto lo scorso 5 luglio nell’affascinante cornice della Villa di Livia Drusilla a Roma, nell’ambito della XVIII Rassegna Teatrale Teatri di Pietra, diretta da Aurelio Gatti.

La storia personale di Clitennestra (Alida Mancini) ruota attorno al suo dolore di donna tradita, dapprima dal padre e dai fratelli, poi dal marito Agamennone e infine dall’amante Egisto. Lei è stata figlia, moglie, madre, schiava, regina e preda di guerra: una donna forte, temeraria, bella, fiera e piena di odio verso chi l’ha resa vittima di un destino non scelto. La sua implacabile sete di vendetta è l’origine di un sacrificio inevitabile che la condurrà nel suo personale inferno, sublimandone i lati più oscuri.

Antonietta Di Lorenzo veste i panni rispettivamente della Vendetta, di Cassandra, di Agamennone e di Elettra, personaggi che dialogano con Clitennestra lungo l’intera narrazione. Dalla sinergia delle due attrici scaturisce un’interpretazione coinvolgente, appassionata, catalizzatrice dei toni arcaici di un lessico duro, crudo e femminista, quale evidente richiamo alla visione di Euripide, predominante nel testo di Alma Daddario.

Il sottofondo musicale di Stefano Bandini è discreto e misurato, con sonorità bucoliche che ben si adattano a un contesto en plein air. Gli abiti sono semplici, sui toni del bianco e del nero, fatta eccezione per una stola orientaleggiante color fucsia, a richiamare la figura di Cassandra. I ruderi della Villa di Livia e le calde luci del tramonto estivo romano sono una scenografia esclusiva e inimitabile grazie al loro fascino, eterno ed immutato.

Il pregio del lavoro della Daddario, non nuova a opere teatrali relative al mito, risiede nell’uso di un linguaggio visivo, dove parola e immagine sono strettamente interdipendenti. Klytaemnestra at Inferi è un’opera completa e ben strutturata, in cui la vis poetica spazia abilmente dai toni del dramma a quelli della pubblica arringa, da quelli della requisitoria alla struggente supplica finale. Il  coraggio di Clitennestra, priva di ogni inibizione, è quello di tutte quelle donne che cercano un riscatto dalla loro disperazione per le ferite, gli abusi, le violenze fisiche e verbali continuamente subite.

Il mito, come ricorda Aurelio Gatti, è la più potente cassa di risonanza dei sentimenti umani immutati nei secoli. Esso, nell’eternità dei suoi archetipi, simboleggia ciò che era, che è e che sarà ponendosi come soluzione ai drammi dell’animo umano, esistenti da sempre e per sempre. “Qualcosa che – per dirla con la Daddario – non è mai accaduto ma che in realtà accade sempre“.

Da Clitennestra a oggi, la condizione della donna non è cambiata. Di fronte all’abbandono, al tradimento e alla violenza, il monito lasciatoci dal mito classico è di trovare il coraggio di scegliere se stesse, almeno una volta, mettendoci con forza al centro della nostra esistenza.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

KLYTAEMNESTRA at INFERI

Teatri di Pietra – Lazio 2017 – Area archeologica di Malborghetto / Villa di Livia

5 luglio

di Stefano Bandini e Alma Daddario

interpretazione e regia Alida Mancini

con Alida ManciniAntonietta Di Lorenzo 

musiche originali Stefano Bandini

 

 

 

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